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"Vuoi che digíuniamo?",gli
chiesero. Ma Gesù: "Non dite sciocchezze e non fate ciò che
non sentite di fare" (Vangelo di Tommaso)
Fino alla scoperta di Nag Hammadi (1945) le idee "eretiche"
degli gnostici erano note solo grazie a scritti dei loro
avversari.
Nel 1945, nell'Alto Egitto, avenne una scoperta
straordinaria. In una grotta non lontana dalla città di Nag
Hammadi un contadino trovò una giara. Sollevò la zappa,
ruppe il contenitore e apparvero 13 codici di papiro
rilegati in cuoio. I testi, in lingua copta (quella dei
primi cristiani d'Egitto), furono venduti al mercato nero
del Cairo. Dopo indagini movimentate, le autorità riuscirono
a confiscarli. E gli esperti impallidirono: erano vangeli,
in massima parte sconosciuti, scritti circa 1700 anni fa e
copiati da originali in greco, ancora più antichi.
Nascosti. Perchè erano finiti in quella giara?
Dopo decenni di studi, i ricercatori hanno concluso che vi
furono nascosti al termine di un'aspra lotta teologica fra
le prime comunità cristiane.
Un confronto che vide vincitori i cristiani dell'ortodosia
(futuri fondatori della Chiesa di Roma) e sconfitti i
cristiani seguaci dello gnosticismo (dal greco gnosis,
"conoscenza").
«Questi ultimi ricercavano la via interiore per arrivare
a Dio e rifiutavano la nascente gerarchia ecclesiastica»
spiega Elaine Pagels della Princeton University (Usa), tra
le massime autorità sulle origini del cristianesimo. «E i
vangeli ritrovati nella giara erano proprio gnostici, cioè
apocrifi (in greco "nascosti",) del tipo più temuto dai
padri della Chiesa. Per esempio da Ireneo, vescovo di Lione,
che intorno al 180 scrisse Denuncia e confutazione della
pseudognosi». Il vescovo condannava come "colmo di bestemmia"
il Vangelo di Verità. Si scagliava contro il Vangelo segreto
di Giovanni, pure ritrovato a Nag Hammadi, assieme a molti
altri, come il Vangelo segreto di Tommaso, il Vangelo di
Filippo, l'Apocalisse di Pietro, il Vangelo del Salvatore.
Coloro che misero in circolazione quei testi non pensavano
però di essere fuori dalla
cristianità: anzi, asserivano di preservare tradizioni di
Gesù rimaste segrete. Molti frequentavano le stesse chiese
degli altri cristiani, anche se erano visti come persone
supponenti. Né si può dire che i loro vangeli non fossero
antichi. II Vangelo di Tommaso, per esempio, si fonda su una
raccolta di detti attribuiti a Gesù diffusi oralmente già
qualche decennio dopo la sua morte. Dov'erano allora le
differenze?
Senza peccato. «I cristiani
dell'ortodossia» spiega Pagels «che nel Il secolo stavano
formando la Chiesa cattolica, romana e apostolica, pensavano
che un universo separasse i comuni mortali da Dio. Per i
cristiani della gnosi, invece, era la conoscenza di sé a
portare a Dio. L'io, indagato e nutrito spiritualmente,
diventava vera divinità». Per gli gnostici, Gesù aveva
parlato di illusione e di illuminazione, non di peccato e di
pentimento, come invece riferivano i difensori
dell'ortodossia. In più, se uno gnostico raggiunge
l'illuminazione, poteva elevarsi allo stesso livello di Gesù.
Nel Vangelo di Tommaso Gesù dice: "Io non sono più il tuo
maestro perché sei ebbro; ti sei inebriato dalla copiosa
sorgente che è emanata da me. Colui che berrà dalla mia
bocca diventerà come me, nello stesso modo che io diventerò
come lui e le cose nascoste gli verranno rivelate" E ancora:
"Tu il tutto, il tutto in te"; "Il regno di Dio è dentro e
fuori di voi. Chi conosce se stesso lo troverà"; "Il regno
verrà quando due saranno uno, il fuori come il dentro, il
maschio con la femmina, né maschio nè femmina".
Proibiti. All'epoca della
conversione dell'imperatore Costantino, nel IV secolo i
vangeli gnostici furono definitivamer banditi e distrutti.
Perché? Non certo per il loro linguaggio criptico:
erano chiari abbastanza per definire i vescovi "canali
senz'acqua" e rivendicare un contatto diretto con Dio. Gli
gnostici meno radicali, come i seguaci di Valentino
(100-160), pensavano che la partecipazione alla Chiesa
dell'ortodossia fosse una fase dell'educazione cristiana. Ma
il fedele doveva andare oltre, continuare la ricerca
interiore. Come disse il suo allievo Eracleone, "Gli uomini
sono prima indotti a credere nel Salvatore da altri [la
Chiesa dell'ortodossia], ma quando divengono maturi, non
credono più solo per una testimonianza umana, scoprono
invece il proprio rapporto diretto con la verità stessa".
Ma in che cosa consisteva il segreto che gli gnostici
facevano risalire a Gesù, e che avrebbero custodito anche
gli apostoli e san Paolo? Eccolo: il Dio biblico era solo un
demiurgo, cioè un creatore con molti difetti e nemmeno tanto
buono, come dimostrerebbe il fatto che non si fosse mai
preoccupato di eliminare il male dal mondo. Il Dio supremo
stava dietro questo demiurgo, oltre la materia e la Storia.
Lui sì, era perfetto. E la gnosi era la conoscenza di questo
Dio superiore.
Illuminazione mistica.
Nel trattato Zostriano, trovato anch'esso a Nag Hammadi, un
maestro gnostico racconta come raggiunse l'illuminazione.
Aveva dovuto per prima cosa allontanare da sé i desideri
fisici. Poi diminuire il "caos nella mente" con lunghe
pratiche di meditazione. Entrò in estasi e vide il "perfetto"
bambino Gesù. Nel Discorso sull'Otto e sul Nove, un allievo
gnostico racconta il viaggio spirituale con il suo maestro.
Dopo avere superato sette livelli d'iniziazione, la
preghiera si mutò in un lungo canto che portava all'estasi.
Prima vi entrò il maestro. E a forza di descrivere le
immagini e i suoni percepiti indusse alle stesse visioni
l'allievo. Vedevano "profondità immense e indicibili" e
arrivarono al "principio che sta dietro ai poteri, quello
che non ha principio ". Anche nell'Allogeno, un altro testo
gnostico, si parla di un canto sommesso, un zzz-zzz-zzz
prolungato che conduce all'estasi.
Tutto è Illusione. Non
erano solo queste pratiche da guru a fare la differenza con
i cristiani dell'ortodossia. Gli gnostici avanzavano pesanti
dubbi sulla passione di Cristo e sulla sua resurrezione
fisica. Nel Vangelo segreto di Giovanni, Gesù dice:
"Giovanni, per la folla laggiù a Gerusalemme io sono
crocifisso, sono ferito con lance e canne, mi danno da bere
aceto e fiele. Ma quella non è la croce di legno [...], né
quello sulla croce sono io". L'idea gnostica era che il
mondo materiale, corpo umano compreso, fosse una condizione
corruttibile, ingiusta e illusoria e che la verità fosse
solo spirituale. Gli eventi reali erano secondari rispetto
al loro significato. Nel Trattato sulla Resurrezione si
dice: "Non credete che la resurrezione sia illusione. Essa è
verità, conviene dire piuttosto che il mondo è illusione".
Ma per gli gnostici l'elemento centrale della cristianità,
la resurrezione di Cristo.
andava letto diversamente. Nel Vangelo di Filippo si
biasimano i cristiani che prendono la resurrezione alla
lettera: "Coloro che dicono che prima si muore e poi si
risorge si sbagliano. Invece, si deve ricevere la
resurrezione mentre si è vivi". La resurrezione - per gli
gnostici - era il momento più alto dell'illuminazione, dopo
la condizione di morte spirituale dell'esistenza umana. «Non
avevano difficoltà a dire, come Platone, che l'anima fosse
immortale» spiega Elaíne Pagels. «Ma altra cosa era la
resur-
rezione del corpo, che consideravano una ingenuità, o al
massimo una metafora per persone semplici».
Legittimi eredi? Quali
conseguenze poteva avere, fra le prime comunità cristiane,
il prevalere di una credenza piuttosto che di un'altra?
«Credere nella resurrezione della carne fu la vera novità
del messaggio cristiano: la vittoria sulla morte» spiega
ancora la studiosa. «Ne furono testimoni gli apostoli dopo
che Gesù risorse. Dato che i vescovi e i sacerdoti della
Chiesa si ritenevano i soli eredi legittimi degli apostoli e
i loro rappresentanti in terra, erano anche i testimoni, per
procura, della resurrezione». E proprio da ciò derivavano la
loro autorità e il ruolo di mediatori fra i fedeli e Dio.
Ritenere invece che la resurrezione fosse stata per Gesù'
"solo" una trasformazione, una rinascita interiore,
significava escludere vescovi e sacerdoti come tramite con
il divino. Qualsiasi uomo, purché illuminato, avrebbe potuto
fare l'esperienza della resurrezione interiore.
Organizzati si vince.
Alla fine, gli gnostici persero la sfida e prevalse la
dottrina dell'ortodossia. « Il motivo principale di ciò
furono le persecuzioni dei Romani» spiega la Pagels «Solo
chi si era dato una gerarchia poteva resistere alla
repressione. Gli gnostici si dispersero per la poca capacità
organizzativa e lo scarso senso di comunità, oltre che per
il disinteresse per le vicende materiali. I cristiani
dell'ortodossia erano al contrario ben organizzati e in
grado di resistere». Inoltre, credere che Gesù si fosse
sacrificato e fosse poi risorto giustificava il martirio,
che in molti casi sarebbe invece stato evitabile. «I Romani
erano tolleranti con i culti stranieri» spiega Enrico
Norelli, storico del cristianesimo all'Università di
Ginevra. «II problema nasceva se non si riconoscevano le
divinità dell'imperatore, protettrici di Roma. I cristiani
venivano condannati a morte come cospiratori se si
rifiutavano di sacrificare o fare offerte alle divinità».
Arma segreta.
«L'esaltazione del martirio fu la carta vincente» dice
ancora Noreffi. «Mentre gli gnostici meditavano, i cristiani
dell'ortodossia aiutavano orfani e vedove dei martiri. Il
loro impegno sociale e la fermezza nel martirio portarono a
continue conversioni, finché l'imperatore Costantino ritenne
che il fiume in piena fosse inarrestabile e che gli
conveniva fare del cristianesimo una religione di Stato».
Giuda Iscariota non fu un traditore, ma solo l'esecutore
della volontà divina. Questa la versione dei fatti
secondo il Vangelo di Giuda, un apocrifo del I secolo
creduto perduto, ma di cui negli Anni '70 sono riapparsi
sul mercato antiquario alcuni frammenti, in corso di
pubblicazione.
II Vangelo di Giuda fu probabilmente scritto da membri
della misteriosa setta gnostica dei Cainiti (che
dicevano di discendere da Caino) e fu giudicato eretico
dal vescovo Ireneo di Lione già nel Il secolo. In esso
infatti si contraddice l'immagine che di Giuda danno i 4
vangeli canonici: non un avido agente del Male, bensì
l'unico iniziato alla Verità tra i 12 apostoli. E colui
al quale, dunque, spettò l'ingrato compito di consegnare
il suo maestro ai Romani, così che Gesù potesse morire
sulla croce e salvare il mondo. Giuda, cioè, sarebbe
stato predestinato al suo ruolo e non agì per scelta, ma
come strumento di Dio. |
VISTI DAI ROMANI
Celebravano strani riti (il battesimo e la comunione), si
chiamavano fratelli, mettevano i loro beni in comune, si
riunivano in segreto, non sacrificavano agli dèi e
all'imperatore: anche per questo molti Romani non vedevano
di buon occhio i cristiani. E finirono per criminalizzarli.
Calunniati. Verso il
165, l'oratore Marco Cornelio Frontone li accusò di fronte
al Senato di sacrificare e mangiare bambini nei loro riti, e
di darsi a incesti e orge. La gente finì per crederci e così
i cristiani divennero il capro eaplatorlo delle tensioni
sociali, come accadde a Lione già all'inizio del II secolo.
Ancora prima a Roma nel 64, Nerone li incolpò dell'incendio
della città. Molti luoghi comuni sulle persecuzioni, però,
non sono veri. Per esempio, quelli sui martiri del Colosseo.
Mito fasullo. «Non
esiste alcun documento, fra le migliaia disponibili, che
attesti che al Colosseo venissero fatti sbranare i cristiani
dalle belve» dice lo storico del cristianesimo Enrico
Novelli. Quando, dopo secoli di abbandono, i papi lo
restaurarono, per nobilitarne la storia (il fatto che vi
fossero morti i gladiatori non bastava) si diffuse il mito
che li fossero stati martirizzati i cristiani.
«Le persecuzioni restano comunque un fatto storico» continua
Norelli «anche se le più importanti furono concentrate in un
breve arco di tempo. Come quelle di Decio nel 249 e di
Valeriano nel 257. La più dura, all'epoca di Diocleziano,
iniziò nel 303 e finì nel 311, e fu particolarmente violenta
nella parte orientale dell'impero, con migliaia di condanne
a morte, distruzione di chiese e roghi di libri.
Arte oratoria. Contro i
cristiani non si usò solo la repressione: intorno al 180, un
intellettuale romano di nome Celso scrisse il Discorso della
verità per confutare le loro idee. Ricorrendo agli argomenti
della filosofia di Platone e di Epicuro, cercò di
convincerli a restare almeno fedeli all'imperatore. Celso
conosceva bene la Bibbia e i Vangeli, apocrifi compresi, ma
contro il pensiero cristiano utilizzò tutte le
argomentazioni culturali del mondo classico, convinto di
condurre una battaglia in difesa della civiltà.
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