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Gesù
lasciò poche tracce storiche. Per sapere chi fosse, occore
leggere fra le righe dei Vavgeli e degli scritti che parlano
di lui.
In una lontana provincia di Roma, la turbolenta Giudea,
visse colui che cambiò la Fede e la Storia.
Ma è paradossale che abbia lasciato tanti fedeli nel mondo e
poche tracce storiche. I Vangeli infatti sono in primo luogo
racconti di fede, che lo annunciano come figlio di Dio, e
hanno un valore storiografico limitato. Anche quelli firmati
con nomi di apostoli, come Matteo e Giovanni, furono in
realtà compilati da cristiani che non lo conobbero
direttamente. (Da verificare.) Lui non lasciò scritti. Chi
era dunque Jeshua ben Josef, detto Gesù?
Gesù era un ebreo palestinese che vedeva la sua terra,
promessa da Dio al suo popolo, dominata dai Romani. Lo
storico ebreo del I secolo Giuseppe Flavio cita masse di
fedeli che, al tempo di Gesù, si radunavano attorno a
predicatori invocando l'intervento divino, e che venivano
disperse von la violenza. Nonostante ciò la palestina
interessava poco i cronisti romani. Lo stesso Gesù fu
ignorato fino al 116, quando Tacito ne parlò nel libro XV
degli Annali. Lo storico romano scrisse che Nerone fece
ricadere sui cristiani la colpa dell'incendio di Roma,
perchè "per i loro atti osceni erano odiati dalla
popolazione". E che il popolo li chiamava "crestiani, perchè
prendono nome da Cresto, giustiziato sotto Tiberio". Anche
Svetonio, nel 117, si riferì a Gesù citandi i "crestiani",
che definì un "genere nuovo e malefico" e aggiungendo che
"furono cacciati da Roma per i loro tumulti in favore di
Cresto". Nelle antichità giudaiche, Giuseppe Flavio riferì
invece che Gesù "fu uomo saggio, ,seppure conviene
chiamarlo uomo, infatti egli compiva opere straordinarie
[...] era il Cristo. Pilato lo condannò alla croce.
Non vennero meno coloro che fin dall'inizio lo amarono.
Fu sepolto e apparve il terzo giorno ". Abbiamo
sottolineato le frasi che per molti critici sono state
aggiunte a posteriori dai copisti cristiani. Saltandole, si
ricava l'originale.
I
Vangeli-manifesto.
Le fonti esterne al cristianesimo sono dunque limitate, e
per sapere chi fosse realmente Gesù occorre analizzare i
Vangeli. «La ricerca oggi non fa distinzione fra Vangeli
canonici e apocrifi (cioè "nascosti", rifiutati dalla
Chiesa)» spiega Mauro Pesce, storico del cristianesimo
all'Università di Bologna. «Infatti, se i primi (di Marco,
Matteo, Luca e Giovanni) furono scritti fra il 70 e il 95, i
secondi (degli Ebioniti, dei Nazareni, degli Egiziani o il
Vangelo segreto di Tommaso) sono comunque molto antichi e
possono fornire indicazioni storiche sul pensiero di Gesù».
Ogni Vangelo però era come un manifesto che, enfatizzando
certi aspetti, rispecchiava le idee di una data comunità.
Circolavano, insomma, diverse immagini di Gesù. Luca, per
esempio, era molto attento agli aspetti sociali. Nel Vangelo
dei Nazareni (dall'ebraico nazir, '*separato'') l'accento
era invece posto sui detti di Gesù che richiamavano al
rigore e alle regole di purezza della società ebraica. In
quello degli Ebioniti (da ebionim. "poveri") si mettevano in
luce i detti a favore dei miseri e contro i potenti. In un
altra raccolta apocrifa, la Didachè ("insegnamento")
dei 12 apostoli, appare per la prima volta il detto "se uno
ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, porgigli anche
l'altra e sarai perfetto". Alcuni criteri, come la
concordanza di più Vangeli, permettono di valutare
l'autenticità dei detti attribuiti a Gesù e degli episodi
narrati. Un altro criterio è quello della contraddizione: le
parti che non hanno evidenti fini apologetici sono più
credibili.
Quello che i Vangeli canonici non hanno raccontato
I Vangeli apocrifi furono prodotti fino al Medioevo in
risposta alla scarsità di notizie sull'infanzia di Gesù e su
altri personaggi dei Vangeli canonici. Della madre del
Nazareno parlano i Vangeli di
Maria, scritti dopo che il concilio di Efeso dei 413 aveva
promosso il culto della Vergine. Mentre i Vangeli
dell'infanzia di Gesù raccontano i miracoli che il Messia
avrebbe compiuto da bambino. Negli Atti e nelle Lettere di
Pilato, il prefetto romano era visto come un uomo buono e
comprensivo.
Il bue e l'asinello. «La Chiesa ha accettato tacitamente le
notizie apocrife come
provenienti da una tradizione verbale antica» dice lo
storico Mauro Fracas. Fanno parte della tradizione apocrifa
«i nomi dei genitori della vergine (Gioacchino e Anna,
celebrati il 26 luglio), la nascita di Gesù in una grotta
con il bue e l'asinello, il numero e i nomi dei re magi
(Melchiorre, Gaspare e Baldassarre) e quello del soldato che
perforò con la lancia il costato di Cristo crocifisso
(Longino)». E anche la leggenda di Veronica, la ragazza che
asciugò il volto di Gesù sulla via crucis, consegnandone per
sempre al mondo un'immagine "europea", con i capelli lunghi,
la barba, il viso bello e affusolato.
La
vita di un ribelle.
Che cosa si scopre "scavando" con questi criteri nelle
scritture? Per esempio, che Gesù nacque si a Betlemme, ma
non nell'anno che dà convenzionalmente inizio alla nostra
era: venne alla luce infatti fra í17 e il 4 a. C., perché
fra gli studiosi è ritenuta valida la concordanza fra gli
evangelisti Matteo e Luca, che collocano la nascita di Gesù
alla fine del regno di Erode il Grande, morto nel 4 a. C.
Dell'infanzia e dell'adolescenza di Gesù non sì può dire
nulla di attendibile, ma ì suoi detti in favore dei deboli
fanno sospettare che sia stato istruito dalla setta ebraica
degli Esseri (v. riquadro qui sotto).
Alcuni principi
e riti del cristianesimo esistevano anche prima.
"Non vendicarti e non serbare rancore verso i figli del tuo
popolo". A scriverlo, più di duemila anni fa, fu un anonimo membro
della setta degli Esseni, monaci ascetici che vivevano in comunità
nei deserti del Mar Morto. Dunque la legge del perdono, estranea
all'ebraismo ortodosso, non fu una novità assoluta del
cristianesimo. Né lo furono alcuni riti sacri e principi
teologici, o certe regole di comportamento.
Gli Esseni praticavano il battesimo, usavano riunirsi in cene
sacre a base di pane e vino, e credevano nell'immortalità
dell'anima, idea avversata dai Sadducei, una delle sette dominanti
tra gli Ebrei dell'epoca. Ancora: come i primi cristiani,
mettevano in comune i beni e detestavano i mercanti. Spesso, nel
racconto evangelico, Gesù sembra agire come un esseno: per esempio
quando oppone a Pilato un ferreo silenzio. "Se interrogato su
qualsiasi legge o giudizio, non risponderai" recitava una norma
essena.
Citati da Plinio il Vecchio, Giuseppe Flavio e Filone di
Alessandria, gli Esseni sono stati a lungo dimenticati. A
riportarli in primo piano è stata la scoperta (nel 1947) di una
"biblioteca" di manoscritti attribuiti a loro in una grotta di
Qumran, sulla riva ovest del Mar Morto. Esaminandoli, qualche
storico ha ipotizzato che anche Gesù avesse aderito per un certo
tempo alla setta. La teoria non è supportata da prove, ma è ormai
scontato che fosse esseno san Giovanni Battista, che non a caso i
Vangeli descrivono come precursore di Cristo.
Il battesimo di Gesù nelle
acque del fiume Giordano.
A celebrare il rito fu Giovanni Battista, membro della setta degli
Esseni. |
A
30 anni fu battezzato da Giovanni Battista, anch'egli
realmente esistito. E trascorse quasi tutta la vita a
Nazareth. Di media cultura (parlava l'aramaico,l'ebraìco e
forse il greco) predicava quasi sempre nelle campagne,
mostrando di conoscere i fenomeni naturali e le pratiche
agricole. Dalle frequenti guarigioni di indemoniati, narrate
nei Vangeli, emerge che era un esorcista. Dal numero di
Pasque citate, che la sua predicazione durò da 18 mesi a 3
anni. Operò quasi esclusivamente in Galilea, facendo fatica
all'inizio a trovare un seguito, come testimonia il detto
evangelico "nessuno è profeta in casa propria". Poi si
trasferì in Giudea, che era sotto il controllo diretto del
prefetto di Roma Ponzio Pilato, figura attestata anche da
un'iscrizione trovata a Cesarea di Palestina, nel 1961,
dall'archeologo Antonio Frova. Ma nel giudicare Gesù, Ponzio
Pilato non fu assalito dal dubbio. Era, anzi, un funzionario
fin troppo zelante nelle condanne a morte.
Nel libro Gesù e la verità storica (Mondadori) lo storico
del cristianesimo Ed Sanders ha ricostruito ciò che gli
studiosi sanno da tempo: Gesù fu arrestato per problemi di
ordine pubblico durante le feste pasquali, quando
Gerusalemme, meta di pellegrinaggio per folle di fedeli, era
particolarmente sorvegliata. Cacciando i mercanti dal Tempio, Gesù
aveva infatti provocato disordini in quello che era anche un
centro di potere. Se la sua colpa fosse stata soltanto
religiosa, gli occupanti romani - cui solo spettava il
potere di emettere sentenze di morte - non lo avrebbero
giustiziato.
La condanna fu invece quella che i Romani riservavano ai
rivoltosi: la croce.
(La crocifissione non era comminata ai cittadini romani e
fu abolita da Costantino nel 314).
Fratelli e sorelle.
Dai Vangeli emerge anche che Gesù aveva fratelli e sorelle.
E, fatto insolito per un ebreo dell'epoca, accoglieva donne
fra i discepoli, predicava anche ai non ebrei, e persino
agli odiati publicani, gli agenti delle tasse. Dai Vangeli
apocrifi. e nella cosiddetta "fonte Q" (una raccolta di
detti orali iniziata negli anni 30 d. C.), emerge la figura
di un predicatore a volte aspro. che invita ad abbandonare
la famiglia per seguirlo. e che minaccia i ricchi. Nei
Vangeli si racconta che quando fu avvertito che la sua
famiglia lo stava cercando. Gesù disse: "Chi sono mia madre
e i miei fratelli?" e, indicando i suoi discepoli, "questi
sono mia madre, i miei fratelli e le mie sorelle''. Nella
lettera di Giacomo, uno dei più antichi scritti cristiani.
si legge (5:1-3): "E ora a voi ricchi: piangete e gridate
per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono
imputridite [...]; il vostro oro e il vostro argento sono
consumati dalla ruggine, che si leverà a testimonianza
contro di voi e vi divorerà le carni come un fuoco'".
Risorto sulla croce?
Il più antico annuncio scritto di fede cristiana riguarda la
resurrezione e si trova nelle lettere di Paolo. stilate a
partire dal 50. Nella prima lettera ai Corinzi (15:3-5) si
legge: "Vi ho trasmesso ciò che anch'io ho ricevuto: Cristo
morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto
ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture". Ma di
questo evento
cruciale per la religione cristiana i Vangeli parlano solo
in modo indiretto, «Ci sono testimonianze di discepoli.
soprattutto donne. che trovarono la tomba vuota e a cui
riapparve in varie forme Gesù. ma nessuno dei Vangeli
descrive la resurrezione» spiega Remo Cacitti, docente di
Storia del cristianesimo antico all'Università di Milano.
Esiste però una tradizione orale. ancora più antica della
lettera di Paolo "che non parla di tre fasi distinte: morte,
3 giorni nel sepolcro e resurrezione. Tutto avvenne sulla
croce» continua Cacitti. Anche i Vangeli sembrano
confermarlo. In Luca (23:42-43) un ladrone dice: "Gesù,
ricordati di me quando sarai nel tuo Regno ". E Gesù
risponde: "Ti assicuro che oggi stesso sarai con me in
Paradiso". In Matteo (27: 45.51-53) si legge: "Quando fu
mezzogiorno si fece buio in tutta la regione [...]. Allora
il grande velo appeso sul Tempio si squarciò in due, da cima
a fondo. La terra tremò, le rocce si spaccarono, le tombe si
aprirono e molti credenti tornarono in vita. Usciti dalle
tombe dopo la resurrezione di Gesù, entrarono a Gerusalemme
e apparvero a molti".
Questi passi mostrano che i primi cristiani credevano che
Gesù fosse risorto sulla croce. E che l'evento coincidesse
con la resurrezione dei morti e l'inizio di una nuova era. «
I verbi greci usati dagli evangelisti per indicare la morte
di Gesù hanno infatti come radice greca pnéuma (soffio) e si
traducono con "spirò", "rese lo spirito"» dice Cacitti. «La
stessa radice è usata anche nella Bibbia, quando Dio dà vita
con un soffio al primo uomo. Gli evangelisti utilizzarono
questa forma, prendendola dal passato. per indicare che Gesù
morente diede inizio con il "soffio" a una nuova creazione».
Esiste quindi una tradizione secondo cui Gesù scese dalla
croce per abbattere le porte dell'Ade e liberare tutti i
morti «espressa per esempio nel Vangelo apocrifo di Nicodemo
e in una formula di fede del II secolo trovata ad
Alessandria» dice Cacitti. «Di questa tradizione resta
traccia in alcuni passi del Nuovo Testamento. come nella
prima lettera di Pietro».
La
nuova era.
Inoltre «scrivendo "noi che viviamo saremo ancora in vita
per la venuta del Signore ". Paolo confermava che
l'ascensione di tutti era vicina» conclude l'esperto. I
discepoli di Gesù avevano probabilmente pensato che la fine
di un mondo di sofferenza e il nuovo inizio dovessero
verificarsi nell'arco della loro vita di predicatori. Oggi,
mezza umanità crede ancora al nuovo inizio, ma lo colloca in
un futuro lontano e imprecisato.
Per i Romani, la colpa di Gesù era l'essersi proclamato
re dei Giudei. E lo scrissero sulla croce: "Inri"
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La sacra famiglia
Correva l'anno 95 d.
C. e nell'impero romano infuriava la persecuzione contro i
cristiani, ordinata da Domiziano. A Roma, due contadini ebrei,
Zoser e Giacomo, sono interrogati dall'imperatore, che vuole
sapere che lavoro facciano, che beni abbiano, ma soprattutto se
stiano preparando l'avvento di quel regno di Cristo che Roma
paventa.l due mostrano allora "le membra rudi e le callosità delle
ruvide mani", per dimostrare che hanno da badare a cose ben più
urgenti che alle utopie sovversive di cui si parla. La linea di
difesa è vincente, e Domiziano li assolve.
L'imperatore si era scomodato a interrogare di persona due
contadini
perché erano parenti stretti del fondatore della setta che si
voleva sradicare. Precisa padre Michele Piccirillo, docente allo
Studium biblicum franciscanum di Gerusalemme: «Secondo Egesippo,
lo scrittore cristiano che diffuse un sunto del processo, gli
accusati erano nipoti di Giuda, definito "fratello di Gesù secondo
la carne"». Dei fratelli di Gesù parlano anche fonti più antiche:
Origene (un padre della Chiesa vissuto tra il II e il III secolo)
e prima ancora gli Atti degli apostoli (1: 14) e i Vangeli di
Matteo (12: 46-50 e 13: 53-56) e Marco (6: 2-3). L'esame di queste
fonti porta a dire che Gesù ebbe almeno 2 sorelle e 4 fratelli:
Giacomo, che guidò la prima comunità
cristiana di Gerusalemme, Giuseppe, Simone e Giuda, il nonno dei
due contadini processati.
Fratelli o
parenti?
I protestanti
accettano il dato, e idem gli ortodossi, che precisano però che i
fratelli dovevano essere nati da un precedente matrimonio di
Giuseppe. La Chiesa cattolica invece è restia a sottoscrivere
l'idea di una sacra famiglia allargata, sostenendo che il termine
fratelli indicava genericamente i parenti. Non era dello stesso
parere la Chiesa dei primi secoli, che conosceva bene i fratelli
di Gesù e ne dichiarò santi due (Giacomo e Giuda, autori di un
paio di lettere inserite tuttora nel corpus della Bibbia).
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