UN SORRISO

P. FABER

Un sorriso non costa nulla e produce molto.

Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.

Non dura che un istante,

ma nel ricordo può essere eterno.

 

Nessuno è così ricco da poterne fare a meno

e nessuno è così povero da non meritarlo.

Creatore di felicità in casa,

negli affari è un sostegno:

è il segno sensibile di un’amicizia profonda.

 

Un sorriso dà riposo alla stanchezza,

nello scoraggiamento rinnova il coraggio,

nella tristezza è consolazione:

è l’antidoto naturale di tutte le nostre pene.

Ma è un bene che non si può comprare,

né prestare né rubare:

perché solo ha valore dall’istante in cui si dona.

 

E se poi incontrerete talora chi l’aspettato sorriso

a voi non dà, siate generosi e date il vostro;

perché nessuno ha tanto bisogno di un sorriso,

come colui che ad altri non sa darlo.

 

 


 





 

Ti lascio …..

Kriton Athanasulis

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.

Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me.

Le stelle brilleranno uguali ed uguali ti indurranno

le notti a dolce sonno.

Il mare t’empirà di sogni. Ti lascio

il mio sorriso amareggiato: fanne scialo

ma non tradirmi. Il mondo è povero

oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo

ed è rimasto povero. Diventa ricco

tu guadagnando l’amore del mondo.

Ti lascio la mia lotta incompiuta

e l’arma con la canna arroventata.

Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.

Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena

vinta nelle battaglie del tempo.

E ricorda. Quest’ordine ti lascio.

Ricordare vuol dire non morire.

Non dire mai che sono stato indegno, che

disperazione mi ha portato avanti e son rimasto

indietro, al di qua della trincea.

Ho gridato, gridato mille e mille volte no,

ma soffiava un gran vento e piogge e grandine

hanno sepolto la mia voce. Ti lascio

la mia storia vergata con la mano

d’una qualche speranza. A te finirla.

Ti lascio i simulacri degli eroi

con le mani mozzate,

ragazzi che non fecero a tempo

ad assumere austere forme d’uomo,

madri vestite di bruno, fanciulle violentate.

Ti lascio la memoria di Belsen e Auschwitz.

Fa presto a farti grande. Nutri bene

il tuo gracile cuore con la carne

della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.

Impara che milioni di fratelli innocenti

svanirono d’un tratto nelle nevi gelate

in una tomba comune e spregiata.

Si chiamano nemici; già. I nemici dell’odio.

Ti lascio l’indirizzo della tomba

perché tu vada a leggere l’epigrafe.

Ti lascio accampamenti

d’una città con tanti prigionieri,

dicono sempre si, ma dentro loro mugghia

l’imprigionato no dell’uomo libero.

Anch’io sono di quelli che dicono di fuori

Il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.

Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio

dolce al nostro crepuscolo amaro,

il pane è fatto di pietra, l’acqua di fango,

la verità un uccello che non canta.

E’ questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio

d’essere fiero. Sforzati di vivere.

Salta il fosso da solo e fatti libero.

Attendo nuove. E’ questo che ti lascio.







 

 
 

"Verrà la morte ed avra' i tuoi occhi" 

Cesare Pavese

“Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una parola vana,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla”.







 

 

 
 

Vola, canzone, presto …

Paul Verlaine

Vola, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce
un raggio, dissipando,
santo lume, le tenebre
dell'amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida - la senti?
- l'allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti
vani colei che infine torna.

 








 

 
 

LE MIE MANI

Charles Singer

 
Le mie mani,
coperte di cenere,
segnate dal mio peccato
e da fallimenti,
davanti a Te, o Signore,
io le apro,
perché diventino capaci
di costruire
e perché tu ne cancelli
la sporcizia.
 
Le mie mani,
avvinghiate ai miei possessi
e alle mie idee
già assodate,
davanti a Te, o Signore,
io le apro,
perché lascino andare i miei tesori…
 
Le mie mani,
pronte a lacerare e ferire,
davanti a Te, o Signore,
io le apro,
perché ridiventino capaci di accarezzare.
 
Le mie mani,
chiuse some pugni di odio e di violenza,
davanti a Te, o Signore,
io le apro,
deponi in loro la Tua tenerezza.
 
Le mie mani,
si separano dal loro peccato,
davanti a te, o Signore,
io le apro:
attendo il Tuo perdono.

 







 


 

 

MI PIACI SILENZIOSA
Pablo NERUDA

Mi piaci silenziosa, perché sei come assente
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.

Tutte le cose sono colme della mia anima
e tu da loro emergi, colma d'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.

Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.

Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.







 

 

 
 

 

“ E’ primavera”
 

Giuseppe Pignataro

Sotto l’azzurra volta e raggi d’oro,

nel tuo splendore vestita è la natura;

di tremule rondini nel cielo

a larghi voli

un trillio si sente e il cuor ne gode.

Nell’aria la luce è più gioconda

e vi percorre una parola sola:

è Primavera!

 

Dei mesti giorni dell’inverno crudo

passata è la noia e la malinconia;

pei solatii sentieri una gran voglia

viene di respirar profumi d’erba nova,

il ricamo di note dell’usignolo sentire,

i serti di fiori mirare

e serenità immensa gioire.

 

O Primavera che mi fai poeta,

di gran contento gli occhi miei riempi!

A te, miracolo di vita, che a mani piene

il bel rinnovo spandi

con tutto il cuore, bentornata, dico.

 

O se Primavera dell’età sincera

Potesse come te fare ritorno.
 

 (1990)