• Luigi Pirandello
Nacque ad Agrigento nel 1867. Studiò a Palermo, Roma e Bonn, dove conseguì la
laurea con una tesi sul dialetto di Agrigento. Al suo ritorno in Italia nel
1892, si stabilì a Roma. Con il sostegno di Capuana riuscì a diventare
collaboratore di riviste letterarie importanti come «Il Marzocco» e «La Nuova
Antologia». In seguito a rovesci economici delle aziende di zolfo che
costituivano la fonte del reddito familiare, Pirandello fu costretto nel 1897 a
dedicarsi all'insegnamento di stilistica, poi di letteratura italiana, presso
l'Istituto superiore di Magistero di Roma. Insegnò fino al 1922. Dopo aver
esordito con una raccolta di liriche nel 1895, a partire dai primi anni del '900
cominciò molto intensa la pubblicazione di romanzi, novelle e saggi. Il debutto
come autore teatrale avvenne nel 1910. Nei decenni successivi di dedicò quasi
esclusivamente all'attività teatrale, divenendo nel 1925 direttore e regista del
Teatro d'arte di Roma, la cui prima attrice era Marta Abba. Nel 1934 gli fu
conferito il premio Nobel per la letteratura. Morì a Roma nel 1936.
• L'esclusa
Primo romanzo di Pirandello, scritto nel 1893, pubblicato nel 1901 a puntate sul
quotidiano romano «La Tribuna» e poi in volume nel 1908. La storia è quella
della giovane Marta, scacciata dal marito, il quale le rimprovera un tradimento
che in realtà non c'è mai stato. Ritenuta colpevole da tutti, Marta si
trasferisce a Palermo, dove ottiene un posto d'insegnante, e dove finirà per
cedere a un corteggiatore. Quando, convinto della sua innocenza, il marito va a
riprenderla con sé, lei gli racconta tutto quanto è accaduto; lui le chiede
perdono e l'invita a tornare a vivere con lui.
• Il turno
Secondo in ordine cronologico dei romanzi di Pirandello, fu scritto attorno al
1895 e pubblicato nel 1902. Il titolo allude all'attesa del proprio turno da
parte degli aspiranti alla mano della giovane Stellina. Infatti il padre la dà
prima in sposa al vecchio e benestante don Diego, pensando che presto rimarrà
vedova e potrà sposare il giovane povero da lei amato, Pepè Alletto; ma, una
volta sciolto da don Diego il matrimonio impossibile, sarà un altro a sposarla:
l'avvocato Ciro Coppa, cognato di Pepè, vedovo, innamoratosi anche lui di
Stellina. Quando poi Ciro morirà in seguito ad un attacco apoplettico sarà
spianata la strada per il nuovo matrimonio della ragazza con il primo spasimante.
• Il fu Mattia Pascal
Pubblicato nel 1904, è il più celebre dei romanzi di Pirandello. La storia è
quella di un modesto bibliotecario di provincia, Mattia Pascal, che conduce una
vita meschina e inappagata. Dopo un litigio con la moglie, si allontana da casa
e si reca a Montecarlo, dove gioca al casinò e vince una grossa somma di danaro.
Sulla via del ritorno, legge su un giornale la notizia del suo suicidio; decide
allora di scomparire veramente. Non torna più a casa e assume una nuova identità
(il nuovo nome scelto è quello di Adriano Meis), stabilendosi a Roma. Ma di
fatto è per lui impossibile costruirsi una vera vita, a causa dei limiti
obbiettivi che gli pone il timore che la sua falsa identità venga scoperta;
decide perciò di inscenare un altro suicidio, che faccia scomparire Adriano Meis,
e di tornare in famiglia. Ma, rientrato al suo paese, trova che la moglie
intanto si è risposata: è costretto a ritirarsi a vivere da solo, riprendendo il
vecchio impiego di bibliotecario. In quest'opera Pirandello scardina gli schemi
della narrativa naturalistica, da cui aveva preso le mosse, e crea nella figura
del protagonista uno dei personaggi più emblematici della narrativa italiana
novecentesca.
• Suo marito
Romanzo pubblicato nel 1911; dopo molti anni l'autore prese a correggerlo, ma la
sua rielaborazione fu interrotta dalla morte: il risultato di questo lavoro fu
pubblicato postumo nel 1941 col titolo Giustino Roncella nato Boggiolo. La
storia è quella di Giustino Boggiolo, mediocre impiegato che fa l'agente
letterario di sua moglie, la scrittrice di successo Silvia Roncella, senza però
comprenderne il talento. Tale incomprensione è la causa di fondo della
separazione fra i due, che a un certo punto Giustino crede di poter ricomporre;
ma la morte del figlio rende la riconciliazione impossibile. L'ambiente del
racconto è quello degli intellettuali romani tra '800 e '900.
• I vecchi e i giovani
Romanzo scritto tra il 1906 e il 1908, pubblicato parzialmente a puntate sul
periodico «La Rassegna contemporanea» nel 1909 e poi in volume nel 1913, rivisto
e stampato in redazione definitiva nel 1931. Ambientato a Girgenti (questo il
nome che aveva allora la città di Agrigento), ma anche a Roma, mira a presentare
un movimentato affresco della condizioni della Sicilia allo scadere
dell'Ottocento, cioè in uno dei periodi più tormentati della storia italiana
postunitaria, mettendo in scena l'aperto e aspro conflitto fra reazionari e
innovatori, o pretesi tali.
• Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Romanzo pubblicato a puntate nel 1915 nella «Nuova Antologia» e in volume l'anno
successivo col titolo Si gira..., successivamente rielaborato e pubblicato col
titolo Quaderni di Serafino Gubbio operatore nel 1925. L'ambiente è quello della
neonata industria cinematografica. Con impassibile oggettività, il cineoperatore
Serafino Gubbio segue le vicende che s'intrecciano intorno alla lavorazione di
un film, e proprio grazie a ciò riesce a girare una scena reale che si verifica
sul set: un attore uccide per gelosia la propria amante, l'attrice russa Vera
Nestoroff, e subito dopo si fa sbranare da una tigre. La drammaticità dei fatti
non distoglie l'operatore dal continuare a riprendere ciò che sta accadendo, ma
il trauma che ne riceve è tale che non riuscirà più a parlare. Il personaggio di
Serafino Gubbio, che narra la storia in prima persona, è stato visto come
proiezione autobiografica dell'autore e del suo atteggiamento lucido e
indagatore di fronte alla realtà.
• Uno, nessuno, centomila
Romanzo scritto a partire dal 1910, pubblicato a puntate sulla «Fiera letteraria»
tra il 1924 e il 1925, e poi in volume nel 1926. Sviluppa un nucleo tematico già
presente in una novella del 1909, Stefano Giogli, uno e due (inclusa nella
raccolta Colloquii coi personaggi), e che è fra i più caratteristicamente
pirandelliani: quello della destrutturazione della personalità e
dell'impossibilità di coglierla secondo una prospettiva unica e oggettiva. Il
protagonista, Vitangelo Moscarda, detto Gengè, si rende conto degli innumerevoli
modi in cui viene percepito dagli altri e di come le immagini che gli altri
hanno di lui non coincidano con quella che egli stesso ha; ed anche che, non
potendosi osservare mentre vive, rimane estraneo a sé stesso. Si rende conto,
insomma, di essere nel medesimo tempo uno, nessuno e centomila. È per questo che,
incurante del fatto di esser ritenuto un pazzo, si sbarazza dell'impaccio delle
sue ricchezze, si separa dalla moglie e si ritira in un ospizio.
• Scialle nero
Pubblicato nel 1922, è il primo volume delle Novelle per un anno e raccoglie
novelle già pubblicate fra il 1894 ed il 1920, ambientate in parte in Sicilia in
parte a Roma: al 1894 risale la prima edizione di Se...; al 1900 quella di Prima
notte; al 1901 quella di E due!; al 1902 quella di Amicissimi; al 1903 quelle di
Il tabernacolo e Il ventaglino; al 1904 quelle di Scialle nero, di Il «fumo» e
di Formalità; al 1909 quella di Difesa del Meòla; al 1911 quella di I fortunati;
al 1912 quella di Risposta; al 1915 quella di Visto che non piove; al 1920
quelle di Il pipistrello e di Rimedio: la geografia (col titolo Le parti del
mondo).
• La vita nuda
Già pubblicata nel 1910, la raccolta La vita nuda includeva diciassette novelle,
che vennero ridotte a quindici quando fu ripubblicata nel 1922, diventando il
secondo volume delle Novelle per un anno. Include racconti le cui prime edizioni
risalgono agli anni fra il 1902 ed il 1907: del 1902 quella di Il dovere del
medico (da cui l'autore trasse nel 1913 il dramma Il dovere del medico); del
1904 quelle di Nel segno, di La fedeltà del cane e di La buon'anima; del 1905
quelle di Acqua amara, di Paolino e Mimì, di La casa del Granella e di Senza
malizia; del 1906 quelle di La toccatina, di Tutto per bene (da cui l'autore
trasse nel 1920 il dramma Tutto per bene) e di L'uscita del vedovo; del 1907
quelle di La vita nuda, di Pari e di Distrazione.
• La rallegrata
Pubblicata nel 1922, la raccolta La rallegrata costituisce il terzo volume delle
Novelle per un anno e include racconti già pubblicati tra il 1896 ed il 1918:
del 1896 la prima edizione di Sole e ombra; del 1901 quella di Nenia; del 1904
quella di Sua maestà; del 1905 quella di I tre pensieri della sbiobbina; del
1911 quelle di Canta l'epistola e di La patente (da cui l'autore trasse nel 1918
il dramma La patente); del 1912 quelle di L'Avemaria di Bobbio, di L'imbecille (da
cui l'autore trasse nel 1922 il dramma L'imbecille), di Notte e di Nené e Ninì;
del 1913 quelle di La rallegrata e di «Requiem aeternam dona eis, Domine!»; del
1914 quella di Sopra e sotto; del 1915 quella di O di uno o di nessuno (già
edita parzialmente nel 1911); del 1918 quella di Un «goj».
• L'uomo solo
Pubblicata nel 1922, la raccolta L'uomo solo costituisce il quarto volume delle
Novelle per un anno e include racconti già pubblicati tra il 1899 ed il 1914:
del 1899 la prima edizione di Dono della Vergine Maria; del 1901 quella di
Notizie del mondo; del 1905 quella di Di guardia; del 1907 quelle di La cassa
riposta e di Volare; del 1910 quella di Il professor Terremoto; del 1911 quelle
della novella L'uomo solo e di La tragedia d'un personaggio (che contiene spunti
sviluppati dall'autore nel dramma Sei personaggi in cerca d'autore, del 1921);
del 1912 quelle di I nostri ricordi, di La verità, di Il coppo e di La trappola;
del 1913 quella di La veste lunga; del 1914 quelle di Il treno ha fischiato... e
di Zia Michelina.
• La mosca
Pubblicata nel 1923, la raccolta La mosca costituisce il quinto volume delle
Novelle per un anno e include racconti già pubblicati tra il 1901 ed il 1922:
del 1901 la prima edizione di Con altri occhi; del 1902 quelle di La berretta di
Padova e di Lontano; del 1904 quelle di La mosca e di Le medaglie; del 1905
quella di L'eresia catara, di Le sorprese della scienza e di Lo scaldino; del
1906 quella di Il sonno del vecchio; del 1907 quella di Tra due ombre; del 1909
quella di Mondo di carta; del 1913 quella di La Madonnina; del 1921 quella di La
distruzione dell'uomo; del 1922 quella di La fede e di Niente.
• In silenzio
Pubblicata nel 1923, la raccolta In silenzio costituisce il sesto volume delle
Novelle per un anno e include racconti già pubblicati tra il 1897 ed il 1920:
del 1897 la prima edizione della novella Il giardinetto lassù (che aveva il
titolo Nonno Bauer); del 1902 quelle di Il corvo di Mìzzaro (che aveva il titolo
Corvo, 77 - Asino, 23 - Caduta, 80) e di Alla zappa; del 1903 quella di La balia;
del 1904 quelle di La veglia (da cui l'autore trasse nel 1920 il dramma Come
prima, meglio di prima) e di Una voce; del 1905 quelle di In silenzio, di
L'altro figlio (da cui l'autore trasse nel 1923 il dramma L'altro figlio), di La
morte addosso (da cui l'autore trasse nel 1923 il dramma L'uomo dal fiore in
bocca) e di Va bene; del 1910 quella di Lo spirito maligno (che aveva il titolo
Una piastra e quattro centesimi); del 1918 quella di La maschera dimenticata;
del 1920 quella di Pena di vivere così (ma le prime cinque parti e l'inizio
della sesta di questa novella furono riviste nel 1936 da Pirandello, che morì
prima di portar a termine il lavoro per l'intera novella; nel testo che qui
viene proposto si riproduce per quelle parti l'ultima redazione dell'autore,
pubblicata postuma nel 1937).
• Tutt'e tre
Edita nel 1924, la raccolta Tutt'e tre costituisce il settimo volume delle
Novelle per un anno e include racconti già pubblicati tra il 1897 ed il 1923: al
1897 risale la prima edizione di Acqua e lì; al 1899-1900 quella di La maestrina
Boccarmè (in rivista, a puntate e col titolo Salvazione); al 1901 quella di
Marsina stretta; al 1903 quelle di Il marito di mia moglie e di Come gemelle; al
1912 quelle di Tu ridi e di I due compari; al 1913 quelle di Tutt'e tre (che
aveva il titolo Le vedove) e di Il bottone della palandrana; al 1914 quelle di
L'ombra del rimorso (da cui l'autore trasse nel 1927 il dramma Bellavita), di
Filo d'aria, di Un matrimonio ideale e di La liberazione del re; al 1923 quelle
di Ritorno e di Un po' di vino.
• Dal naso al cielo
Pubblicata nel 1925, la raccolta Dal naso al cielo costituisce l'ottavo volume
delle Novelle per un anno e include racconti già editi tra il 1902 ed il 1923:
del 1902 la prima edizione della novella Il figlio cambiato (che aveva il titolo
Le Nonne, e da cui l'autore trasse il libretto La favola del figlio cambiato,
musicato da Gian Francesco Malipiero e andato in scena nel 1934); del 1906
quella di Nel dubbio; del 1907 quelle di Dal naso al cielo e di La corona; del
1910 quelle di Benedizione, di Lo storno e l'Angelo Centuno e di Musica vecchia;
del 1912 quelle di Certi obblighi, di Ciàula scopre la luna, di Chi la paga e di
«Superior stabat lupus»; del 1913 quelle di Male di luna e di Nel gorgo (che
aveva il titolo Il gorgo; da questa novella, oltre che da altre due, La realtà
del sogno, inclusa nella raccolta Candelora e Cinci, inclusa nella raccolta
Berecche e la guerra, l'autore trasse nel 1935 il dramma Non si sa come); del
1919 quella di Jeri e oggi; del 1923 quella di Fuga.
• Donna Mimma
Pubblicata nel 1925, la raccolta Donna Mimma costituisce il nono volume delle
Novelle per un anno e include racconti già editi tra il 1896 ed il 1924: del
1896 la prima edizione di Visitare gl'infermi; del 1907 quella di Un cavallo
nella luna; del 1911 quella di Paura d'esser felice (che aveva il titolo Il
saltamartino); del 1913 quelle di L'abito nuovo (da cui l'autore trasse un
adattamento teatrale dallo stesso titolo per la compagnia dei fratelli De
Filippo, andato in scena nel 1937), di Il capretto nero, di La vendetta del cane
e di Rondone e Rondinella; del 1914 quella di I pensionati della memoria; del
1917 quelle di Donna Mimma e di Un gatto, il cardellino e le stelle; del 1918
quella di Quando si comprende; del 1924 quelle di Sedile sotto un vecchio
cipresso e di Resti mortali.
• Il vecchio Dio
Pubblicata nel 1926, la raccolta Il vecchio Dio costituisce il decimo volume
delle Novelle per un anno e include racconti già editi tra il 1894 ed il 1903:
al 1894 risale la prima edizione di Le tre carissime; al 1895 quella di «In
corpore vili»; al 1900 quella di Lumie di Sicilia (da cui l'autore trasse nel
1910 il dramma Lumie di Sicilia); al 1901 quella di Il vecchio, di Il vitalizio
e di La levata del sole; al 1902 quella di Tanino e Tanotto, di Al valor civile,
di Quand'ero matto..., di Concorso per referendario al Consiglio di Stato e di
Un invito a tavola; al 1903 quella di La disdetta di Pitagora.
• Il viaggio
Pubblicata nel 1928, la raccolta Il viaggio costituisce il dodicesimo volume
delle Novelle per un anno e include racconti quasi tutti già editi tra il 1897
ed il 1926: del 1897 la prima edizione di «Vexilla regis»; del 1902 quella di
Gioventù; del 1909 quella di L'ombrello e di Il lume dell'altra casa; del 1910
quelle di Il viaggio, di L'uccello impagliato, di «Leonora, addio!» e di
Leviamoci quest'altro pensiero; del 1911 quelle di Il libretto rosso, di
Zafferanetta e di Felicità; del 1912 quella di Ignare; del 1917 quella di La
mano del malato povero; del 1926 quella di Pubertà; inedita era invece Spunta un
giorno.
• Candelora
Pubblicata nel 1928, la raccolta Candelora costituisce il tredicesimo volume
delle Novelle per un anno e include racconti già editi tra il 1911 e il 1917: al
1911 risale la prima edizione di «Ho tante cose da dirvi»; al 1913 quella di Da
sé; al 1914 quelle di La rosa (da cui il figlio dell'autore, Stefano, con lo
pseudonimo di Stefano Landi, trasse la sceneggiatura del film dal medesimo
titolo, diretto nel 1921 da A. Frateili), di La realtà del sogno (da questa
novella, oltre che da altre due, Nel gorgo, inclusa nella raccolta Dal naso al
cielo, e Cinci, inclusa nella raccolta Berecche e la guerra, l'autore trasse nel
1935 il dramma Non si sa come), di Un ritratto, di Zuccarello distinto melodista
e di Servitù; al 1916 quelle di Il Signore della Nave (da cui l'autore trasse
nel 1925 il dramma Sagra del Signore della Nave) e di La camera in attesa; al
1917 quelle di Candelora, di Romolo, di Piuma, di Mentre il cuore soffriva, di
La carriola e di Nell'albergo è morto un tale.
• Berecche e la guerra
Pubblicata nel 1934, la raccolta, che riprende il titolo e in parte la materia
di una precedente raccolta pubblicata nel 1919, costituisce il quattordicesimo
volume delle Novelle per un anno e include in tutto solo otto novelle e non
quindici come i volumi precedenti (ma la novella che apre la raccolta e le dà il
titolo è divisa in otto parti, sicché in qualche modo viene costituita una
compagine anch'essa di quindici unità narrative). La novella Berecche e la
guerra riutilizza e rielabora materiali già pubblicati: la novella Un'altra
vita, edita del 1915, l'altra novella Frammento di cronaca di Marco Leccio,
edita nel 1919, e una precedente redazione della novella Berecche e la guerra,
edita nel 1915. Le altre novelle della raccolta erano già state edite a partire
dal 1931: del 1931 le prime edizioni di Uno di più e di Soffio; del 1932 quelle
di Lucilla e di Cinci (da questa novella, oltre che da Nel gorgo, inclusa nella
raccolta Dal naso al cielo, e da La realtà del sogno, inclusa nella raccolta
Candelora, l'autore trarrà nel 1935 il dramma Non si sa come); del 1934 quelle
di Un'idea (la cui prima ideazione risale però agli anni 1906-1913), di I piedi
sull'erba e di Di sera, un geranio.
• Una giornata
Pubblicata postuma nel 1937, Una giornata costituisce il quindicesimo volume
delle Novelle per un anno e include novelle già pubblicate a partire dal 1898:
del 1898 la prima edizione di Padron Dio (di cui nello stesso anno l'autore
aveva realizzato una redazione in versi); del 1913 quella di Quando s'è capito
il giuoco (da cui l'autore aveva tratto nel 1918 il dramma Il giuoco delle parti);
del 1917 quella di La signora Frola e il signor Ponza, suo genero (da cui
l'autore aveva tratto nel 1917 il dramma Così è (se vi pare)); del 1934 quella
di C'è qualcuno che ride; del 1935 quelle di La prova, di La casa dell'agonia,
di Fortuna d'esser cavallo e di Una giornata; del 1936 quelle di Effetti d'un
sogno interrotto, di Visita, di Vittoria delle formiche, di La tartaruga, di Una
sfida e di Il chiodo; del 1937 quella postuma di Il buon cuore.
• Appendice alle Novelle
L'Appendice alle Novelle per un anno venne pubblicata postuma e contiene
ventisei novelle, escluse da Pirandello dal piano generale della sua raccolta.
Al 1884 risale la prima pubblicazione del «bozzetto siciliano» Capannetta; al
1892 quella di La ricca; al 1894 quelle di L'onda, di La signorina, di L'amica
delle mogli (da cui l'autore aveva tratto nel 1927 il dramma L'amica delle mogli)
e di I galletti del bottajo; al 1895 quelle di Il «no» di Anna (di cui una
diversa stesura era stata pubblicata nel 1906, col titolo Lillina e Mita), di Il
nido e della prima parte di Dialoghi tra il Gran Me e il piccolo me; al 1896
quelle di Chi fu?, di Natale sul Reno e di Sogno di Natale; al 1897 quelle della
seconda e della terza parte di Dialoghi tra il Gran Me e il piccolo me, di Le
dodici lettere, di Creditor galante, e di La paura (il cui argomento era già
stato affrontato nell'atto unico La morsa); al 1898 quella di La scelta; al 1900
quella di Alberi cittadini e di Prudenza; al 1903 quella di La signora Speranza
(da cui, oltre che dall'altra novella Non è una cosa seria, inclusa nella
raccolta La giara, l'autore aveva tratto nel 1918 il dramma Ma non è una cosa
seria); al 1905 quella di La messa di quest'anno; al 1906 quella della quarta
parte di Dialoghi tra il Gran Me e il piccolo me; al 1909 quella di Stefano
Giogli, uno e due (che costituisce il primo nucleo narrativo poi sviluppato
dall'autore nel romanzo Uno, nessuno e centomila); al 1912 quella di Maestro
Amore; al 1915 quella della novella Colloquii coi personaggi (tenuta presente
nell'elaborazione del dramma Sei personaggi in cerca d'autore); al 1916 quella
di I due giganti; al 1919 quella di Frammento di cronaca di Marco Leccio.
Inedita era invece Sgombero, la cui stesura risale al 1933.
• La morsa
Dramma in un atto di Luigi Pirandello; scritto probabilmente nel 1892, fu
pubblicato per la prima volta nel 1898 col titolo L'epilogo e riveduto in
occasione di una nuova edizione nel 1914, in cui ebbe il titolo definitivo.
Rappresentato per la prima volta nel 1910 insieme a Lumie di Sicilia dalla
compagnia di Nino Martoglio, segnò l'esordio teatrale di Pirandello. L'intreccio,
basato sul classico triangolo borghese, è stato ripreso dall'autore nella
novella La paura, pubblicata per la prima volta nel 1898 e poi inclusa
nell'Appendice alle Novelle per un anno (ed è uno dei rari casi in cui la
stesura della novella segue quella del testo teatrale). Nel 1918 ne venne messa
in scena una versione in dialetto siciliano ('A morsa).
• Lumìe di Sicilia
Commedia in un atto messa in scena per la prima volta nel 1910 insieme a La
morsa dalla compagnia di Nino Martoglio: fu questo l'esordio teatrale di
Pirandello. Tratto dalla novella dallo stesso titolo (1900, poi inclusa nella
raccolta Il vecchio Dio), ha temi e modi vicini al teatro ottocentesco. La
storia è quella di un giovane siciliano, Micuccio, che va in una città del nord
a cercare Sina, ragazza del suo paese da lui amata e aiutata in momenti
difficili, adesso divenuta una cantante affermata; ma resta amaramente deluso
quando si accorge che al successo s'è accompagnata la corruzione morale.
Pirandello ne redasse anche una versione in dialetto siciliano, messa in scena
nel 1915 dalla compagnia di Angelo Musco.
• Il dovere del medico
Dramma in un atto di Luigi Pirandello tratto dalla novella dallo stesso titolo
(1902, poi inclusa nella raccolta La vita nuda), messo in scena per la prima
volta nel 1913. Un uomo, che ha ucciso il marito della propria amante e poi ha
tentato di suicidarsi, rifiuta le cure che potrebbero salvarlo quando si rende
conto che non potrà sottrarsi a una condanna e alla prigione.
• Cecè
Commedia in un atto pubblicata nel 1913, messa in scena per la prima volta nel
1915. Il viveur Cecè, per recuperare delle cambiali rilasciate a una donna in
cambio dei suoi favori, ricorre ad un amico, incaricandolo di farsele
riconsegnare offrendo una somma assai più modesta; ma poi fa credere alla donna
di essere all'oscuro di tutto e che lei è stata ingannata da qualcuno che vuole
rovinarlo.
• La ragione degli altri
Dramma in tre atti di Luigi Pirandello; scritto nel 1899 e messo in scena per la
prima volta nel 1915, intitolato dapprima Il nido e poi Il nibbio, se non così.
Era tratto dalla novella Il nido (1895, poi inclusa nell'Appendice alle novelle).
Un matrimonio senza figli: il marito ha una figlia da una relazione
extraconiugale e sua moglie vorrebbe lasciarlo, ma lui si accorge di amare lei e
non la madre della bambina. La moglie allora accetta di restare con lui, ma solo
a patto che la bambina entri a far parte della famiglia, allontanandosi dalla
madre e andando a vivere con loro.
• All'uscita
Dramma in un atto pubblicato nel 1916 e messo in scena per la prima volta nel
1922, definito dall'autore «mistero profano». Sulla porta d'un cimitero si
svolge un dialogo fra l'ombra d'un filosofo e quella d'un altro uomo:
conserveranno la loro esistenza finché sopravviveranno in loro i desideri che li
tenevano legati alla vita; e a render tangibile l'immagine di simili desideri
intervengono in scena la moglie dell'uomo e un bimbo.
• Pensaci, Giacomino!
Commedia in tre atti tratta dalla novella dallo stesso titolo (1910, poi inclusa
nella raccolta La giara), messa in scena per la prima volta nel 1916 nella
versione dialettale siciliana (Pensaci, Giacuminu!), interpretata dalla
compagnia di Angelo Musco; al 1917 risale la prima pubblicazione, in lingua. Il
vecchio professor Toti sposa la giovane Lillina, amante di Giacomino Delisi e di
lui incinta. Dopo la nascita di una bambina, il Toti, sfidando pettegolezzi e
convenzioni sociali, fa sì che Giacomino possa frequentare la propria figlia e
Lillina; e quando il giovane, spinto dallo scandalo che la sua insolita condotta
ha destato anche tra i suoi familiari, interrompe quella consuetudine, lo stesso
Toti lo convince a ritornare sui suoi passi e continuare a vivere accanto alla
bambina e alla madre di lei, che costituiscono la sua vera famiglia.
• Liolà
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta in versione siciliana nel
1916 dalla compagnia di Angelo Musco e pubblicata insieme alla traduzione
italiana nel 1917. Liolà è uno spiantato seduttore di paese, scapolo e con tre
figli a carico, che nessuna donna vuole sposare, nemmeno Tuzza, incinta di lui.
Tuzza anzi intende sfruttare la propria gravidanza, cedendo il nascituro al
vecchio Simone, il quale lamenta che sua moglie Mita non gli abbia dato figli.
Ma Liolà manda all'aria il progetto ingravidando Mita. Da Liolà venne tratto nel
1935 un melodramma dallo stesso titolo (libretto di Arturo Rossato, musica di
Giuseppe Mulè).
• Così è (se vi pare)
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1917, tratto dalla
novella La signora Frola e il signor Ponza, suo genero (1917, poi inclusa nella
raccolta Una giornata). Dopo un terremoto catastrofico, la signora Frola e suo
genero, il signor Ponza, si stabiliscono in una città diversa dalla loro, e lì
diventano un enigma per i loro nuovi concittadini: l'uno presenta la suocera
come una pazza che non vuole rassegnarsi alla perdita d'ella figlia, l'altra
presenta il genero come un violento stravolto dalla gelosia, che tiene la moglie
segregata in casa. Tutti i tentativi di trovare riscontri oggettivi alle
affermazioni dell'una o dell'altro, ricorrendo alla moglie di Ponza, non hanno
esito, in quanto la donna si rifiuta di risolvere l'enigma della sua identità,
dando ragione allo scetticismo di uno dei personaggi, Laudisi. È uno dei testi
più tipicamente pirandelliani, al cui centro è posto esplicitamente il tema
della sostanziale inconoscibilità del reale.
• La patente
Commedia in un atto pubblicata nel 1918, tratta dalla novella dallo stesso
titolo (1918, poi inclusa nella raccolta La rallegrata). Fu messa in scena per
la prima volta nel 1918 dalla compagnia di Angelo Musco, in una versione con
diverse parti in dialetto siciliano (intitolata 'A patenti). Rosario Chiàrchiaro,
ritenuto da tutti uno jettatore, intende ottenere una sanzione ufficiale di tale
sua qualità mediante una condanna in tribunale, per poterla poi sfruttare
economicamente a suo vantaggio, approfittando del timore superstizioso che la
sua persona suscita.
• Il piacere dell'onestà
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta nel 1917, che trova il
suo spunto nella novella Tirocinio (1905, poi inclusa nella raccolta La giara).
Angelo Baldovino, uomo dal passato discutibile, accetta di sposare Agata per
salvarne l'onore: infatti essa è rimasta incinta del marchese Fabio Colli, già
sposato. Ma dopo il matrimonio Baldovino esige il rigoroso rispetto dei ruoli
che si sono venuti a determinare, rifiutandosi di considerare il suo matrimonio
come una finzione di comodo. Questo atteggiamento suscita dapprima reazioni
d'insofferenza negli altri personaggi, ma alla fine Agata se ne innamora e
accetta la vita familiare con lui.
• Il berretto a sonagli
Commedia in un atto messa in scena per la prima volta nel 1917 in versione
siciliana (col titolo 'A birritta cu 'i ciancianeddi) dalla compagnia di Angelo
Musco, pubblicata per la prima volta in versione italiana nello stesso anno e
poi rivista per le successive pubblicazioni fino al 1925. Protagonista un
modesto impiegato, Ciampa, che viene tradito dalla moglie, ma non reagisce fino
a quando la moglie dell'amante di lei, gelosa, non provoca uno scandalo: Ciampa
allora vede distrutta l'immagine di rispettabilità che ha costruito di sé (ciò
che lui chiama il proprio «pupo») e sarebbe costretto a reagire rovinosamente,
se non riuscisse a risolvere la situazione facendo apparire l'accusatrice come
pazza.
• Ma non è una cosa seria
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta nel 1918, tratta dalle
novelle Non è una cosa seria (del 1910, poi inclusa nella raccolta La giara) e
La signora Speranza (del 1903, poi inclusa nell'Appendice alle novelle). Memmo
Speranza, giovane dalla vita assai libera, sposa una ragazza di modesta
condizione, col patto che la loro non sarà che una messa in scena, destinata a
evitargli il rischio di dover contrarre qualche altro e ben più impegnativo
matrimonio; ma, a dispetto delle proprie previsioni, egli si innamorerà della
moglie e il legame coniugale diventerà una cosa seria. Da questo dramma furono
tratti due film dallo stesso titolo: uno muto (di Augusto Camerini e Arnaldo
Frateili, 1921), l'altro sonoro (di Mario Camerini, 1935).
• Il giuoco delle parti
Dramma in tre atti di Luigi Pirandello (1867-1939), andato in scena per la prima
volta nel 1918, tratto dalla novella Quando s'è capito il giuoco (1913, poi
inclusa nella raccolta Una giornata). Leone Gala accetta che sua moglie Silia,
da cui vive separato, abbia un amante. Quando la donna, insultata da un ubriaco,
pretende che venga posto riparo all'offesa con un duello, dà per scontato che
sarà Leone, suo marito, a battersi. Leone accetta la sfida, mandando però
l'amante della donna ad affrontare l'offensore: è infatti quest'ultimo a
svolgere effettivamente il ruolo del marito, e quindi colui che deve sostenere
gli oneri sostanziali del matrimonio.
• L'innesto
Commedia in tre atti andata in scena per la prima volta nel 1919. Laura Banti
viene aggredita e violentata da un bruto e anche suo marito Giorgio ne resta
sconvolto, combattuto fra la pietà per la moglie e il sentimento dell'onore
offeso. Laura, dopo il fatto, si dà a lui con rinnovato ardore, e quando rimane
incinta, non si sa se del marito o dello stupratore, respinge le pressioni di
Giorgio, che vorrebbe farla abortire.
• L'uomo, la bestia e la virtù
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1919, definito
dall'autore un «apologo». Il capitano di marina Perrella è un uomo dai modi rudi
e grossolani, che trascura la moglie ed è quasi sempre lontano da casa. Quando
la donna intreccia una relazione con un altro uomo e resta incinta, è costretta
a sedurre il marito, il quale abitualmente non dimostra il minimo interesse per
lei, per evitare che si accorga del tradimento.
• Tutto per bene
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta nel 1920. È la storia di
Martino Lori, un vedovo attaccatissimo alla sua unica figlia e alla memoria
della moglie, il quale viene a sapere che quest'ultima aveva un amante, il quale
è il vero padre della ragazza; e, rendendosi conto che ogni suo tardivo
tentativo di rivalsa sarebbe destinato alla frustrazione, è costretto ad
accettare la situazione senza reagire.
• Come prima, meglio di prima
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta nel 1920, tratta dalla
novella La veglia (1904, poi inclusa nella raccolta In silenzio). Fulvia ha
lasciato il marito e la figlia Livia, conducendo una vita assai libera e
dissoluta, che la porta a tentare il suicidio. Salvata dal marito, che è medico,
torna in famiglia e resta incinta una seconda volta; ma nasce un conflitto con
Livia, alla quale era stato detto che sua madre era morta. Fulvia, che al suo
rientro in casa è stata presentata alla figlia come un'altra donna, alla fine
rivela a lei la verità e se ne va nuovamente di casa con il suo nuovo bambino e
un amante.
• Sei personaggi in cerca d'autore
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1921, definito
dall'autore «commedia da fare»; rielabora spunti presenti in alcune novelle, in
particolare in La tragedia d'un personaggio (1911, poi inclusa nella raccolta
L'uomo solo), e in Colloquii coi personaggi (1915, poi inclusa nell'Appendice
alle novelle). Durante le prove in teatro per la rappresentazione di un dramma,
si presentano sul palcoscenico i personaggi scaturiti dalla fantasia d'un autore,
il quale non ha portato a termine il suo testo: questi personaggi reclamano
adesso il proprio diritto all'esistenza e mettono in scena le proprie vicende,
che consistono in una storia familiare dagli esiti tragici. È forse l'opera più
famosa di Pirandello, tradotta e rappresentata nei teatri di tutto il mondo,
dopo l'insuccesso dell'esordio al teatro Valle di Roma (ma già nello stesso anno
le repliche avevano ottenuto grandi consensi). Importante la prefazione al testo
del 1925, in cui l'autore illustra le premesse teoriche del suo lavoro. Insieme
a Ciascuno a suo modo e a Questa sera si recita a soggetto costituisce quella
che lo stesso autore designò come la trilogia del teatro nel teatro, non solo
perché questi drammi travalicano il palcoscenico e coinvolgono l'intero teatro,
compresa la platea, ma anche perché rappresentano tutti i conflitti che possono
sorgere tra le entità che interagiscono nell'evento teatrale, dall'autore agli
attori, dai personaggi al pubblico.
• Enrico IV
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1922, definito
dall'autore «tragedia». Un giovane, a causa d'un incidente provocato da un suo
rivale in amore durante una cavalcata in maschera, ha perduto il senno ed è
rimasto fissato di essere il personaggio che stava impersonando, l'imperatore
medievale Enrico IV. In seguito a ciò continua a vivere convinto di essere
davvero Enrico IV, rinchiuso in una villa arredata in stile medievale e
circondato da persone in costume. Dopo molti anni riacquista la ragione; ma,
esasperato per essersi reso conto di aver sprecato la propria vita, ferisce
colui che era stato responsabile del fatale incidente. In conseguenza di ciò è
costretto a continuare la finzione della follia, per evitare di dover scontare
la pena del proprio gesto.
• Vestire gli ignudi
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta nel 1922. Ersilia Drei,
governante in casa di un diplomatico, amante prima di un ufficiale di marina e
poi di quello stesso diplomatico, per una propria negligenza si è resa
responsabile della morte accidentale di una bambina affidata alle sue cure: ne
deriva un intrico di passioni e di risentimenti a cui la giovane non sa
sottrarsi altrimenti che col suicidio.
• L'imbecille
Commedia in un atto rappresentata per la prima volta nel 1920, tratta dalla
novella dallo stesso titolo (1912, poi inclusa nella raccolta La rallegrata). Il
politicante repubblicano Leopoldo Paroni definisce pubblicamente imbecille un
suo concittadino che si è suicidato, con la considerazione che prima di
uccidersi avrebbe potuto rendere utile il suo gesto assassinando un avversario
politico. Subito dopo però Luca Fazio, condannato da una malattia mortale
all'ultimo stadio, lo impaurisce minacciandolo con una pistola e dicendogli di
esser stato incaricato di ucciderlo, e gli fa poi confessare per iscritto di
essere lui un imbecille.
• L'uomo dal fiore in bocca
Dramma in un atto rappresentato per la prima volta nel 1923, tratto dalla
novella La morte addosso (1904, poi inclusa nella raccolta In silenzio). È il
monologo di un uomo che sa di avere ancora poco tempo da vivere a causa di un
tumore al labbro.
• La vita che ti diedi
Dramma in tre atti rappresentato per la prima volta nel 1923. Una madre perde il
proprio figlio, che dopo un'assenza di sette anni era tornato assai diverso da
com'era prima, per lei irriconoscibile. La donna cerca allora di tenere in vita
la memoria di lui com'era prima, e quando le si presenta una sua amante, la
accoglie facendole credere che il figlio è ancora in vita; ma è una finzione
impossibile e ben presto è costretta a confessare la verità, perdendo anche
l'ultima illusione di far rivivere il figlio perduto.
• Ciascuno a suo modo
Commedia in tre atti rappresentata per la prima volta nel 1924. L'azione scenica
prende le mosse da un suicidio, di cui vengono ricercate le responsabilità, e si
dipana in un intrico di vicende da cui emerge l'impossibilità di certezze
oggettive; si svolge in parte in platea, in parte all'ingresso del teatro, in
parte sul palcoscenico, con un disorientante rimescolamento dei piani (quello
della finzione scenica, quello del pubblico). Insieme a Sei personaggi in cerca
d'autore e a Questa sera si recita a soggetto costituisce quella che lo stesso
autore designò come la trilogia del teatro nel teatro.
• L'altro figlio
Commedia in un atto rappresentata per la prima volta nel 1923. La vecchia
Maragrazia, abbandonata da due figli emigrati, non vuole riconoscere come suo
figlio il fedele e affezionato Rocco, natole in seguito alla violenza subita da
un brigante.
• Sagra del Signore della Nave
Commedia in un atto rappresentata per la prima volta nel 1924, tratta dalla
novella Il Signore della Nave (1916, poi inclusa nella raccolta Candelora). Nel
corso d'una sagra paesana, rappresentata a tinte forti, si svolge la discussione
fra un grasso signore e un giovane pedagogo a proposito della dignità degli
uomini a paragone degli animali; ma a fronte delle argomentazioni dei due
interlocutori si pongono i comportamenti sfrenati della folla che partecipa alla
sagra.
• La giara
Commedia in un atto tratta dalla novella dallo stesso titolo (1909, poi inclusa
nella raccolta intitolata anch'essa La giara), scritta dapprima in dialetto
siciliano (col titolo 'A giarra) e messa in scena per la prima volta in quella
versione nel 1917 dalla compagnia di Angelo Musco; successivamente lo stesso
autore ne trasse anche il testo per un balletto musicato da Alfredo Casella
(1924) e ne realizzò una versione in lingua, pubblicata nel 1925. L'azione si
svolge nella Sicilia rurale: il ricco don Lolò chiede a zi' Dima di riparare col
suo mastice una sua grande giara di terracotta. Dato che don Lolò non vuole che
vengano usati anche dei punti per rinforzare l'incollatura, zi' Dima è costretto
a fare il lavoro entrando all'interno del recipiente; ma poi, una volta
riparatolo si accorge di non poterne uscire. Si accende allora una disputa fra
lui e il padrone su chi debba addossarsi l'onere del danno che l'inevitabile
nuova rottura della giara, necessaria per liberare zi' Dima, comporterà. La
situazione si scioglie quando don Lolò, in preda all'ira, con un calcio
provocherà la rottura della giara.
• Diana e la Tuda
Dramma in tre atti rappresentato per la prima volta nel 1927 (ma nel 1926 era
andata già in scena una sua traduzione in tedesco), definito dall'autore «tragedia».
Fu scritto pensando per il ruolo di protagonista a Marta Abba, attrice
particolarmente cara a Pirandello. Il giovane scultore Sirio Dossi vuole
realizzare un capolavoro assoluto ritraendo la bellissima modella Tuda, e per
averla completamente a sua disposizione giunge a sposarla; ma il vecchio
scultore Nono Giuncano, quando si rende conto che Sirio col suo modo di agire
sta conducendo Tuda alla consunzione, lo uccide.
• L'amica delle mogli
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta nel 1927, tratta dalla
novella dallo stesso titolo (1894, poi inclusa nell'Appendice alle novelle).
Marta è divenuta l'amica fidata e insostituibile delle mogli dei diversi uomini
che in passato, pur essendone stati innamorati, non hanno avuto l'animo di
chiedere la sua mano. Una di esse, Elena, è malata e anche logorata da un
sentimento di gelosia che convive con l'amicizia per Marta, e vorrebbe che dopo
la sua morte, che prevede prossima, suo marito Fausto la sposasse. Ma quando
Elena muore, un altro degli innamorati di Marta, geloso di Fausto, lo uccide.
• Bellavita
Dramma in un atto messo in scena per la prima volta nel 1927, tratto dalla
novella L'ombra del rimorso (1914, poi inclusa nella raccolta Tutt'e tre).
Bellavita è stato un marito compiacente in un ménage à trois con la moglie e il
notaio Denora, che fra l'altro si ritiene padre dell'unico figlio della donna.
Una volta che costei è morta, Bellavita respinge la richiesta dell'altro di
prendere con sé il bambino; pretende invece di tenere Denora legato a sé nel
ricordo della scomparsa, ridicolizzandolo e consumando così la sua vendetta.
• La signora Morli, una e due
Commedia in tre atti messa in scena per la prima volta nel 1920. Abbandonata con
un figlio dal marito, la signora Morli si è rifatta una vita: convive con
l'avvocato Carpani, da cui ha avuto una figlia. Ma dopo quattordici anni il
marito ritorna, ed il figlio va a vivere con il padre. Anche la Morli si sente
attratta dalla prospettiva di tornare con loro, ma finisce per rinunciarvi e
rimanere vicino alla figlia nata dalla seconda unione.
• La nuova colonia
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1928; la sua trama è
delineata già nel romanzo Suo marito (1911). È uno dei drammi risalenti agli
ultimi anni dell'autore, che lui stesso designava come «miti». Il tentativo d'un
gruppo di uomini di fondare su un'isola deserta una nuova società non ha esito
felice, a causa dello scatenarsi delle loro meno nobili passioni. L'isola
sprofonderà e si salveranno solo una donna e il suo bambino.
• Lazzaro
Dramma in tre atti di Luigi Pirandello rappresentato per la prima volta nel
1929, dapprima in una traduzione inglese e poi nell'originale italiano dalla
compagnia di Marta Abba. È uno di quei drammi degli ultimi anni, che lo stesso
autore designava come «miti»; in esso si affronta il tema dell'aldilà attraverso
la vicenda d'un uomo il quale, morto in un incidente, viene fatto rivivere
mediante un'iniezione.
• Sogno (ma forse no)
Dramma in un atto rappresentato per la prima volta nel 1931 in traduzione
portoghese; la prima italiana si ebbe in una trasmissione radiofonica del 1936.
Le possibili gelosie di un amante sognate da una donna sfumano e si confondono
con una situazione reale, che sembra ripercorrere le situazioni del sogno.
• Questa sera si recita a soggetto
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1930, prima in
traduzione tedesca e poi nell'originale italiano. Insieme a Sei personaggi in
cerca d'autore e a Ciascuno a suo modo costituisce quella che lo stesso autore
designò come la trilogia del teatro nel teatro. In Questa sera si recita a
soggetto il contrasto fra il regista Hinkfuss e i suoi attori, che in disaccordo
con lui vorrebbero portare nell'azione scenica la loro carica emotiva, si
innesta sull'argomento del dramma da recitare, tratto dalla novella dello stesso
Pirandello «Leonora, addio!» (1910, poi inclusa nella raccolta Il viaggio), nel
quale la protagonista Mommina, vittima della gelosia del marito, muore dopo aver
cantato con partecipazione una celebre romanza.
• O di uno o di nessuno
Commedia in tre atti scritta nel 1927 e messa in scena per la prima volta nel
1929. Due amici condividono tutto in buona armonia: casa, lavoro e anche
l'amante, Melina, che è pure la loro domestica. Quando costei resta incinta la
loro convivenza entra in crisi, e ambedue si rendono conto dell'insostenibilità
della nuova situazione che si è venuta a creare. Ma Melina morirà poco dopo il
parto e il bambino verrà affidato in adozione a un signore che ha perso da poco
un figlio.
• Come tu mi vuoi
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1930 dalla compagnia di
Marta Abba. L'impossibilità di rintracciare, al di sotto dell'immagine sociale,
una consistenza oggettiva della persona viene messa in evidenza tramite la
vicenda d'una donna scomparsa durante la prima guerra mondiale, che viene
riconosciuta in una ballerina, Elma, la quale accetta di tornare con il presunto
marito: in realtà ciò che interessa al marito è tornare in possesso di una villa
della moglie, passata ad altri eredi. Ma quando si fa vivo l'uomo di cui Elma
era l'amante quando faceva la ballerina, portando con sé una demente nella quale
pretende di riconoscere lei, la donna decide di tornare con lui e tagliare
definitivamente i ponti col passato.
• La favola del figlio cambiato
Libretto di Luigi Pirandello per la musica di Gian Francesco Malipiero, scritto
nel 1930-1932, pubblicato nel 1933, messo in scena per la prima volta nel 1934,
tratto dalla novella Il figlio cambiato (1902, poi inclusa nella raccolta Dal
naso al cielo). A una madre viene scambiato il figlio neonato, preso per
sostituire il figlio di un re, di salute fisica e mentale precaria. Ma la donna,
pur allevando il bambino non suo, continua a cercare il suo, finché non lo trova,
divenuto adulto e sul punto di ereditare il trono; conosciuta però la verità, il
figlio rinuncia al regno e torna con la madre.
• Trovarsi
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1932 dalla compagnia di
Marta Abba. L'attrice Donata Genzi quando recita s'identifica totalmente coi
suoi personaggi, ma il prezzo che paga per ciò è la mancanza d'una vita reale
pienamente sua e autentica, al punto che proprio per tale motivo perderà l'uomo
che ama.
• Quando si è qualcuno
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1933, prima in
Argentina, in traduzione spagnola, poi in Italia dalla compagnia di Marta Abba.
Il cinquantenne Qualcuno è scrittore ormai consacrato, ma come tale è costretto
a rinunciare all'amore per una giovane donna e ad accettare il ruolo sociale di
monumento vivente.
• I Giganti della Montagna
Dramma lasciato incompiuto dall'autore, e messo in scena per la prima volta dopo
la sua morte, nel 1937. Pirandello ne scrisse le prime tre parti e continuò a
lavorarci fino agli ultimi giorni della sua vita; suo figlio Stefano ha
riassunto la conclusione dell'azione, basandosi su quanto gliene aveva detto il
padre. Il conflitto fra chi vive consacrandosi all'arte (sia pur con il rischio
di estraniarsi dalla realtà) e chi invece le è estraneo, ed è tutto proiettato
in un mondo bassamente materiale, è espresso nella vicenda di una compagnia di
attori. Questi, giunti in una vecchia villa isolata dove vive uno strano
personaggio, il mago Cotrone, vengono condotti a recitare la Favola del figlio
cambiato, dello stesso Pirandello, in occasione del matrimonio di due dei «giganti
della montagna», stirpe di esseri umani particolarmente prestanti che non
compaiono mai in scena; ma i servi dei giganti, popolo ignorante e brutale, non
comprenderanno lo spettacolo e trucideranno selvaggiamente gli attori.
• Non si sa come
Dramma in tre atti messo in scena per la prima volta nel 1935 (ma già l'anno
precedente era stato rappresentato in ceco), tratto dalle novelle Nel gorgo
(1913, poi inclusa nella raccolta Dal naso al cielo), La realtà del sogno (1914,
poi inclusa nella raccolta Candelora) e Cinci (1932, poi inclusa nella raccolta
Berecche e la guerra). Un intreccio di sospetti e di adultèri messi a nudo da
quelle che sembrano le farneticazioni del protagonista Romeo Daddi (consapevole
di come le azioni possano andare al di là delle intenzioni consapevoli di chi le
compie) si conclude con l'uccisione di questi da parte del suo più caro amico.
• Arte e scienza
Saggio pubblicato nel 1908 (ma è la rielaborazione del precedente Scienza e
critica estetica, già edito nel 1900), che dà il titolo all'intera raccolta di
saggi. Prendendo esplicitamente le distanze dall'estetica di Benedetto Croce,
Pirandello rifiuta sia la dicotomia tra arte e scienza sia la concezione
crociana dell'arte come intuizione lirica.
• Soggettivismo e oggettivismo nell'arte narrativa
Saggio pubblicato nel 1908 nella raccolta Arte e scienza. Discute le teorie
letterarie del Naturalismo e il problema dell'oggettività della rappresentazione
narrativa.
• Illustratori, autori e traduttori
Saggio pubblicato nel 1908, incluso nella raccolta Arte e scienza. È dedicato
alla natura delle attività di illustratori, attori e traduttori in rapporto al
testo letterario, e afferma la sostanziale identità della loro funzione.
• L'Umorismo
Saggio scritto tra il 1906 e il 1908, pubblicato per la prima volta nel 1908 e
poi, dopo una revisione, nel 1920. Costituisce lo scritto di poetica e teoria
letteraria più noto di Pirandello. In esso viene data la definizione
dell'umorismo come «sentimento del contrario», atteggiamento che si distingue
dal comico in quanto non si limita a ritrarre ciò che nella vita esce dalla
normalità («il contrario di ciò che [...] dovrebbe essere»), ma analizza,
scompone, fa intervenire la riflessione sugli stravolgimenti della realtà. |