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JOSEPH CONRAD |
Cuore
di Tenebra
Al racconto di Conrad è liberamente ispirato
il film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola,
ambientato però in Vietnam al tempo della
guerra.
I
parallelismi con il romanzo introdotti nel film
sono numerosi. La storia vede, in entrambi i
casi, la risalita di un fiume alla ricerca di un
personaggio di nome Kurtz, che in Apocalipse Now
è però un ex-colonnello. È anche presente
l'attacco con le frecce alla barca, prima di
giungere alla destinazione della spedizione.
Kurtz mantiene inoltre le altre caratteristiche
del Kurtz di Conrad, tra cui l'assoggettamento
degli indigeni alla propria persona.
Anche il Kurtz di Coppola, nel suo monologo
finale, mostra peraltro di aver commesso
l'errore fondamentale del Kurtz di Conrad: il
colonnello impazzito non si interroga ormai più
sui fini del suo agire (e quindi coerentemente
non ammette di poter essere giudicato), ma si
limita ad usare la sua onnipotenza per
perseguire con qualunque mezzo i fini che ha
deciso di perseguire. Anche qui emerge dunque -
come in Conrad - la critica al nocciolo della
cultura occidentale, che - a prescindere dal
fine che dice volta in volta di voler perseguire
- in realtà si fonda sulla pura volontà di
potenza che trascina l'occidente a voler
dominare tutto senza neppure sapere perché. La
differenza principale tra i due protagonisti è
che il Kurtz di Conrad accetta di fuggire e
muore di morte naturale rendendosi conto forse
davvero solo all'ultimo momento dell'orrore
della sua vita. Il colonnello di Coppola si era
invece già reso conto dell'orrore che si cela
nella volontà di potenza (l'illuminazione di cui
parla nel suo monologo dopo la vicenda
dell'amputazione da parte dei Vietcong delle
braccia dei bambini vaccinati dagi americani) e
dunque - avendo aderito consapevolmente a
quell'orrore - si lascia uccidere. Ma che senso
ha il lasciarsi uccidere se non si accetta di
essere giudicati? Forse il colonnello ha
compreso che la morte è l'unica conseguenza
inevitabile e certa, l'unico destino possibile e
pertanto inevitabile, del nulla rappresentato
dalla volontà di potenza, qualunque sia l'ideale
con cui si pretende di riempirla. Di qui
"l'orrore". Ma c'è di più: forse Coppola,
rispetto a Conrad, suggerisce anche che la
cultura della volontà di potenza, oltre che
"necessariamente eterodistruttiva", è in fin dei
conti anche "intrinsecamente autodistruttiva".
In questa lettura, il finale del film in cui
l'assassino di Kurtz diventa il nuovo Kurtz, si
presta bene ad un'altra metafora filosofica: la
volontà di potenza dell'occidente, per
continuare a sopravvivere ai mutati contesti
storici, deve lasciare indietro un fine vecchio,
giudicandolo sbagliato ed eliminandolo essa
stessa, ma solo per potervi sostituire un fine
nuovo ritenuto "più giusto": mentre in realtà si
tratta di un gioco delle apparenze che serve
solo a perpetuare la volontà di potenza, unico
vero tratto distintivo della cultura occidentale
moderna a prescindere dalle diverse "maschere
ideologiche" di cui si veste.

Coppola: Apocalypse Now
Con Apocalypse Now (1979), Palma d'Oro al
Festival del cinema di Cannes, Francis Ford
Coppola ha scritto una delle migliori pagine
della storia del cinema di guerra. Fondamentale
per la riuscita del capolavoro del regista
statunitense fu l'apporto di Vittorio Storaro,
che per Apocalypse Now si aggiudicò l'Oscar per
la fotografia. Liberamente ispirato a Cuore di
tenebra di Joseph Conrad, il film, ambientato
durante la guerra del Vietnam, è un'opera
straordinaria per bellezza delle immagini e
densità dei contenuti. Nella foto, in primo
piano è Martin Sheen, il capitano delle forze
speciali Benjamin Willard che deve trovare e
uccidere il colonnello Walter Kurtz (Marlon
Brando). Alle sue spalle, a sinistra, Dennis
Hopper nel ruolo del fotoreporter.
Francis
Ford Coppola
Considerato tra i registi più irrequieti del
sistema cinematografico statunitense,
all’offerta di dirigere il film Il padrino,
tratto dal romanzo di Mario Puzo, Francis Ford
Coppola, che si ispirava ai registi della
nouvelle vague francese e aspirava a diventare
un “autore”, si sfogò con il padre,
confessandogli che non aveva alcuna intenzione
di dirigere “quella spazzatura”. Del Padrino
Coppola diresse in seguito tre parti, con cui
vinse 4 Oscar. Nella foto, il regista siede
dietro la macchina da presa sul set del film Il
padrino parte III (1990).
Francis Ford Coppola (Detroit 1939)
Regista, sceneggiatore e produttore
cinematografico statunitense. Dopo la laurea in
teatro alla Hofstra University, durante gli
studi di cinema a Los Angeles iniziò a lavorare
con Roger Corman, regista e produttore di film a
basso costo per il quale scrisse sceneggiature e
nel 1963 diresse il suo primo lungometraggio,
Terrore alla tredicesima ora, realizzato in
Irlanda. Alla fine degli anni Sessanta raggiunse
una certa fama scrivendo e dirigendo Buttati
Bernardo! (1967) e Non torno a casa stasera
(1969). Nel 1970 vinse un Oscar per la
sceneggiatura di Patton, generale d’acciaio
(1970), diretto da Franklin J. Schaffner.
Da allora Coppola, lavorando per la propria casa
di produzione (Zoetrope Studios) e in
collaborazione con majors come la Universal o la
Paramount, si creò la fama di regista tra i più
controversi del cinema americano. Nonostante
occasionali fiaschi di critica o di pubblico,
molti suoi film hanno vinto i più prestigiosi
premi internazionali e sono entrati a pieno
titolo nella storia del cinema. Straordinario
successo ebbe Il padrino (1972), con Marlon
Brando e Al Pacino, saga del clan mafioso dei
Corleone completata dai due seguiti Il padrino.
Parte seconda (1974) e Il padrino. Parte terza
(1990). La conversazione (1974), con Gene
Hackman protagonista nel ruolo di un esperto di
intercettazioni telefoniche, vinse la Palma
d’Oro al Festival del cinema di Cannes.
Lo stesso riconoscimento andò all’opera
seguente, Apocalypse Now (1979, con Marlon
Brando, Martin Sheen e Robert Duvall), film ad
alto budget sulla guerra del Vietnam di
eccezionale impatto visivo ed emotivo, che
consacrò definitivamente Coppola fra i maestri
del cinema di tutti i tempi. Della pellicola,
per la cui realizzazione il regista statunitense
si ispirò a Cuore di tenebra di Joseph Conrad,
fu proposta nel 2001 una nuova versione,
Apocalypse Now Redux, che contiene quattro
lunghe sequenze inedite della durata di circa
cinquanta minuti.
Dopo aver contribuito a lanciare numerosi
giovani attori destinati al successo con I
ragazzi della 56a strada e Rusty il selvaggio,
entrambi usciti nel 1983 (nelle pellicole
recitavano Matt Dillon, Tom Cruise, Mickey
Rourke, Nicolas Cage, Patrick Swayze, Chris
Penn), girò Cotton Club (1984), Peggy Sue si è
sposata (1986) e Giardini di pietra (1987), film
in cui tornò con esiti meno felici sul tema del
conflitto vietnamita. Seguirono Tucker (1988),
il già citato Padrino. Parte terza, Dracula di
Bram Stoker (1992), Jack (1996) e L’uomo della
pioggia (1997).
Nel 2007 Coppola è tornato dietro la macchina da
presa per girare Un’altra giovinezza,
trasposizione cinematografica dell’omonimo
romanzo di Mircea Eliade, con Tim Roth nella
parte del protagonista, in cui il regista
statunitense si confronta con i concetti
filosofici di tempo e coscienza e con
l’irruzione del fantastico nel mondo reale.

Il Padrino
Una scena di Il Padrino (1972) di Francis Ford
Coppola. La trilogia del Padrino, che include
anche Il Padrino - Parte II (1974) e Il Padrino
- Parte III (1990), venne premiata con numerosi
Oscar. La saga della famiglia Corleone ottenne
uno strepitoso successo di critica e di pubblico
anche grazie all'eccezionale cast di attori: da
Al Pacino a Robert De Niro, da Diane Keaton a
Lee Strasberg. Nella foto, Marlon Brando nei
panni del boss mafioso Don Vito Corleone,
interpretazione che gli valse l'Oscar come
migliore attore protagonista. Sullo sfondo,
Robert Duvall nel ruolo del legale della
famiglia.
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Cuore di tenebra - Analisi del romanzo |
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Francis Ford Coppola - Apocalypse Now |
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