Antonio Gramsci
Nato
ad Ales, in Sardegna, a gennaio del 1891, adolescente, dopo
una caduta, inizia il suo calvario per la menomazione fisica
che lo accompagnerà per tutta la vita con la schiena sempre
più curva. Gli studi, iniziati a Santu Lussurgiu e
proseguiti a Cagliari, lo conducono alla licenza liceale. Ha
diversi interessi culturali, legge moltissimo, ed è anche
portato per le scienze esatte. Nel 1911 vince una borsa di
studio alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università
di Torino. Nella città già industrializzata percorsa da
varie agitazioni sociali, sviluppa la sua ideologia
socialista. Aveva aderito al Partito socialista ma nel
Congresso di Livorno (1921) le divergenze tra le varie
correnti, lo portano a staccarsi dai socialisti e a fondare
con altri compagni il Partito Comunista Italiano e ne
diviene membro del Comitato centrale. Dopo qualche anno si
reca in Russia per una riunione dell'internazionale
socialista. Lì conosce una giovane violinista Giulia
Schuchut che sposa nel 1923 e dalla quale avrà due figli.
Nel 1926 viene arrestato, e nonostante l'immunità
parlamentare viene confinato prima a Ustica e poi nel
carcere di Civitavecchia. Le cure mediche sono inadeguate e
la sua malattia peggiora. Scrive trentadue quaderni di studi
filosofici e politici universalmente conosciuti come "quaderni
dal carcere" pubblicati da Einaudi nel dopoguerra. Da
ricordare anche un libro di favole scritto per i suoi
bambini con il titolo "L'albero del ricci o". Muore in
carcere, il 27 aprile 1937, dopo undici anni di
prigionia.
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Nel mondo grande e terribile. Antologia degli scritti 1914-1935
Perché leggere Gramsci oggi, magari per la prima volta e approfittando delle
nuove edizioni uscite per la ricorrenza dei settant'anni dalla sua morte?
Ovviamente le risposte sono parecchie, numerose almeno quanto le discipline -
politica, filosofia, critica letteraria, storia, scienza, antropologia,
sociologia - che hanno interessato questo straordinario pensatore, anticipatore
dei cultural studies e anche per ciò molto studiato nel mondo anglosassone.
La sua concezione della cultura aiuta a dare senso e finalità alle discipline
umanistiche, a restituire a esse la militanza che sola può impedire o almeno
indebolire il dominio di conformismi, consuetudini, pregiudizi, imposture - ciò
che Umberto Eco chiamò il "fascismo eterno". È una concezione espressa in forma
sintetica dalla celebre frase: "Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della
volontà". Entrambi i momenti sono necessari: la critica radicale e continua di
ogni certezza, abitudine, paradigma mentale, a creare una sorta di cartesiana
tabula rasa, e poi la ricomposizione di un progetto attraverso l'azione
concreta, l'agency. "Bisogna creare uomini sobri, pazienti", spiegava Gramsci:
persone capaci di evitare la doppia insidia della depressione e del fanatismo,
che non perseguano cioè il cambiamento come un fine (qualcosa non esistente e
non sperimentata e dunque, a rigore, metafisica - il mondo delle idee di
Platone, il paradiso cristiano) bensì come una condizione, lo stato di esistenza
normale, fisiologico, dell'individuo e della società. Non ricerca del benessere
ma esperienza di esso. Chiuso in prigione, in un'Italia ormai saldamente
mussoliniana, Gramsci continuò a leggere, a scrivere, a studiare, a pensare, a
mettersi in discussione: non perché fosse necessario ma perché gli piaceva. In
questo senso era un aristotelico. Per Aristotele lo scopo ultimo della filosofia
non è il rinnovamento della società: la conoscenza è fine a se stessa. Se la si
persegue è perché c'è un istinto che ci spinge a farlo, il quale viene
confermato dal piacere intellettuale che proviamo quando impariamo o capiamo
qualcosa. Ovviamente Gramsci voleva un rinnovamento della società, e dedicò la
sua vita a questo scopo. Ma sapeva bene che per fare una rivoluzione, o anche
semplicemente una riforma, non basta prendere il potere; e che anzi il potere è
proprio ciò che resiste a ogni modifica. Per cambiare il mondo occorre che il
cambiamento in sé sia gratificante, che diventi un atteggiamento morale, non un
obiettivo ideologico: "Quando si riesce a introdurre una nuova morale conforme a
una nuova concezione del mondo, si finisce con l'introdurre anche tale
concezione". Una lettura opportuna, quella di Gramsci, per affrontare le tante
scomode verità del nostro tempo senza cedere alla paralizzante rassegnazione dei
pessimisti né all'ottimismo metafisico degli integralisti. A chi voglia
cominciare consiglio questa nuova antologia di Giuseppe Vacca, di dimensioni più
contenute rispetto alle altre in commercio. Gramsci scrisse solo testi brevi:
articoli, lettere, le annotazioni dei Quaderni del carcere; si presta dunque
bene a essere antologizzato, anche se la mole del suo lavoro e la quantità di
scritti importanti rendono difficile e arbitraria la selezione. Vacca,
presidente della Fondazione Istituto Gramsci, ha preferito imporsi alcune
esclusioni (come quella di uno dei più citati articoli del Gramsci giovane,
"Socialismo e cultura") pur di offrire un volume maneggevole e che tuttavia
consenta un percorso completo attraverso gli scritti di prima della prigionia e
i Quaderni. Ottima l'introduzione.
Riferimenti:
- Umberto Eco, Cinque scritti morali, Bompiani, 1997, pp. 128, euro 5,16.
Altre antologie o edizioni recenti degli scritti di Gramsci
- Scritti scelti, a cura di Marco Gervasoni, Rizzoli, 2007, pp. 483, euro 14,00.
- Quaderni dal carcere, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, 2007, 4 voll.,
pp. LXXII-3370, euro 60,00.
- Il lettore in catene. La critica letteraria nei Quaderni, a cura di Andrea
Menetti, Carocci, 2004, pp. 143, euro 12,80.
- Pensare la democrazia. Antologia dai «Quaderni del carcere», a cura di
Marcello Montanari, Einaudi, 1997, pp. 440, euro 20,66.
Nato
ad Ales, in Sardegna, a gennaio del 1891, adolescente, dopo
una caduta, inizia il suo calvario per la menomazione fisica
che lo accompagnerà per tutta la vita con la schiena sempre
più curva. Gli studi, iniziati a Santu Lussurgiu e
proseguiti a Cagliari, lo conducono alla licenza liceale. Ha
diversi interessi culturali, legge moltissimo, ed è anche
portato per le scienze esatte. Nel 1911 vince una borsa di
studio alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università
di Torino. Nella città già industrializzata percorsa da
varie agitazioni sociali, sviluppa la sua ideologia
socialista. Aveva aderito al Partito socialista ma nel
Congresso di Livorno (1921) le divergenze tra le varie
correnti, lo portano a staccarsi dai socialisti e a fondare
con altri compagni il Partito Comunista Italiano e ne
diviene membro del Comitato centrale. Dopo qualche anno si
reca in Russia per una riunione dell'internazionale
socialista. Lì conosce una giovane violinista Giulia
Schuchut che sposa nel 1923 e dalla quale avrà due figli.
Nel 1926 viene arrestato, e nonostante l'immunità
parlamentare viene confinato prima a Ustica e poi nel
carcere di Civitavecchia. Le cure mediche sono inadeguate e
la sua malattia peggiora. Scrive trentadue quaderni di studi
filosofici e politici universalmente conosciuti come "quaderni
dal carcere" pubblicati da Einaudi nel dopoguerra. Da
ricordare anche un libro di favole scritto per i suoi
bambini con il titolo "L'albero del ricci o". Muore in
carcere, il 27 aprile 1937, dopo undici anni di
prigionia.