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NOVALIS |
La complessità del fenomeno romantico e le sue
caratteristiche essenziali
Definire il romanticismo è impresa assai
difficile, e c'è chi dice sia addirittura
impossibile.
Qualcuno ha calcolato che sono state date oltre
150 definizioni di questo fenomeno, e Mittner
ricorda che lo stesso Friedrich Schlegel, che è
il fondatore del Circolo dei romantici, scriveva
al fratello di non potergli mandare la propria
definizione della parola «romantico», perché era
«lunga 125 fogli»!
Lasciando i paradossi, è possibile orientarsi
abbastanza agevolmente nella intricatissima
questione, distinguendo una serie di prospettive
e di categorie atte a determinare i tratti
essenziali del fenomeno del romanticismo.
1 Sarà bene, in primo luogo, spiegare la
genesi etimologica del termine, dal punto di
vista filologico-lessicale.
2 Si dovranno poi determinare i limiti
cronologici e geografici del fenomeno.
3 Bisognerà quindi cercare di
determinarne la categoria psicologica o morale,
come è stata chiamata, vale a dire il peculiare
modo di sentire e le caratteristiche
psicologiche che sono proprie dell'uomo
romantico.
4 Sarà poi necessario determinare quel
contenuto o quei contenuti concettuali che
l'uomo romantico fa propri.
5 Bisognerà determinare, ulteriormente,
la forma d'arte in cui tutto ciò si esprime.
6 Infine, ci dovremo domandare in che
senso si possa parlare e si parli di filosofia
romantica, cosa che, in questa sede, ha
grandissima importanza.
Procediamo alla soluzione di questi problemi,
seguendo l'ordine con cui li abbiamo posti.
La genesi
etimologica del termine romantico
1 La parola «romantico» ha una lunga e
complessa storia che inizia in un periodo
anteriore a quello che stiamo studiando, in cui
divenne tecnica. Albert Cred Baugh (autore di
una nota storia della letteratura inglese) la
riassume nel modo seguente: «L'aggettivo "romantico"
appare la prima volta in Inghilterra verso la
metà del XVII secolo come termine usato per
indicare il favoloso, lo stravagante, il
fantastico e l'irreale [quale si incontra, per
esempio, in certi romanzi cavallereschi]. Fu
riscattato da questa connotazione negativa
durante il secolo successivo, in cui venne usato
per indicare scene e situazioni piacevoli del
tipo di quelle che comparivano nella narrativa e
nella poesia "romantiche" [nel senso sopra
indicato]. Gradatamente il termine "romanticismo"
venne a indicare il rinascere dell'istinto e
dell'emozione che il prevalente razionalismo del
secolo XVIII non aveva mai interamente soppresso».
Friedrich Schlegel collegò il «romantico» con il
romanzo e con ciò che esso era venuto via via a
significare nelle espressioni epiche e liriche
medievali, al romanzo psicologico,
autobiografico e storico moderno. Così, per lo
Schlegel, «romantica» era la moderna forma
d'arte, che, come evoluzione organica, dal
Medioevo ai suoi giorni, possedeva una propria
cifra, una propria essenza peculiare, una
propria bellezza e verità, che era altra da
quella greca. Ma questo ci riporta già ad altri
problemi, di cui dovremo dire più oltre.
Limiti cronologici e geografici del romanticismo
2 Come categoria storiografica (e
geografica), il romanticismo designa quel
movimento spirituale che coinvolse non solo la
poesia e la filosofia, ma anche le arti
figurative e la musica, che si sviluppò in
Europa tra la fine del Settecento e la prima
metà dell'Ottocento.
Se certi prodromi di questo movimento si possono
individuare in Inghilterra, resta comunque vero
che il movimento reca una forte impronta
soprattutto dell'animo e del sentire germanici.
Il movimento si espanse in tutta Europa, in
Francia, in Italia, in Spagna, e, naturalmente,
in Inghilterra. In ciascuno di questi paesi il
romanticismo assunse caratteri peculiari e subì
trasformazioni. Il momento paradigmatico del
romanticismo rimane in ogni caso quello a
cavallo fra Settecento e Ottocento in Germania
nei circoli costituiti dai fratelli Schlegel a
Jena e poi a Berlino, come vedremo.
La
categoria psicologico-morale dell'uomo romantico
3 Nel fenomeno che si verifica in questo
arco di tempo e in questi paesi, ma soprattutto
in Germania, è possibile individuare, sia pure
con le dovute cautele critiche, alcune costanti,
che costituiscono una sorta di minimo comune
denominatore.
Questo può essere indicato, in primo luogo, in
ciò che costituisce lo «stato d'animo»,
l'atteggiamento psicologico, l'ethos o cifra
spirituale dell'uomo romantico.
Tale atteggiamento romantico consiste in una
condizione di interiore dissidio, in una
lacerazione del sentimento che non si sente mai
pago, che si trova in contrasto con la realtà e
aspira a un qualcosa di ulteriore, il quale
peraltro gli sfugge di continuo.
La più efficace caratterizzazione del
romanticismo come categoria psicologica è stata
data da Ladislao Mittner, e pertanto la
riportiamo nelle sue stesse parole: «Inteso come
fatto psicologico, il romantico non è il
sentimento che si afferma al di sopra della
ragione, o un sentimento di particolare
immediatezza, intensità o violenza, e non è
neppure il cosiddetto sentimentale, cioè un
sentimento malinconico-contemplativo; è
piuttosto un fatto di sensibilità, il fatto puro
e semplice, appunto, della sensibilità, quando
essa si traduca in uno stato di eccessiva o
addirittura permanente impressionabilità,
irritabilità e reattività. Domina nella
sensibilità romantica l'amore dell'irresolutezza
e delle ambivalenze, l'inquietudine e
l'irrequietezza che si compiacciono di sé e si
esauriscono in sé».
Il termine che è diventato più tipico e quasi
tecnico per indicare questi stati d'animo è
Sehnsucht, il quale, meglio che con qualunque
altro termine, può essere reso in italiano con «struggimento»
(i sinonimi «desiderio ardente», «brama», «anelito
appassionato» sono molto meno pregnanti). Anche
questo termine con il relativo concetto è
spiegato molto bene da Mittner: «La più
caratteristica parola del romanticismo tedesco,
Sehnsucht, non è lo Heimweh, la nostalgia
("male", cioè desiderio, "del ritorno" ad una
felicità già posseduta o almeno nota e
determinabile); è invece un desiderio che non
può mai raggiungere la propria meta, perché non
la conosce e non vuole o non può conoscerla: è
il "male" (Sucht) "del desiderio" (Sehnen). Ma
Sehnen stesso significa assai spesso un
desiderio irrealizzabile perché indefinibile, un
desiderare tutto e nulla ad un tempo; non per
nulla Sucht fu reinterpretato [...] come un
Suchen, un cercare; e la Sehnsucht è veramente
una ricerca del desiderio, un desiderare il
desiderare, un desiderio che è sentito come
inestinguibile e che proprio per ciò trova in sé
il proprio pieno appagamento».
Contenuti concettuali del romanticismo
4 Ma questo non basta ancora. La
categoria psicologica romantica va congiunta con
la categoria del contenuto ideale e concettuale
del romanticismo. Vi sono infatti alcune idee e
rappresentazioni che, nel periodo di cui stiamo
parlando, risultano per lo più associate a quel
«sentire» di cui abbiamo detto, anche se, come è
stato più volte rilevato, il romanticismo non è
un sistema di concetti.
a Ogni romantico ha sete di infinito, e
quello «struggimento», che è desiderio
irrealizzabile, lo è proprio perché ciò che in
realtà brama è appunto l'Infinito. E forse mai
come in questa età si è parlato tanto di
Infinito, inteso nei modi più vari. Il romantico
esprime questa tendenza all'Infinito anche come
uno Streben, ossia come un perenne «tendere» che
non ha mai posa, perché le esperienze umane sono
tutte finite, in quanto il loro oggetto è sempre
finito, e come tali vanno sempre trascese.
Esemplare, a questo proposito, è la ragione per
cui si salva il protagonista del Faust goethiano,
una delle creazioni più emblematiche di questo
periodo: si salva perché ha interamente speso la
sua esistenza proprio in questo perenne Streben
(ma di ciò dovremo parlare ancora più avanti).
L'Infinito è il senso e la radice del finito.
Sia la filosofia sia la poesia sono, su questo
punto, assolutamente concordi: la filosofia deve
cogliere e mostrare il nesso dell'Infinito col
finito, l'arte lo deve realizzare: l'opera
d'arte è l'Infinito che si manifesta nel finito.
b La Natura viene ad assumere
un'importanza fondamentale e viene sottratta
interamente alla concezione
meccanicistico-illuministica. La Natura viene
intesa come vita che crea eternamente, e nella
quale la morte non è se non «un artificio per
avere più vita» (Goethe). La natura è un grande
organismo del tutto affine all'organismo umano,
è mobile gioco di forze che, operando
dall'intrinseco, genera tutti i fenomeni e
quindi anche l'uomo: la forza della natura è,
dunque, la forza stessa del divino. «Sacra
natura! — esclama Hòlderlin — Tu sei sempre
uguale in me e fuori di me, con il divino che è
in me.» Schelling dirà che la Natura è vita che
dorme, intelligenza pietrificata, spirito che si
fa cosa visibile. L'antico senso greco della
Physis e della rinascimentale «natura» viene qui
ripreso e notevolmente potenziato.
c Strettamente connesso a questo senso
della natura è il senso «panico», ossia il senso
dell'appartenenza all'uno-tutto, il sentire di
essere un momento organico della totalità.
Nell'uomo si riflette in qualche modo il tutto,
così come, viceversa, l'uomo si riflette nel
tutto. Ancora un brano di Hòlderlin può fornire
una esemplificazione molto chiara:
"Essere uno con il tutto, questo è il vivere
degli dei; questo è il cielo per l'uomo. Essere
uno con tutto ciò che vive e ritornare, in una
felice dimenticanza di se stessi, al tutto della
natura, questo è il punto più alto del pensiero
e della gioia, è la sacra cima del monte, è il
luogo dell'eterna calma, dove il meriggio perde
la sua afa, il tuono la sua voce e il mare che
freme e spumeggia assomiglia all'onde di un
campo di grano. Essere uno con tutto ciò che
vive!
Con queste parole la virtù depone la sua austera
corazza, lo spirito umano lo scettro e tutti i
pensieri si disperdono innanzi all'immagine del
mondo eternamente uno, così come le regole di un
artista accanito davanti alla sua Urania, e la
ferrea fatalità rinuncia al suo potere e la
morte scompare dalla società delle creature e
indissolubilità ed eterna giovinezza rendono
felice e bello il mondo."
d Il genio e la creazione artistica
vengono elevati a suprema espressione del Vero e
dell'Assoluto. Novalis, a sua volta, scrive:
"La natura ha istinto artistico perciò son
chiacchiere quando si pretende di distinguere
fra natura e arte. Nel poeta esse sono distinte
tutt'al più per il fatto che sono interamente
intellettuali e non passionali e che per
passione diventano involontariamente fenomeni
musicali, poetici."
"Senza genialità tutti noi non esisteremmo. In
tutto è necessario il genio."
"La poesia guarisce le ferite inferte
dall'intelletto."
"Il poeta comprende la natura meglio che lo
scienziato."
Il genio, per Novalis, diventa addirittura un «istinto
magico», la «pietra filosofale» dello spirito,
ossia ciò che può diventare tutto. Schelling
farà dell'arte addirittura l'organo supremo
della filosofia trascendentale.
e I romantici nutrono inoltre un
fortissimo anelito verso la libertà, che per
molti di loro esprime il fondo stesso della
realtà, e per questo l'apprezzano in tutte le
sue manifestazioni. Nell'Enrico di Ofterdingen,
ancora Novalis scrive:
"Ogni cultura mena a ciò che non si può chiamare
se non libertà, per quanto con questo termine si
debba designare non un semplice concetto, ma il
fondo operante dell'essere tutto. Questa libertà
è magistero. Il maestro esercita pieni poteri, a
disegno e in una ben determinata e meditata
sequenza. Gli oggetti della sua arte sono suoi a
discrezione, ed egli non ne è inceppato o
impedito. E questa libertà appunto, o magistero,
o dominio, è l'essenza, il lievito della
coscienza. In essa si palesa la sacra
individualità, l'immediato operare della
personalità, e ogni atto del maestro è al tempo
stesso rivelazione del mondo alto, semplice,
spiegato, è parola di Dio."
Fichte farà della libertà il fulcro del suo
sistema, e lo stesso Hegel vedrà nella libertà
l'essenza dello Spirito.
f La religione viene in genere rivalutata
e posta ben al di sopra del piano al quale
l'illuminismo l'aveva ridotta. La religione è
intesa per lo più come un rapporto dell'uomo con
l'Infinito e con l'Eterno. Un dato di fatto
risulta particolarmente illuminante: quasi tutti
gli esponenti di rilievo del romanticismo ebbero
forti crisi religiose e momenti di intensa
religiosità; da Schlegel a Novalis, da Jacobi a
Schleiermacher a Fichte, a Schelling. Nello
stesso Hegel la religione è il momento più alto
dello Spirito, superato dalla sola filosofia. E
la religione per eccellenza è considerata quella
cristiana, sia pure intesa in vari modi.
g Della componente costituita dalla
grecità e dell'influenza dell'elemento classico
ricordiamo che si tratta di una grecità
rivisitata con la nuova sensibilità e ampiamente
idealizzata.
La forma
d'arte tipica del movimento romantico
5 Per quanto concerne la forma d'arte
tipicamente romantica, la caratteristica
essenziale è quella già indicata da Schlegel,
ossia il prevalere del «contenuto» sulla forma,
e quindi una rivalutazione espressiva
dell'informale (donde il frammento, il non
finito, l'abbozzo, che caratterizzano le opere
degli autori di questo periodo).
In
che senso si può parlare di filosofia romantica
6 Infine, per quanto concerne il
romanticismo filosofico, va rilevato che, al di
là di tutte le perplessità sollevate da molti
studiosi e al di là degli equivoci di cui tanti
sono stati vittime, Benedetto Croce ha detto la
parola più chiara in materia. Il romanticismo
filosofico, egli scrive, «consiste nel risalto
che in alcuni sistemi filosofici si dà
all'intuizione e alla fantasia in contrasto con
quei sistemi che sembrano non conoscere altro
organo del vero fuori della fredda ragione, cioè
dell'intelletto astraente. Senza dubbio, sistemi
filosofici che trascurino del tutto le forme
intuitive del conoscere non ce ne possono essere,
come non vi ha di quelli che ignorino del tutto
le forme logiche. Ma bene si afferma che il Vico
fu filosoficamente un preromantico per la
vigorosa difesa che egli fece della fantasia
contro l'intellettualismo di Cartesio e di tutta
la filosofia del secolo decimottavo; e bene si
chiamano "filosofi romantici" e lo Schelling e
lo Hegel, in contrasto coi kantiani ortodossi».
Tutto l'idealismo è quindi una filosofia
romantica.
I
FONDATORI DELLA SCUOLA ROMANTICA
Nascita a Jena del Circolo del romantici
Jena è la città in cui si costituì il Circolo
dei romantici nell'ultimo scorcio del XVIII
secolo. Gli animatori sono stati i fratelli
Schlegel: August Wilhelm (1767-1845) e Friedrich
di un lustro più giovane, nonché Karolin e
Michaelis (1763-1809), moglie di August Wilhelm
Schlegel, la quale successivamente si separò da
lui per sposare Schelling ed ebbe un potente
influsso di ispiratrice e un fascino
straordinario sugli amici (mentre fu temutissima
dagli avversari per i suoi taglienti giudizi:
Schiller la chiamava «Madame Luzifer»).
Gli
Schlegel e la fondazione della rivista
«Athenaeum»
Nel 1797, a motivo di un aspro contrasto con
Schiller, Friedrich Schlegel si trasferì a
Berlino, dove pubblicò la rivista «Athenaeum»,
che fu l'organo del nuovo movimento e il cui
primo numero uscì nel maggio 1798. La rivista
ebbe molta fama, ma brevissima vita (la
pubblicazione cessò già nel 1800).
Gli Schlegel furono molto attivi: promossero
alcuni convegni a Dresda (1798) e a Jena (inverno
1799-1800) e vari incontri. Al movimento aderì
Novalis, che fu il poeta di punta del movimento.
Gli Schlegel ebbero anche contatti con i poeti
Ludwig Tieck (1773 - 1853) e Wilhelm Heinrich
Wackenroder (1773-1798), si incontrarono con
Fichte (1796) e poi con Schelling.
Ma soprattutto Schleiermacher a Berlino fu
vicino a Friedrich Schlegel. Hòlderlin restò in
disparte, ma la sua poesia e i pensieri
filosofici che esprime nel suo romanzo Iperione
sono tipicamente romantici.
Il circolo degli Schlegel aveva pronunciato una
parola magica che esprimeva la cifra spirituale
della nuova epoca. Gli stessi avversari (come
Schiller e Goethe) furono tali nei confronti
degli uomini del circolo e dei loro eccessi
ideologici e per il loro modo di vivere, ma il
sentire dell'epoca li legava necessariamente
alle idee di fondo del movimento.
Diffusione del romanticismo in Inghilterra,
Francia e Italia
Del resto, che il romanticismo esprimesse
perfettamente le istanze spirituali dell'epoca è
provato dal fatto che il nuovo verbo si diffuse
subito, non solo in Germania, ma anche in tutta
l'Europa.
Le Ballate liriche dei poeti William Wordsworth
e Samuel Taylor Coleridge del 1798, con
l'ampliata Prefazione della seconda edizione del
1800, costituiscono il manifesto del
romanticismo inglese.
Il libro Sulla Germania di Madame de Staél del
1813 segna la nascita del romanticismo francese
e quindi la sua diffusione europea.
La Lettera semiseria di Grisostomo di Giovanni
Berchet del 1816 segna la nascita del
romanticismo italiano.
Indice degli autori |
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