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Aggiornamento del: 18/10/2008 Iscriviti alla: Newsletter  Fonte: Redazione Parodos.it


 

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Opere e personaggi: Carlo Goldoni

• Carlo Goldoni

Nacque a Venezia nel 1707. Laureatosi in legge a Padova, esercitò per breve tempo la professione di avvocato a Venezia. L'incontro con il capocomico Giuseppe Imer convinse Goldoni a lavorare come autore per il teatro di San Samuele. Sono gli anni dell'apprendistato e anche delle prime commedie interamente scritte. Nel 1744, a causa dei debiti contratti dal fratello, abbandonò Venezia per Pisa, dove riprese a esercitare l'avvocatura. Nel 1748 rientrò a Venezia e firmò un impegno quadriennale come autore con la compagnia di Girolamo Medebach, che recitava al teatro di Sant'Angelo. Il successo incontrato suscitò l'invidia dei commediografi letterati, come l'abate Chiari, che accusava Goldoni di non rispettare le regole tradizionali. Nel 1753 passa a collaborare con il teatro San Luca di Antonio Vendramin. La collaborazione durò fino al 1762, quando, anche per le polemiche contro il suo teatro accese da Carlo Gozzi, Goldoni accettò l'invito della Comédie italienne di trasferirsi a Parigi. Qui incontrò fortuna alterna: costretto dal pubblico a ritornare al teatro degli scenari, poté solo occasionalmente continuare la sperimentazione avviata a Venezia. Ottenne riconoscimenti ufficiali dalla corte di Francia. Nel 1784 comincia a scrivere in francese i Mémoires, che costituiscono l'ultima sua opera. Morì a Parigi nel 1793.



• L'uomo di mondo


Rappresentata per la prima volta nel 1738 al teatro San Samuele di Venezia con l'originario e più felice titolo di Momolo cortesan (dal diminutivo di Girolamo, nome del protagonista), L'uomo di mondo è la prima commedia riconosciuta del Goldoni. Momolo è un giovane mercante veneziano di cui è innamorata Eleonora, al cui amore egli non sembra insensibile, ma alla quale non intende legarsi, perché gelosissimo della propria libertà. Alla fine, dopo essere andato incontro agli inganni delle passioni, si unirà in un ragionevole matrimonio con la giovane. La commedia fu molto applaudita e replicata con successo.



• Il prodigo


Composto dopo il successo del Momolo cortesan (titolato successivamente l'Uomo di mondo), Il prodigo fu portato sulle scene con discreta fortuna nella stagione teatrale 1739-40 con il titolo originale di Momolo sulla Brenta. Rispetto al Momolo presenta una sicurezza e una naturalezza maggiori. Il personaggio di Colombina contiene in nuce la Mirandolina della Locandiera. In origine la commedia era scritta parzialmente. La caratterizzazione della realtà economico-sociale è la vera novità della commedia.



• La bancarotta


La bancarotta fu rappresentata nel carnevale del 1741 con minore successo rispetto all'Uomo di mondo e al Prodigo, alle quali si ricollega. La commedia prese lo spunto dal Pantalone mercante fallito di Tomaso Mondini, commedia in cui si rappresentava un vecchio che, dopo aver dissipato i suoi capitali, si riduceva in prigione a cantare in musica le sue disgrazie. Protagonista della commedia goldoniana è dunque il vecchio Pantalone, personaggio che non è stato ancora trasformato nell'onesto mercante delle commedie successive. Dell'antica maschera conserva infatti ancora i tratti del vecchio libertino e vizioso.



• La donna di garbo


Amata dal Goldoni nonostante i suoi difetti «perché scritta fin dal principio per intero», La donna di garbo fu composta in occasione del carnevale del 1743 e rappresentata al teatro San Samuele di Venezia. La protagonista è Rosaura, donna che con le armi femminili vede trionfare le sue ragioni sul sesso maschile e sui pregiudizi del passato. Argomenti su cui il Goldoni ritornerà in seguito più volte nelle sue commedie.



• Il servitore di due padroni


Composta nel 1745 su richiesta del celebre attore Antonio Sacchi, la commedia Il servitore di due padroni fu rappresentata a Milano e a Venezia nel 1746 con grande successo. Il Goldoni, che nella prima stesura si era servito di un canovaccio francese inviatogli dallo stesso Sacchi (forse Arlequin valet de deux maîtres di J. Pierre de Mandajors), la riscrisse interamente nel 1753 per l'edizione Paperini. La fortuna di questa commedia dal '700 ad oggi è stata ininterrotta. Alla sua diffusione ai nostri giorni ha contribuito il Piccolo Teatro di Milano, sotto la regia di G. Strehler, col titolo mutato in Arlecchino servitore di due padroni. Tutta la vicenda è incentrata sul personaggio di Truffaldino.



• Il frappatore


Composta in tre settimane a Pisa nel luglio del 1745 per insistenza di Cesare d'Arbes (il Pantalone della compagnia Medebach), la commedia Il frappatore fu rappresentata a Livorno nello stesso anno con il titolo più popolare di Tonin bella grazia. Si tratta di una commedia-farsa incentrata sulla caricatura di Sior Tonin, raggirato da Ottavio, uomo di malaffare. Scrive il Goldoni nella prefazione: «È stata la commedia fatale che mi ha nuovamente tentato per il teatro», quando l'autore aveva deciso di abbandonare le scene per esercitare la professione legale. Fu rappresentata anche a Venezia nel 1748, ma con esito non felicissimo. In origine non tutte le scene erano scritte per intero.



• I due gemelli veneziani


Scritta a Pisa su richiesta dell'attore Cesare d'Arbes e lì rappresentata nel 1747, la commedia I due gemelli veneziani deve il suo successo alla vivacità dell'intreccio e al gioco degli equivoci più che al carattere dei personaggi. Il Goldoni dichiara di essersi voluto confrontare con un tema classico, quello del doppio, le cui origini sono nei Menaechmi di Plauto. Fu portata a Vienna nel 1751.



• L'uomo prudente


Recitata per la prima volta a Mantova nella primavera del 1748 dalla compagnia Medebach, per la quale il Goldoni l'aveva espressamente composta, L'uomo prudente si resse inizialmente soprattutto sulla bravura di Cesare d'Arbes, un Pantalone “riformato”: non più il vecchio vizioso, ma il nuovo simbolo della borghesia veneziana avveduta e onesta. L'intreccio è abbastanza esile: il buon Pantalone ricostituisce la famiglia che si sta sfasciando per colpa dei costumi del tempo. La commedia per il messaggio morale che conteneva godette di un discreto successo, e una volta stampata (1750) fu tradotta in tedesco, spagnolo e portoghese.



• La vedova scaltra


Rappresentata trionfalmente la sera del 26 dicembre 1748 al teatro Sant'Angelo dalla compagnia Medebach, La vedova scaltra costituì una novità assoluta per il pubblico, non solo perché interamente scritta, ma anche perché i caratteri sono delineati con finezza psicologica e l'intreccio si fonda proprio sul contrasto dei caratteri e non sui colpi di scena. Rosaura, intelligente e bella vedova, deve decidere su quale dei quattro pretendenti di diversa nazionalità che la corteggiano dovrà dirigere la sua scelta; per questo motivo li metterà alla prova, presentandosi a ciascuno travestita. La scelta cadrà sul conte italiano che non ha ceduto alle tentazioni. Alla Vedova scaltra è collegato il rifacimento dell'abate Chiari intitolato La scuola delle vedove (1749). Rosaura è l'evoluzione di un tipo femminile prediletto dal Goldoni, già presente nella Donna di garbo e nella Putta onorata, che avrà la sua piena realizzazione nel personaggio di Mirandolina della Locandiera.



• La putta onorata


La putta onorata è una fortunata commedia dialettale la cui composizione risale al 1748, anno della riforma. Fu rappresentata dalla compagnia Medebach al teatro Sant'Angelo nel carnevale del 1749. Le intenzioni riformatrici sono evidenti nella sostanza psicologica tutta nuova dei caratteri. La commedia vuole rivendicare l'onore delle giovani popolane veneziane, spesso oltraggiate sulle scene. Bettina ama Pasqualino, creduto figlio di un gondoliere: in realtà è figlio del ricco mercante Pantalone, il quale, a sua volta, si crede padre di Lelio, figlio del gondoliere. Su questo scambio e sul vizioso comportamento del marchese Ottavio che farà rapire Bettina, la “putta onorata”, è imperniato l'intreccio della commedia fino al riconoscimento finale e al giusto matrimonio. La putta onorata ebbe una continuazione nella Buona moglie.



• La buona moglie


La buona moglie o La bona muger, come suona il suo titolo in dialetto, è la continuazione della Putta onorata e fu recitata con i medesimi personaggi e con altrettanto successo nel 1749 al Sant'Angelo di Venezia. Incontriamo Bettina, ormai sposa di Pasqualino, che con pazienza riconduce il marito ai doveri coniugali e alla condizione del suo stato dopo una "sbandata".



• Il cavaliere e la dama


Con Il cavaliere e la dama, commedia di ispirazione edificante rappresentata per la prima volta a Verona nell'estate del 1749 e successivamente a Venezia, il Goldoni rivolge la sua attenzione al ceto nobiliare, mettendone allo scoperto i cedimenti e facendo risaltare per contrasto le virtù di donna Eleonora (la dama) e di don Rodrigo (il cavaliere). Il carattere larmoyant della commedia viene attenuato dalla presenza di un tema comico di sicuro divertimento: la satira del cicisbeismo. Il Goldoni sottopose il testo, dalla stesura originale a quella definitiva, a una complessa rielaborazione.



• L'avvocato veneziano


Con L'avvocato veneziano, commedia rappresentata nella stagione teatrale 1749-50, il Goldoni, non immemore della professione da lui esercitata a Pisa, porta sulla scena, in contrasto con la tradizione teatrale che rappresentava gli uomini di legge come cavillosi e intriganti, il carattere positivo di un avvocato veneziano che non esita a sacrificare la passione e i sentimenti per difendere l'onore della sua professione (scrive nella Prefazione: “era ben giusto che all'onoratissima mia professione dar procurassi quel risalto, che giustamente le si conviene”). La commedia ebbe un notevole successo, benché ingiustificato secondo alcuni critici, e fu portata anche all'estero.



• Il padre di famiglia


Rappresentata a Venezia nel carnevale del 1750, Il padre di famiglia subì diverse modifiche e tagli nel passaggio dalle scene alla stampa. Il padre di famiglia originariamente era Pantalone, a cui Goldoni, con l'eccezione della Bancarotta, affida sempre un compito moralizzatore; nelle scene era coadiuvato dalle maschere tradizionali di Balanzone, Arlecchino e Brighella. Nella redazione definitiva Pantalone fu sostituito da Pancrazio e le maschere da altri personaggi.



• La famiglia dell'antiquario


Recitata al teatro Sant'Angelo di Venezia nel 1750 con il sottotitolo La suocera e la nuora (la legittimità dei due titoli viene difesa dal Goldoni nella Prefazione), La famiglia dell'antiquario è ritenuta la prima commedia classica del Goldoni. L'azione principale si sviluppa intorno ai contrasti della contessa Isabella, moglie dell'antiquario Anselmo Terrazzani, di cui l'autore ci fornisce una caricatura irresistibile, e della nuora Doralice. La commedia, fondata sul contrasto tra nobiltà impoverita e borghesia danarosa, non ebbe una buona accoglienza. Curiosamente il testo ha incontrato maggiore fortuna nel teatro del Novecento.



• L'erede fortunata


Composta nel 1748 e rappresentata al Sant'Angelo di Venezia due anni dopo, L'erede fortunata fu un insuccesso. A parte qualche felice battuta, la commedia mancava di novità; il dialogo è scontato e, con la sola eccezione di Pantalone, non vi è alcun carattere vivo e originale. Tuttavia il Goldoni, consapevole della fragilità del lavoro, rispose alla sfiducia del pubblico, e a quei detrattori che nella caduta dell'Erede fortunata avevano creduto di vedere la sua fine, con la promessa di sedici nuove commedie.



• Il teatro comico


Commedia scritta nel 1750 e recitata per la prima volta a Milano, può considerarsi una sorta di grande prefazione al programma delle commedie nuove con cui l'autore si ripresentò al pubblico dopo l'insuccesso dell'Erede fortunata. È quindi un documento prezioso per seguire il processo di rinnovamento teatrale perseguito dal Goldoni. La commedia è costruita secondo la tecnica del teatro nel teatro: presenta infatti gli attori della compagnia Medebach, intenti a provare una specie di farsa intitolata Il padre rivale del figlio (un espediente analogo si trova nell'Impromptu de Versaille di Molière), che criticano il cattivo gusto secentesco e i lazzi e le tirate delle commedie all'improvviso. Il teatro comico fu portata al teatro Sant'Angelo di Venezia per due sole sere. Fu aspramente criticata dal Baretti nella Frusta letteraria del 15 marzo 1764. Ebbe invece successo a Vienna.



• Le femmine puntigliose


Le femmine puntigliose, del 1750, è una commedia di satira sociale. In essa viene rappresentato il contrasto tra la nobiltà e la borghesia, già presente, seppure in forma più lieve, nella Famiglia dell'antiquario. L'azione scenica è giocata sull'opposizione tra una ricca borghese (donna Rosaura, moglie di un mercante) e una nobildonna (la contessa Beatrice), entrambe infelici nella propria condizione. Dopo le rappresentazioni a Mantova, Milano e Venezia non è stata quasi più rappresentata, anche se vanta buone scene e arte abilissima.



• La bottega del caffè


È una delle più note e ammirate commedie del Goldoni, ideata e rappresentata nel 1750, l'anno delle sedici commedie nuove. Originariamente in dialetto, nel passaggio dalle scene alla stampa l'autore preferì italianizzare i dialoghi e abolire le maschere, facendo perdere in parte vivacità all'azione. La scena è nel caffè di un campiello veneziano, al centro del quale è il personaggio di don Marzio, chiacchierone e vanitoso, una delle figure più riuscite del teatro goldoniano. Attraverso il suo occhio pettegolo veniamo a conoscere le vicende dell'intero ambiente che ruota intorno al caffè.



• Il bugiardo


Ispirata al Menteur di Corneille (1642), che il Goldoni aveva visto recitare a Firenze in una poco felice traduzione, Il bugiardo diviene nel rifacimento un'opera inconfondibilmente goldoniana. Nonostante qualche difetto, la commedia è nell'insieme riuscita. Piacque e divertì il pubblico al suo debutto a Mantova nel 1750; è rimasta nel repertorio teatrale durante tutto l'Ottocento e viene riproposta anche ai giorni nostri. Personaggio centrale della commedia è Lelio, figlio di Pantalone, un bugiardo temerario che fa della bugia una specie di missione.



• L'adulatore


Fu piuttosto scarso il successo riscontrato da questa commedia, scritta e recitata per la prima volta a Mantova nel 1750. Si tratta di una satira sociale disegnata però senza particolare finezza, per cui la figura dell'adulatore, il segretario Sigismondo, non riesce autentica. Importante la Prefazione nell'edizione Pasquali.



• Il poeta fanatico


Con il titolo originario I poeti, il Goldoni scrisse questa commedia per ironizzare sugli improvvisatori e sul furore poetico che sembrava caratterizzare il suo secolo, così come nel dramma giocoso L'Arcadia in Brenta dell'anno precedente si era preso gioco dell'Arcadia e delle Accademie. Giudicata dallo stesso autore come una delle sue commedie più deboli, incontrò maggiore o minore favore di pubblico a seconda delle città in cui venne recitata.



• Pamela


Tratta dal celebre romanzo epistolare Pamela, or Virtue Rewarded di S. Richardson (1741), la Pamela goldoniana fu rappresentata nel 1750, l'anno memorabile delle sedici commedie. La commedia, che ha goduto di una lunga popolarità, narra le vicende di una giovane insidiata dal nobile padrone, alle cui lusinghe non cede fino a quando costui, superati i pregiudizi sociali e convinto dalle virtù di lei, la farà sua sposa. Il Goldoni rispetto al romanzo rovescia il tema sociale, fingendo che alla fine Pamela si riveli figlia di un nobile proscritto. Pamela rappresenta il prototipo della commedia “lagrimosa”: un filone che corre lungo tutta l'opera del grande commediografo. Il titolo della commedia è Pamela nelle edizioni Paperini e Bettinelli; nell'edizione Pasquali diventa Pamela fanciulla in modo da essere distinta dalla Pamela maritata del 1760.



• Il cavaliere di buon gusto


Presentata al pubblico veneziano del teatro Sant'Angelo nel dicembre del 1750 dopo il trionfo della Pamela, Il cavaliere di buon gusto fu accolta tiepidamente, anche perché mancava di una vera e propria azione drammatica. Con questa commedia il Goldoni ha voluto disegnare nella figura del conte Ottavio l'esempio del perfetto cavaliere: galante, garbato, amante della tavola, della cultura, dei buoni amici, ma anche attento alle trasformazioni sociali ed economiche, tanto da mettersi in affari con il mercante veneziano Pantalone.



• Il giuocatore


Questa commedia, rappresentata nel dicembre del 1750, è ispirata al Giocatore del commediografo francese J.-F. Regnard (1696). In essa vengono messi in risalto le conseguenze negative del vizio del gioco, che nel Settecento si era diffuso come una malattia in tutta Europa. Il Goldoni aveva già toccato l'argomento nell'intermezzo musicale Barcaiolo veneziano e anche nella Bottega del caffè.



• Il vero amico


Il 26 dicembre 1750 il Goldoni si presentò al pubblico veneziano con questa commedia di stampo secentesco, che tratta della lotta tra l'amore e l'amicizia (con la vittoria di quest'ultima), ottenendo un trionfo che lo consolò dell'insuccesso del Giuocatore. La commedia fu ripresa da Diderot nel suo dramma Le fils naturel ou les Epreuves de la vertu del 1757. Oggi la commedia, nonostante il successo e le molte traduzioni di cui ha goduto in passato, risulta scarsamente interessante. Il personaggio più autentico è Ottavio, un vecchio che inaugura la serie dei celebri “avari” goldoniani.



• La finta ammalata


Presentata con successo durante il carnevale del 1751 con il titolo Lo speziale, o sia la finta ammalata, questa commedia si confronta con il tema comico del malato immaginario, ricorrente nella tradizione teatrale. Come dichiara l'autore stesso nella Prefazione, lo spunto originario fu a lui fornito da L'amour médecin di Molière. Ben disegnato il personaggio di Rosaura, che si finge ammalata per amore, e dello speziale Agapito, il vero protagonista della commedia. Da La finta ammalata il Goldoni ricavò un dramma giocoso che fu musicato nel 1768 da F. J. Haydn.



• La dama prudente


Recitata durante il carnevale del 1751 dalla compagnia Medebach con scarso successo, la commedia, di tono moraleggiante, affronta il tema del cicisbeismo, già presente in Il cavaliere e la dama. Don Roberto si rammarica nel vedere la consorte donna Eularia servita, secondo la moda del tempo, da due cicisbei gelosi l'uno dell'altro; ma ancora di più si rammarica di provare anche lui un po' di gelosia.



• L'incognita


L'occasione di questa commedia “romanzesca”, il cui titolo originale suonava L'incognita perseguitata dal bravo impertinente, fu per Goldoni la necessità di misurarsi con l'odiato abate Chiari, che aveva messo in scena al teatro di San Samuele di Venezia tre lavori ricavati dal Tom Jones (1749) di Fielding. Il risultato tuttavia è deludente, e la commedia rappresentata nel 1751 rimase senza storia.



• L'avventuriere onorato


Si tratta di una commedia a sfondo autobiografico scritta alla fine del 1750 (rientra dunque nel ciclo delle sedici commedie nuove). Recitata il 13 febbraio 1751, fu replicata per otto sere consecutive sempre con favore di pubblico. Fu probabilmente la curiosità per la materia autobiografica a sostenere questa commedia: infatti l'autore adombra sé stesso sotto la figura di Guglielmo, falso avvocato e mercante fallito.



• La donna volubile


Portata sulle scene nell'anno delle sedici commedie nuove (1751) e recitata in maniera affrettata, la commedia non ebbe eccessiva fortuna. Eppure il tema della volubilità femminile, rispetto al quale Goldoni dichiara il debito all'Irresoluto di Destouches (1713), è trattato in maniera vivace, soprattutto in relazione al personaggio della giovane Rosaura. La commedia conserva una grazia tutta settecentesca e l'autore si diverte a scherzare sulla moda del tempo.



• I pettegolezzi delle donne


La commedia I pettegolezzi delle donne, recitata al Sant'Angelo di Venezia l'ultima sera di carnevale del 1751, fu molto applaudita dal pubblico, il quale, anche per l'uso del dialetto, riconobbe molto verosimili le vicende degli sposi promessi Checca e Beppo. È l'ultima delle sedici commedie promesse dal Goldoni, e l'autore si compiace nella Prefazione che il lavoro riuscisse gradito al pubblico anche a distanza di anni dalla prima rappresentazione. Il testo fu rimaneggiato da F. Riccoboni e messo in scena a Parigi il 4 febbraio 1767 con il titolo Les caquets.



• Il Molière


Fu la prima commedia realizzata dal Goldoni dopo la grande fatica delle sedici commedie. Allestita per il pubblico torinese, scarsamente interessato alla novità della riforma goldoniana, influenzato piuttosto dal teatro francese, venne applaudita la sera del suo debutto al teatro Carignano il 28 agosto 1751. La materia deriva dalla Vita di Molière del Grimarest e dal Tartufo di Molière. Ma la vera novità della commedia consiste nel fatto che è la prima del Goldoni a essere scritta in versi martelliani. Oggi, come accade per le altre commedie “storiche” di Goldoni, troviamo in questo lavoro scarsi motivi di interesse.



• La castalda


Scritta per l'attrice Maddalena Marliani-Raffi della compagnia Medebach, versatile interprete di tanti personaggi femminili del teatro goldoniano, la commedia svolge il tema della serva-padrona. Tra le fonti ricordiamo La serva padrona di Pergolesi (1733) e l'intermezzo del Fagiuoli Serva scaltrita sa farsi padrona. La castalda apre la serie delle commedie ispirate alla villeggiatura; infatti la scena è in una villa di proprietà di Pantalone sulla riviera del Brenta. Alla recita dell'autunno del 1751 il pubblico rimase piuttosto freddo, probabilmente impreparato a riconoscere l'arguzia dei dialoghi. Al centro della vicenda è Corallina, la serva che riesce a sedurre e sposare il vecchio padrone. Nel 1755, quando il Goldoni diede alle stampe la commedia, oltre a rifare alcune scene, sostituì con l'italiano il vivace veneziano di Corallina, ma il risultato non fu felicissimo.



• L'amante militare


Commedia di argomento inconsueto per il teatro goldoniano, ma che ha un precedente nell'intermezzo per musica Il quartiere fortunato, scritto dall'autore nel 1744. Il titolo allude alla professione dei due protagonisti della vicenda, l'alfiere don Alonso e il tenente don Garzia. Il primo incarna l'ideale goldoniano del buon soldato (che ha senso del dovere e dell'onore, senza spavalderie, fedele all'amore); a lui si contrappone don Garzia (il soldato spavaldo che tratta con leggerezza le donne). Alla commedia, che pure non manca di azione e vivacità, nuoce il linguaggio letterario. Il pubblico accolse bene questa commedia, rappresentata nell'autunno del 1751 a Venezia, grazie soprattutto al personaggio di Corallina, interpretata dalla Marliani-Raffi; in seguito però non fu più ripresa.



• Il tutore


Questa commedia fu rappresentata durante il carnevale del 1752. Contravvenendo alle convenzioni della tradizione teatrale che faceva del tutore un personaggio avido ed egoista, il Goldoni porta sulle scene un tutore onesto e accorto, rappresentandolo nel personaggio di Pantalone. La commedia ha goduto di un discreto successo fino ai primi decenni dell'Ottocento; in seguito non è più stata oggetto di attenzioni particolari.



• La moglie saggia


Commedia del 1752 che per i primi due atti può essere considerata al livello delle migliori opere del teatro goldoniano. Torna il tema della moglie virtuosa, che l'autore aveva già rappresentato nella Buona moglie: Rosaura, moglie trascurata del conte Ottavio per la capricciosa marchesa Beatrice, offre un esempio borghese (è figlia di Pantalone) della fedeltà e della saggezza coniugali. Assolutamente fuori del comune la scena VII del II atto, nella quale Rosaura si fa ricevere dalla rivale per chiedere consiglio su come riconquistare l'amore del marito. Dal terzo atto in poi, però, l'autore riporta la storia nel meccanismo convenzionale, sacrificando alla necessità del lieto fine la novità dell'invenzione.



• Il feudatario


Commedia che ebbe molto successo di pubblico, non solo in Italia, ma anche in Austria e in Germania. Rappresentata nel corso del carnevale del 1752, è ambientata nel feudo di Montefosco (nella realtà Sanguineto nel veronese). L'azione scenica è incentrata sulla protesta dei tre deputati di Montefosco contro le pretese del nuovo marchese Florindo, feudatario del luogo. Goldoni mette in scena per la prima volta della gente di campagna.



• Le donne gelose


Con Le donne gelose il Goldoni chiude al Sant'Angelo la stagione teatrale del 1752, mettendo in scena uno squarcio di vita veneziana, colto tra la Frezzaria e il Ridotto in una giornata di carnevale. Al centro della vicenda sono il gioco del lotto e il personaggio di una vedova non più giovane, ma che non intende per questo rinunciare alla sua femminilità e alla libertà che le deriva dal denaro (questa parte fu recitata con grande bravura dalla Marliani-Raffi, che ispirerà poco dopo il personaggio della Locandiera). Il titolo pone l'accento sulle donne gelose della vedova piuttosto che sulla figura della protagonista. La commedia, in dialetto veneziano, incontrò un buon successo anche fuori di Venezia.



• La serva amorosa


Questa commedia fu recitata a Bologna dalla compagnia Medebach nel 1752 con esito assai felice, del che lo stesso Goldoni si dichiarò sorpreso. L'autore aveva studiato il personaggio della serva devota appositamente per la Marliani-Raffi, e il merito del successo è da attribuire probabilmente proprio alla bravura dell'attrice. Per il resto la commedia presenta spunti piuttosto convenzionali, come l'odio della matrigna per il figliastro Florindo oppure la finta morte di Ottavio.



• I puntigli domestici


Il Goldoni ritenne questa sua commedia “sfortunata”, perché, a differenza della Serva amorosa dalla quale non si aspettava successo, ai Puntigli amorosi aveva pronosticato un esito favorevole; ma con suo rammarico fu meno applaudita di altri suoi lavori, sia a Milano, dove venne rappresentata per la prima volta nell'estate del 1752, sia nell'autunno di quello stesso anno a Venezia. La causa della debolezza va ricercata probabilmente nel carattere troppo convenzionale dei personaggi, ma anche nella lentezza dell'azione.



• La figlia obbediente


La figlia obbediente fu accolta favorevolmente dal pubblico veneziano al suo debutto nell'autunno del 1752, e la sua fortuna continuò fino ai primi decenni dell'Ottocento. In effetti, anche se l'argomento è piuttosto convenzionale (Florindo, figlio di un mercante livornese ama riamato Rosaura, figlia di Pantalone, il quale l'ha però promessa al ricco conte Ottavio), l'azione presenta motivi di interesse specialmente nella cura con cui sono delineati i caratteri.



• I mercatanti


La commedia, in origine intitolata I due Pantaloni, fu scritta nel 1753 per l'attore Antonio Mattiuzzi, detto il Collalto, che fu chiamato a sostenere contemporanemente due ruoli, quello del padre e quello del figlio. Il vecchio Pantalone è ormai sull'orlo del fallimento a causa dei vizi del figlio, quando viene salvato da un mercante olandese. Con questa commedia il Goldoni intese offrire un modello positivo di esercizio della mercatura. Quando il Goldoni diede alle stampe la commedia, eliminò il dialetto e le maschere; in questa nuova veste, e specialmente per l'esaltazione delle virtù borghesi che essa contiene, fu tradotta in varie lingue.



• La locandiera


Rappresentata per la prima volta a Venezia al teatro Sant'Angelo nel carnevale del 1753, La locandiera costituisce uno dei vertici dell'invenzione goldoniana e il punto di arrivo più maturo della sua "riforma" del teatro comico. Al centro della vicenda è il personaggio di Mirandolina, corteggiata da un conte, un marchese e un cavaliere ospiti della sua locanda, ma che alla fine sceglie di sposare il servo Fabrizio. Mirandolina è un personaggio tratteggiato con assoluto realismo, che non conserva più nulla delle convenzioni proprie della maschera di Colombina, da cui pure deriva. La locandiera è di gran lunga la più fortunata commedia di Goldoni.



• Le donne curiose


Al centro della commedia è la curiosità di alcune donne verso una setta dalla quale le donne sarebbero escluse. Se l'autore volesse riferirsi alla massoneria non è dato sapere. La commedia fu rappresentata con successo al teatro Sant'Angelo nel corso del carnevale del 1753. Interessò soprattutto per il mistero che l'autore aveva saputo costruire intorno alla setta.



• Il contrattempo


Sull'argomento di questa commedia, recitata nel carnevale del 1753 a Venezia, il Goldoni aveva già prodotto uno scenario dal titolo L'uomo imprudente. Il carattere che l'autore voleva rappresentare era quello di un uomo che in tutte le sue azioni agisse con imprudenza. La rappresentazione veneziana di fatto non incontrò un gran successo. Goldoni fu accusato di aver caricato troppo il personaggio fino a farlo apparire come una sorta di pazzo. Nell'Ottocento la commedia fu ripresa con Adelaide Ristori nella parte di Rosaura.



• La donna vendicativa


Con questa commedia il Goldoni si congeda dal teatro Sant'Angelo e dalla compagnia di Girolamo Medebach, dopo cinque anni di intensa e ininterrotta collaborazione, per legarsi al teatro San Luca. La donna vendicativa è uno scherzo di Goldoni alla bravissima attrice Teodora Marliani-Raffi, per cui egli aveva creato i personaggi femminili di tante sue commedie, e che ora viene rappresentata sulla scena animata da spirito di vendetta per il tradimento subito. Il testo fu consegnato, secondo gli impegni, per il carnevale del 1752, ma il Medebach lo portò sulla scena la prima sera dell'autunno seguente.



• Il geloso avaro


Con Il geloso avaro, commedia rappresentata per la prima volta a Livorno nell'estate del 1753, Goldoni inaugura nell'autunno dello stesso anno la nuova stagione teatrale al San Luca di Venezia, dopo la collaborazione quinquennale con il Sant'Angelo. La commedia non piacque al pubblico veneziano, diversamente da quanto era avvenuto a Livorno. Protagonista dell'azione è Pantalone geloso della moglie, Donna Eufemia, e insieme avaro. Lo stesso tema si trova già nell'Avaro di Molière.



• La donna di testa debole


La donna di testa debole o sia La vedova infatuata è la commedia che il Goldoni aveva scritto per il suo debutto al teatro San Luca nell'autunno del 1753; doveva precedere nella recita Il geloso avaro, ma lo impedì un capriccio della prima attrice, la quale, avendo saputo che l'autore non sarebbe stato presente la sera della “prima”, si rifiutò di recitare. La commedia era stata concepita dal Goldoni in modo che potessero prendere parte alla recitazione tutti gli attori della numerosa compagnia del San Luca. Il lavoro aveva già superato positivamente il giudizio del pubblico a Livorno, durante l'estate, ma a Venezia l'accoglienza non fu ugualmente calorosa.



• La cameriera brillante


L'importanza di questa commedia, rappresentata al teatro San Luca nel carnevale del 1754 (ma aveva già fatto una breve apparizione nell'autunno dell'anno precedente, senza lasciare nel pubblico una particolare impressione), va ricercata sia nella realizzazione del personaggio di Argentina, un'altra Mirandolina, sia nell'azione scenica che presenta nel terzo atto la recitazione di una commedia nella commedia, nella quale i personaggi recitano ognuno una parte che è in netto contrasto con il proprio carattere.



• Il filosofo inglese


Il filosofo inglese è una commedia in versi martelliani, in cinque atti, che il Goldoni fece recitare al San Luca nel carnevale del 1754 sulla scia del successo della Sposa persiana. Fu apprezzata dal pubblico e replicata per molte sere di seguito. Qui il Goldoni mette in scena il personaggio di un filosofo inglese ingiustamente vilipeso e satireggiato, il quale si difende dalle accuse dei suoi detrattori dimostrando calma e virtù, fino alla vittoria finale. Dietro il filosofo inglese l'autore adombra sé stesso. La commedia conserva un certo valore storico per le critiche di cui fu fatta oggetto da parte del poeta dialettale Giorgio Baffo, a cui rispose con equilibrio Carlo Gozzi.



• Il vecchio bizzarro


Recitata durante il carnevale del 1754 al teatro San Luca, Il vecchio bizzarro (o anche El cortesan vecchio o El cortesan antigo) rappresentò uno dei maggiori insuccessi del Goldoni, che sembra bruciare all'autore ancora a distanza di tre anni, in occasione della pubblicazione del testo nel 1757. L'aggettivo "bizzarro" va inteso nel significato di 'piacevole, brillante'.



• Il festino


La commedia Il festino fu recitata negli ultimi giorni di carnevale del 1754, dopo l'insuccesso del Vecchio bizzarro. Scritta in soli cinque giorni, come ricorda il Goldoni nella Prefazione, costituisce un'indubbia prova delle sue capacità di improvvisazione. L'autore ritenne che il modo migliore di smentire i suoi detrattori fosse la realizzazione di una nuova buona commedia. Con Il festino il Goldoni ritorna a colpire il cicisbeismo. Anche se l'esito non è felicissimo, alcuni personaggi e alcune scene sono apprezzabili per la loro verosimiglianza.



• L'impostore


L'impostore è una commedia in tre atti, scritta dal Goldoni a Modena nella primavera del 1754. L'autore, benché non del tutto ristabilito da una malattia che lo aveva colpito, non poté resistere alle insistenze di padre G. B. Roberti che lo pregava di allestire una commedia in prosa appositamente per le recite del collegio dei Gesuiti della città. Il lavoro trae spunto da un episodio accaduto all'autore stesso negli anni 1742-43, al tempo delle guerre franco-spagnole, quando svolgeva a Venezia le funzioni di console della Repubblica di Genova. Allora ebbe a che fare con un “impostore” che per sette lunghi mesi si spacciò per capitano di una potenza europea (l'episodio viene rievocato nella Prefazione). Tra i personaggi della commedia troviamo, oltre a Orazio Sbocchia, il finto capitano, lo stesso Goldoni con il nome arcadico di Polisseno, nonché il fratello Giampaolo (sotto le spoglie di Ridolfo). Molte scene risultano ricche di spirito e questo spiega il successo nei Collegi anche di Bologna, Reggio e Milano.



• La madre amorosa


Fu recitata al San Luca nell'autunno del 1754, anche se era già pronta per il carnevale, come si apprende dalla Prefazione. Il pubblico veneziano accolse senza eccessivi entusiasmi la commedia, che presenta un argomento insolito per il teatro comico: una madre vedova "cede" alla figlia, desiderosa di sposarsi, l'uomo che ama e da cui è riamata.



• Terenzio


Commedia con cui il Goldoni dovette pagare il suo tributo al pubblico veneziano nello sforzo di emulare l'abate Chiari, il quale andava raccogliendo i più larghi consensi al teatro Sant'Angelo con le sue tragicommedie in versi martelliani. Tre anni dopo il Molière, il Goldoni portò quindi sulla scena un altro commediografo, Terenzio, alle prese con l'amore per una schiava, contesagli contemporaneamente da un senatore. La commedia in versi, rappresentata nell'autunno del 1754, costruita con sapienza narrativa, procurò un certo successo al Goldoni.



• Torquato Tasso


Con questa commedia, che inaugurò il carnevale del 1755 al teatro di San Luca, il Goldoni cedeva ancora una volta, dopo il Molière e il Terenzio, alla moda delle commedie storiche in versi. Per la materia, del tutto leggendaria, il Goldoni, come scrive anche nella Prefazione, attinse al Grand dictionaire historique del Moréri (1674). L'intreccio della commedia ha origine dall'equivoco sul nome di Eleonora, che era quello della donna amata dal Tasso e di altre tre donne della corte del Duca di Ferrara, città dove è ambientata la scena. La commedia piacque al pubblico e fu ripresa anche nel corso dell'Ottocento.



• Il cavalier Giocondo


Intitolata inizialmente I viaggiatori, quando il Goldoni pubblicò questa commedia, che è in versi martelliani, preferì chiamarla Il cavalier Giocondo, dal nome del protagonista, un parvenu fanatico dei viaggi e delle abitudini straniere. La sua caricatura, così come quella della moglie (madama Possidaria), riesce piuttosto gradevole. L'autore dovette essere soddisfatto dell'esito del Cavalier Giocondo, portato sulle scene durante il carnevale del 1755, se di lì a poco ne ricavò il melodramma giocoso Il viaggiatore ridicolo.



• Le massere


Commedia in cinque atti, in versi dialettali, rappresentata nelle ultime sere del carnevale del 1755 al San Luca. Come dichiara il Goldoni nella Prefazione, il lavoro risponde all'intento dell'autore di rallegrare il pubblico negli ultimi giorni di carnevale con una commedia di carattere veneziano. Questo era già avvenuto con la Putta onorata, con la Buona moglie, con i Pettegolezzi delle donne e con le Donne gelose. Il pubblico gradì molto la commedia, nella quale si intrecciano le voci dei diversi personaggi con un andamento corale che avrà il suo esito più alto nel Campiello dell'anno seguente, e una vivacità dei dialoghi che resta memorabile.



• I malcontenti


Con I malcontenti, commedia in tre atti pronta fin dall'aprile del 1755 e rappresentata una sola volta a Verona durante l'estate, il Goldoni torna alla prosa dopo la lunga parentesi delle commedie in versi martelliani, a cui era stato obbligato dalla moda imposta dall'abate Chiari. La commedia, che precorre il tema che l'autore affronterà nelle Smanie per la villeggiatura, fu accolta piuttosto freddamente dal pubblico veronese: a Venezia, dove la commedia avrebbe dovuto recitarsi, la rappresentazione era stata impedita dalla censura, con l'intento di stroncare la disputa troppo accesa tra i seguaci di Goldoni e quelli di Chiari.



• La buona famiglia


Rappresentata all'inizio dell'autunno del 1755, La buona famiglia, commedia di buoni sentimenti, ebbe un'accoglienza negativa da parte del pubblico veneziano, cosa di cui il Goldoni si rammarica nella Prefazione. Al Goldoni era accaduto altre volte di presentare sulla scena personaggi virtuosi, ma gli esiti erano stati molto diseguali: si pensi al successo che il pubblico aveva riservato alla Putta onorata e alla Buona moglie, e alla tiepida accoglienza dimostrata invece al Padre di famiglia. Di fatto l'idillio coniugale di Fabrizio e Costanza - ai quali viene contrapposta la coppia Raimondo e Angiola - riesce ne La buona famiglia sdolcinato e poco verosimile.



• Le donne de casa soa


Con il titolo Le donne de casa soa il Goldoni allude alla laboriosità e alla forza di carattere di sior'Anzola e siora Betta, le due massaie protagoniste di questa commedia in versi dialettali, con cui il commediografo di nuovo trionfa al San Luca nell'autunno del 1755, dopo l'insuccesso della Buona famiglia. Al centro dell'azione c'è l'amore contrastato di Checca, priva di dote, e Tonino, timido innamorato che non sa fronteggiare l'opposizione dello zio Isidoro. Solo grazie all'astuzia e alla chiacchiera di sior'Anzola e siora Betta il matrimonio verrà finalmente celebrato. La commedia ha il suo maggiore motivo di interesse nella verosimiglianza con cui l'autore ha saputo rappresentare la realtà della piccola borghesia veneziana.



• La villeggiatura


Il tema squisitamente settecentesco della villeggiatura, assai caro al Goldoni che lo aveva già affrontato nei Malcontenti (la cui recita era stata però proibita a Venezia), viene riproposto in questa commedia rappresentata con discreto successo durante il carnevale del 1756. Bisognerà però attendere la famosa trilogia per avere sull'argomento delle commedie degne della migliore arte goldoniana. Nella Villeggiatura l'autore si sofferma a rappresentarci le “avventure” degli ospiti della casa di campagna di don Gasparo e l'intera commedia è giocata sul contrasto di carattere tra i diversi personaggi, in particolare tra donna Lavinia, costante e fedele, e Florida, più leggera e volubile.



• Il raggiratore


Rappresentata durante il carnevale del 1756 al teatro San Luca di Venezia, Il raggiratore, commedia di tre atti in prosa, costituì un fiasco clamoroso, anche se portata in seguito a Milano, Roma e Firenze ottenne migliore fortuna. Le circostanze dell'insuccesso (sconcertante per il Goldoni, dopo il successo della tragicommedia di argomento orientale L'Ircana in Julfa) sono oggetto delle riflessioni dell'autore nella Prefazione. La commedia offre alcuni momenti di autentica comicità, ma nell'insieme l'azione risulta slegata. Il protagonista è il finto conte Nestore, in realtà un contadino, il quale riesce a raggirare il nobile ma spiantato Don Eraclio.



• La donna stravagante


La donna stravagante, commedia di cinque atti in versi martelliani che fu recitata al San Luca durante il carnevale del 1756 con buon successo di pubblico. Gasparo Gozzi in una lettera dell'11 febbraio 1756 dichiara di averla ascoltata con piacere due volte. L'azione è costruita intorno agli equivoci generati dal carattere orgoglioso e ostinato della protagonista femminile (donna Livia), la quale, in seguito alla morte dei genitori, vive insieme alla sorella minore nella casa dello zio paterno. Difficile stabilire se il Goldoni avesse letto la Bisbetica domata di Shakespeare, da cui avrebbe potuto ricavare lo spunto per il tema delle due sorelle e per la priorità obbligatoria del matrimonio della maggiore. In ogni caso il carattere di Livia è assolutamente goldoniano.



• Il campiello


Scritto dal Goldoni appositamente per le ultime sere di carnevale del 1756, Il campiello ottenne un successo strepitoso non solo a Venezia, dove trionfò la sera del 19 febbraio, ma anche a Milano e dovunque fu rappresentata. La forza del Campiello consiste in gran parte nella spontaneità e autenticità dei dialoghi. La scena si svolge per l'appunto in un campiello, dove le persone accorrono per partecipare al gioco del lotto. È la rappresentazione di un mondo popolare che Goldoni sa riscoprire e descrivere nella sua più autentica genuinità.



• L'avaro


Non è necessario fare riferimento a Plauto o a Molière per dar conto della scelta di Goldoni di trattare questo soggetto. Gli "avari" del teatro comico erano stati tanti e il nostro autore aveva già rappresentato questo carattere nel Vero amico e nel Geloso avaro. La commedia, costituita di un solo atto in prosa, fu commissionata al Goldoni dal marchese Francesco Albergati di Bologna a uso della sua piccola compagnia di attori dilettanti, formata dai cavalieri e dalle dame che frequentavano la sua dimora. La recita ebbe luogo nel 1756 e, secondo il giudizio dell'autore, venne eseguita in maniera perfetta. L'avaro ebbe un certo successo anche fuori d'Italia: si conoscono sue traduzioni in tedesco, in francese, in spagnolo e in catalano.



• L'amante di sé medesimo


Recitata per la prima volta a Milano nel settembre del 1756, quindi a Venezia nel mese di ottobre, L'amante di sé medesimo, commedia di cinque atti in versi martelliani, fu sempre molto applaudita e anche ripresa più volte nel corso dell'Ottocento, con il titolo mutato L'egoista. Il Goldoni credette, come dichiara nella prefazione, di avere creato nella figura del conte dell'Isola un carattere ben definito, ma l'intenzione di dar vita a un personaggio preoccupato soprattutto di far salva la propria tranquillità non sortì il risultato artistico sperato.



• Il medico olandese


Rappresentata prima a Milano nell'estate del 1756 e solo in seguito a Venezia, Il medico olandese, commedia in versi martelliani, divertì il pubblico e piacque alla critica. La scena è a Leida, in Olanda, nella casa di monsieur Bainer, medico di professione, il quale oppone la sua onestà intellettuale e morale alla falsa scienza perseguita da quattro accademici suoi antagonisti. Una parte di rilievo viene affidata al personaggio della nipote del medico, madama Marianna, attraverso il quale l'autore inserisce il motivo tutto settecentesco della buona educazione delle fanciulle.



• La donna sola


La donna sola è una commedia in versi martelliani, rappresentata per la prima volta a Venezia nel carnevale del 1757 senza incontrare un grande successo. La vicenda, ambientata a Milano, ha per protagonista donna Berenice, una vedova che, pur avendo numerosi cavalier serventi che la lusingano, finisce per essere piantata da tutti nel momento in cui le sarebbe più necessario un consiglio o un appoggio. L'invenzione scenica ha una certa originalità nel fatto che un unico personaggio femminile è circondato da ben sei personaggi maschili.



• La pupilla


La pupilla, commedia di cinque atti in endecasillabi sdruccioli, fu scritta dal Goldoni nel 1757 al fine di completare il decimo e ultimo tomo dell'edizione Paperini, ma anche a giudizio dell'autore difficilmente rappresentabile. Si può considerare un divertissement predisposto dal Goldoni a uso di quei letterati che lo trattavano da ignorante, ai quali volle offrire una garbata parodia del teatro cinquecentesco. Questa la trama: la giovane e ingenua Caterina è contesa da Messer Luca, suo tutore, e dal giovane Orazio; l'intreccio si scioglierà quando la vecchia nutrice avrà rivelato che Caterina è figlia di messer Luca.



• Il cavaliere di spirito


Il Goldoni scrisse Il cavaliere di spirito o sia La donna di testa debole per la compagnia del marchese Francesco Albergati: la commedia, in versi martelliani, fu recitata nella villa di Zola, presso Bologna, nell'estate del 1757, poi tornò più volte sulla scena a Bologna e a Modena, sempre recitata da dilettanti. Al San Luca di Venezia approdò nel carnevale del 1764. L'azione teatrale ruota intorno al personaggio di donna Florida, la cui fedeltà al promesso sposo che la guerra ha portato lontano vacilla per la presenza del conte Roberto. Lo spunto per la commedia fu fornito al Goldoni da un racconto di Marmontel dal titolo Lo scrupolo o l'amore malcontento stampato nel 1756 nel «Mercurio di Francia».



• La vedova spiritosa


Il Goldoni scrisse nei Mémoires di aver ricavato lo spunto per la Vedova spiritosa da una novella di Marmontel intitolata Lo scrupolo o l'amore malcontento, da lui letta nel 1756 nel «Mercurio di Francia». Egli si era ispirato alla stessa novella anche per Il cavaliere di spirito, ma in quell'occasione non aveva dichiarato la fonte. La commedia conserva pochissimo della trama originale. Il personaggio principale è donna Placida, una vedova che vorrebbe mantenere la sua libertà, ma che cade con molta facilità nelle braccia di un lezioso avvocato (don Fausto). La vedova spiritosa, in versi martelliani, fu recitata per la prima volta a Venezia nell'autunno del 1757. Della commedia esiste anche una riduzione in prosa.



• Il padre per amore


Il padre per amore, commedia in versi martelliani recitata a Venezia con successo nell'autunno del 1757, rappresenta la vicenda di due fratelli rivali in amore in un contesto di personaggi e situazioni da teatro secentesco (la fanciulla alla ricerca dell'amante infedele; la cameriera travestita; il capitano che torna dalle Americhe ecc.). Viene considerata dalla critica una delle commedie meno felici del Goldoni. Lo spunto venne dalla Cènie di M.me Graffigny, che il Goldoni vide recitare da una compagnia di comici francesi a Parma nel 1756 e della quale esisteva una traduzione italiana di Gasparo Gozzi.



• Lo spirito di contraddizione


La commedia, in versi martelliani, fu rappresentata per la prima volta a Venezia nel carnevale del 1758. La vicenda è incentrata sul personaggio di donna Dorotea, la quale ha l'ossessione di voler contraddire perché convinta di essere costantemente contraddetta. Sarà merito del conte Alessandro, un perfetto “uomo di mondo”, se la donna guarirà dalla malattia che la portava ad apparire insopportabilmente puntigliosa. Bisogna credere al Goldoni quando dichiara che al tempo della composizione della commedia non conosceva affatto l'Esprit de contradiction (1700) del Dusfreny, uno scherzo comico di un solo atto che egli avrebbe visto solo più tardi rappresentato a Parigi. La commedia godette del favore del pubblico e della critica, e fu portata diverse volte sulla scena nel corso dell'Ottocento.



• Il ricco insidiato


Il ricco insidiato è una commedia in versi martelliani d'intento didattico-morale. L'intreccio si svolge intorno alle sorti del conte Orazio, il quale, diventato ricco grazie a un'improvvisa eredità, si vede circondato da falsi amici e abili sfruttatori. L'azione non manca di alcune scene ben costruite, come la scena VI del III atto in cui la scaltra Brigida tesse le lodi della figlia Rosina. L'accoglienza presso il pubblico veneziano nell'autunno del 1758 al San Luca fu tiepida; maggiore fortuna incontrò nel secolo seguente.



• Le morbinose


Il titolo Le morbinose (in dialetto veneziano "morbinoso" significa 'allegro, scherzoso') allude alla lieta intraprendenza della giovane Marinetta, che in tempo di carnevale, con l'aiuto della fida cameriera Tonina, intenta uno scherzo a un simpatico e benestante milanese, il conte Ferdinando, fingendosi innamorata di lui. Lo scherzo riesce, ma Marinetta finisce per innamorarsi per davvero. La commedia in versi dialettali è molto piacevole, specialmente nei primi due atti; i personaggi sono ben delineati, e la spiritosa Marinetta è una delle figure femminili più vive e convincenti del teatro goldoniano. Le morbinose, recitata negli ultimi giorni di carnevale del 1758, ebbe un'accoglienza molto calorosa e la sua fortuna continuò anche in seguito.



• Le donne di buon umore


Le donne di buon umore non è altro che la traduzione in prosa italiana che il Goldoni fece delle Morbinose per il teatro Tordinona di Roma. La commedia, ridimensionata in tre atti e recitata nel 1758, lo stesso anno della "prima" veneziana, non ebbe quella accoglienza calorosa che il pubblico aveva riservato alla versione originale. In effetti la prova risulta infelice: l'azione scenica viene ridotta e i personaggi, abbandonato il dialetto, perdono di efficacia, a cominciare da Marinetta che, trasformata in Costanza, smarrisce molta della spontaneità e della grazia originarie.



• L'apatista


Questa commedia, come L'avaro e Il cavaliere di spirito, fu composta dal Goldoni per il teatro del marchese Francesco Albergati e rappresentata nella villa di Zola nell'estate del 1758. Essendo ideata esclusivamente per un teatro di dilettanti, presenta pochi personaggi. L'azione scenica muove intorno alla difficile scelta della contessina Lavinia, alle prese con tre corteggiatori di indole diversissima: lo smargiasso capitan Giacinto, il filosofo apatista cavaliere Ansaldo e l'appassionato amante don Paolino, destinato ad avere la meglio sugli altri due pretendenti.



• La donna bizzarra


Scrive il Goldoni nella Prefazione alla Donna bizzarra che nel 1758, pressato dagli impegni, per non deludere le aspettative del marchese Francesco Albergati, il quale attendeva con ansia una nuova commedia per il suo teatro di Zola, fu costretto ad adattare una commedia già rappresentata, La donna stravagante del 1756. A giustificare il titolo della commedia è il personaggio della protagonista, la vedova contessa Ermelinda, alle prese con ben quattro corteggiatori, nessuno dei quali tuttavia corrisponderà alle sue esigenze. Dell'adattamento nessuno si accorse e la commedia godrà nel corso dell'Ottocento di una certa fortuna.



• La sposa sagace


La Sposa sagace, commedia in versi martelliani rappresentata a Venezia nell'autunno del 1758, ha come protagonista la giovane Barbara, che nasconde al padre (il benestante don Policarpio) e alla sua nuova moglie (donna Petronilla), gelosa della figliastra, le sue nozze segrete con il conte d'Altomare. Più che nella disposizione dell'intreccio, l'abilità del commediografo risalta nel disegno del carattere dei personaggi, specialmente di donna Petronilla che ama circondarsi di cicisbei, i quali però frequentano la sua casa solo per incontrare la giovane Barbara. La commedia, ambientata a Palermo, ha un'inconfondibile grazia da opera buffa. La sposa sagace fu accolta favorevolmente dal pubblico e riproposta a lungo sulle scene anche nel XIX secolo.



• La donna di governo


La donna di governo, scritta contemporaneamente alla Sposa sagace e recitata per quattro sere di seguito nell'ottobre del 1758 al San Luca di Venezia, ripropone il tema della serva padrona, già presentato dal Goldoni nella Castalda (1751) e nella Cameriera brillante (1753). L' azione di questa commedia, in versi martelliani, si svolge a Milano nella casa del signor Fabrizio, un vecchio benestante che la governante ha circuito per interesse. Il piano di Valentina (è questo il nome della governante), che ha raggirato il vecchio per derubarlo a vantaggio del suo amante, viene fortunatamente sventato dalle due giovani nipoti del signor Fabrizio, le quali mal sopportano di vedere dileguarsi la loro parte di eredità.



• La donna forte


Il titolo con cui questa commedia in versi martelliani debuttò sulle scene nell'autunno del 1758 al San Luca di Venezia fu La sposa fedele. Il Goldoni nella prefazione accenna alle difficoltà incontrate dalla commedia nella sua veste originaria, giudicata moralmente sconveniente dalla censura veneziana, che ne proibì la rappresentazione perché un rappresentante della nobiltà, già sposato, non poteva tentare una donna onorata con promesse di matrimonio e poi addirittura cercare di far uccidere il rivale. L'autore fu costretto a cambiare il titolo e a rivedere l'intreccio. L'esito della commedia, così modificata, non fu felice e Goldoni attribuì la ragione di ciò alla forzata revisione. La commedia fu invece stampata nella sua forma originale.



• I morbinosi


A un anno esatto dalle Morbinose (in dialetto veneziano "morbinoso" significa 'allegro, scherzoso'), il Goldoni scrisse nel 1759, per le ultime sere di carnevale, I morbinosi, commedia in versi dialettali, con la quale il commediografo, in partenza per Roma, prende temporaneo congedo dal teatro San Luca. Si tratta di un'azione scenica corale, ma a differenza della commedia gemella non fece presa sul pubblico. Il Goldoni attribuì il cattivo esito della rappresentazione alla sua assenza.



• La scuola di ballo


Scritta dal Goldoni in occasione del suo rientro a Venezia dopo la parentesi romana del 1759, La scuola di ballo è una commedia in terzine. L'esperimento che dovette costare non poca fatica all'autore, data la scarsa dimestichezza con il metro della terzina, doveva secondo le sue intenzioni, riconquistare il pubblico veneziano del teatro San Luca, che durante l'assenza del commediografo aveva chiuso le recite con gravi perdite. Tuttavia la commedia, nonostante il tema alla moda, non ottenne i risultati sperati, mentre il concorrente teatro San Samuele portava in trionfo Bartolomeo Sacchi con i suoi lazzi di Arlecchino.



• Gl'innamorati


Il Goldoni, durante il viaggio di ritorno da Roma nell'estate del 1759, si fermò due mesi a Bologna; qui scrisse Gl'innamorati, considerata non a torto una delle sue commedie più belle. Pensata in un primo tempo in versi sdruccioli, fu composta alla fine in prosa in due sole settimane e con esito assai felice. La commedia infatti fu recitata tra gli applausi del pubblico nell'autunno seguente, ed ebbe successo ovunque fosse rappresentata. Negli Innamorati, come in generale nelle commedie di questo periodo, l'interesse del commediografo è concentrato sui caratteri dei personaggi, delineati con grande finezza e profondità psicologica. Protagonisti sono Eugenia e Fulgenzio, innamorati dal carattere puntiglioso: l'intera commedia è un susseguirsi di scontri e ripicche, condotti con magistrale perizia dall'autore fino al lieto fine di prammatica.




• Pamela maritata


La Pamela maritata è la continuazione della Pamela, la fortunata commedia che il Goldoni aveva ricavato nel 1750 dal romanzo epistolare di S. Richardson Pamela, or Virtue Rewarded (1741). Quella goldoniana non è la sola continuazione della Pamela: già l'abate Chiari a Venezia e il Cerlone a Napoli si erano impadroniti della vicenda per modificarne il finale. Rispetto alle fantasiose invenzioni di questi ultimi, il Goldoni si limita a rendere Milord Bonfil geloso della giovane sposa. L'elemento larmoyant, già presente nella prima commedia, risulta qui ancora più accentuato. Il pubblico del teatro Capranica di Roma, dove la Pamela maritata debuttò nel carnevale del 1760, sembrò gradire il lavoro, forse per la popolarità della storia. La commedia conobbe diverse traduzioni: in Germania, in Spagna e anche in Francia. Il Goldoni dedicò la Pamela maritata a Voltaire.



• L'impresario delle Smirne


L'impresario delle Smirne servì al Goldoni per inaugurare la stagione del carnevale del 1760. La commedia, originariamente in versi martelliani, fu ridotta in prosa nella versione a stampa dell'edizione Pasquali; di fronte ad alcuni innegabili miglioramenti, si registra anche la soppressione dei dialetti che identificavano sommariamente, ma con molta efficacia, le tre cantanti che si contendono il primato sulla scena: la fiorentina Lucrezia, la bolognese Annina e la veneziana Tognina. L'azione trae spunto dalla necessità di mettere insieme una compagnia per il teatro d'opera delle Smirne (come si designava correntemente la Turchia). Il pubblico sembrò gradire molto la commedia, che venne replicata per diverse sere: il tema leggero, da opera buffa, dà luogo a scene di autentico divertimento.



• La guerra


La guerra, rappresentata nel carnevale del 1760 al pubblico del teatro San Luca, ha per il tema trattato due antecedenti nel teatro goldoniano: l'Amante militare (1744) e l'Impostore (1754). L'invenzione di Goldoni muove verso due direzioni: l'esaltazione dei caratteri militari virtuosi (vedi il profilo morale dei due comandanti don Egidio e don Sigismondo) e alcune caratterizzazioni di personaggi, come donna Florida, il cui cuore è diviso tra il sentimento per il soldato don Faustino assediante e l'amore per il padre comandante della fortezza assediata, o don Palidoro, un profittatore per il quale la guerra è un affare vantaggioso.



• I rusteghi


La commedia, scritta nel gennaio del 1760, fu recitata sul palcoscenico del San Luca il 16 febbraio con il titolo La compagnia dei Salvadeghi, o sia i Rusteghi e replicata per tre sere di seguito immediatamente prima delle Ceneri. La coralità è la caratteristica principale dei Rusteghi; a questa si aggiunge una perfetta geometria compositiva: da una parte i quattro "rusteghi" (termine che in veneziano qualifica un individuo scontroso, nemico della conversazione) e dall'altra quattro donne in conflitto con loro.



• Un curioso accidente


Il destino della commedia in prosa Un curioso accidente è singolare: non ha goduto di particolare successo sulle scene (la prima veneziana avvenne nell'ottobre del 1760), eppure, dopo Il servitore di due padroni e La locandiera, è quella che ha avuto il maggior numero di traduzioni. Goldoni dichiarò che la vicenda era stata tratta da un fatto realmente accaduto in una città olandese, dove un ricco mercante (sulla scena, Filiberto) era stato indotto a commettere un'azione indegna a causa di un'antica ruggine con un finanziere (don Riccardo).



• La donna di maneggio


Commedia di tre atti in prosa, scritta dal Goldoni fra due capolavori (I rusteghi e La casa nova), non incontrò il favore del pubblico del San Luca quando fu recitata nell'autunno del 1760, ma non mancò di ritornare sulle scene nel XIX secolo e avere traduzioni in tedesco e in portoghese. Dedicata alla signora Du Boccage (1710-1802), che il commediografo conobbe in occasione del suo viaggio in Italia nel 1757, La donna di maneggio ha come protagonista donna Giulia, una donna di autorità che, come spiega il Goldoni nella lettera di dedica, ha conoscenze e buone amicizie, e fa valere il suo credito per ottenere favori per le persone che ama o protegge. L'azione si svolge a Napoli.



• La casa nova


La casa nova, commedia in prosa in dialetto veneziano, buttata giù in tre giorni e tre notti, debuttò al teatro San Luca la sera dell'11 dicembre 1760, e fu poi replicata molte volte fino alla chiusura del carnevale dell'anno successivo. L'accoglienza del pubblico fu particolarmente calorosa. La casa nova è stata definita una commedia veneziana di ambiente alto-borghese; da questo punto di vista costituisce un prolungamento dei Rusteghi. L'azione scenica prende avvio dalla descrizione di un trasloco (riflesso di un'esperienza di questo tipo che l'autore aveva avuto in quegli anni).



• La buona madre


La buona madre, commedia veneziana di tre atti in prosa, fu recitata la prima volta durante il carnevale del 1761, e riscosse un successo che sembrò soddisfare l'autore, secondo quanto egli stesso dichiara nella prefazione. Apprezzata anche da Gasparo Gozzi nella «Gazzetta veneta» del 31 gennaio 1761, La buona madre affronta un tema morale caro sia al teatro goldoniano sia al pubblico settecentesco: le qualità della buona madre.



• Le smanie per la villeggiatura


Prima parte della famosa trilogia sulla villeggiatura portata sulle scene del San Luca nell'autunno del 1761. Con questa impresa si aprì l'ultimo anno comico del Goldoni a Venezia, prima della sua partenza per la Francia. Il tema era già stato affrontato in passato dal commediografo veneziano nel Prodigo (1739), più recentemente nei Malcontenti (1755) - che però la censura aveva proibito - e nella Villeggiatura (1756), ma senza particolare fortuna, mentre qui la vena è decisamente più vivace e autentica. Lo scopo che il Goldoni si prefigge è quello di mettere in ridicolo bonariamente la consuetudine del villeggiare.



• Le avventure della villeggiatura


Seconda commedia della famosa trilogia della villeggiatura, Le avventure della villeggiatura venne rappresentata al San Luca nella seconda metà del mese di ottobre del 1761 e replicata per sette sere. Al centro dell'invenzione scenica è il personaggio di Giacinta, divisa tra la passione che scoppia violenta per Guglielmo e l'impegno di matrimonio già contratto con Leonardo: preferirà sacrificare i suoi sentimenti alla rivale Vittoria, alla quale consegna Guglielmo, pur di non venir meno alla parola data. Il personaggio di Giacinta che nelle Smanie per la villeggiatura era piuttosto frivolo e capriccioso, assume qui un atteggiamento serio, quasi tragico.



• Il ritorno della villeggiatura


Terza commedia della trilogia della villeggiatura, fu recitata per la prima volta a Venezia la sera del 28 novembre del 1761, in leggero ritardo sulla data stabilita per il debutto; tale slittamento fu deciso dagli attori, i quali preferirono far coincidere la recita con il ritorno dei villeggianti, che avveniva per tradizione il 25 novembre, giorno di Santa Caterina. Argomento del Ritorno, come ha scritto lo stesso autore nella prefazione alla commedia, è “la follia delle smoderate villeggiature”. La commedia si chiude, infatti, con un ravvedimento generale e con la celebrazione delle nozze di Giacinta con Leonardo, che la magnanimità di Fulgenzio, burbero benefico, aveva salvato dal disastro economico.



• La scozzese


La scozzese, commedia in prosa ideata dal Goldoni dopo la trilogia della villeggiatura, fu in realtà recitata dopo Le avventure, e prima del Ritorno, la sera del 3 novembre del 1761 con notevole consenso di pubblico, tanto da venir replicata per quattordici sere ed essere ripresa sempre con lo stesso successo nelle stagioni seguenti. La commedia, come dichiara l'autore nella prefazione, è ricavata dall' Ecossaise di Voltaire, che aveva già trionfato nei teatri parigini l'anno precedente. L'azione scenica, ambientata a Londra, si svolge all'interno della sala da caffè di un albergo di proprietà di Fabrizio, dove tra gli altri alloggia la giovane e sconosciuta Lindana, che attira con la sua riservatezza e il suo comportamento virtuoso l'attenzione degli ospiti, in particolare di Milord Murrai, responsabile indiretto dell'esilio dalla natia Scozia di Lindana e della sua separazione dal padre, il conte di Sterlingh.



• Il buon compatriotto


Recitata soltanto per due sere durante il carnevale del 1762, Il buon compatriotto, commedia di tre atti in prosa, vede il Goldoni ritornare alle maschere dopo quasi dieci anni di loro abbandono. Non è da escludere che la ripresa delle maschere sia da mettere in relazione con la necessità di misurarsi nuovamente con il vecchio teatro, ora che stava per lasciare Venezia per Parigi, dove l'autore avrebbe dovuto assecondare i gusti di un pubblico che voleva veder rappresentati proprio i personaggi dei vecchi canovacci. E tra i personaggi della commedia ricorrono appunto Pantalone, il dottor Balanzone, Traccagnino e Brighella. Il soggetto è costruito sulla leggerezza di Ridolfo, che si impegna con tre donne diverse, e che riesce a venir fuori dalla situazione imbarazzante in cui si era cacciato allontanandosi dalla città.



• Sior Todero brontolon


Commedia recitata al San Luca nel gennaio del 1762 per dieci sere consecutive, Sior Todero brontolon porta sulla scena il personaggio del vecchio dispotico, avaro e sospettoso, fin dall'antichità una delle figure del teatro comico. Sior Todero non solo è "brontolone", cioè dal carattere fastidioso e indiscreto, ma ha anche la presunzione di chi non vuole accettare la lezione dei fatti e, come di solito avviene in questi casi, alla fine è costretto suo malgrado a subire. Il Sior Todero è avvicinabile per il soggetto ai Rusteghi.



• Le baruffe chiozzotte


Scritte di getto nel gennaio del 1762 dopo il Todero, Le baruffe chiozzotte, in dialetto veneziano, furono recitate durante il carnevale per sette sere, ma senza suscitare particolare entusiasmo. Con Le baruffe il Goldoni ritorna al mondo popolare dei pescatori che aveva conosciuto nella sua giovinezza e che aveva già rappresentato in altre commedie, come i Pettegolezzi, le Massere e il Campiello. La commedia fu particolarmente apprezzata da Goethe.



• Una delle ultime sere di carnovale


Una delle ultime sere di carnovale è la commedia destinata dal Goldoni a chiudere la stagione del carnevale del 1762 al teatro San Luca di Venezia, dove quell'anno si erano rappresentati alcuni dei suoi più significativi lavori, come la trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon e Le baruffe chiozzotte. È la commedia della malinconia delle cose che finiscono. Di lì a poco l'autore avrebbe abbandonato Venezia per trasferirsi a lavorare a Parigi presso la Comédie italienne, cosicché le ragioni autobiografiche rendono più densa di significati la rappresentazione sulla scena.



• L'osteria della posta


L'osteria della posta è un atto unico scritto dal Goldoni in pochi giorni a Venezia nel marzo del 1762, alla vigilia della sua partenza per la Francia, per non deludere le aspettative del marchese Francesco Albergati, suo amico e generoso protettore. Per il teatro privato dell'Albergati il Goldoni aveva ideato negli anni precedenti L'avaro, Il cavaliere di spirito e La donna bizzarra. La scena si svolge nella sala di un albergo di Vercelli, l'osteria della posta, dove sostano dei viaggiatori per passare la notte. La trama è piuttosto esile e ha al suo centro i personaggi della contessa Beatrice e del marchese Leonardo.



• L'amore paterno


L'amore paterno o sia La serva riconoscente fu recitata per la prima volta a Parigi la sera del 4 febbraio 1763 (benché fosse già pronta dal dicembre dell'anno precedente) e fu replicata per cinque sere. Non le mancarono gli applausi del pubblico, volti soprattutto a premiare la bravura degli attori. Nei primi mesi del suo nuovo soggiorno parigino, il Goldoni si muoveva ancora incerto tra teatro delle maschere (non va dimenticato che proprio per soccorrere la Comédie Italienne l'autore era giunto in Francia) e desiderio di cimentarsi in commedie del tipo di quelle che aveva imposto a Venezia. L'amore paterno o sia la serva riconoscente è catalogabile tra le commedie virtuose: Pantalone si trova a Parigi con le due figlie Clarice e Angelica, dove è costretto a vivere in povertà, non potendo usufruire dell'eredità lasciatagli dal fratello; soltanto un matrimonio economicamente vantaggioso potrebbe risollevare la situazione, ma questa soluzione viene ritenuta sconveniente dal buon Pantalone. Alla fine le giuste nozze di Clarice e Angelica con Celio e Silvio metteranno per il meglio le cose.



• Il matrimonio per concorso


Commedia scritta nel giugno del 1763 a Parigi, che venne poi fatta recapitare al Vendramin per il teatro San Luca di Venezia, dove venne recitata nel novembre dello stesso anno con grande successo. La commedia è ambientata a Parigi nella locanda di proprietà del signor Filippo; qui tra gli altri ospiti alloggiano la giovane Lisetta con il padre Pandolfo, il quale, dopo un passato umile, ha fatto fortuna come mercante e ora vuole che la figlia vada in sposa a una persona degna della sua condizione. Per ottenere lo scopo ha l'idea di pubblicare l'avviso di matrimonio in un giornale: da qui ha origine il titolo della commedia e tutti gli equivoci che la contraddistinguono.



• Gli amori di Zelinda e Lindoro


Il Goldoni allestì nel settembre del 1763 a Parigi per la Comédie italienne uno scenario dal titolo Les amours d'Arlequin et de Camille (Camille era il nome d'arte in Francia della grande attrice Giacoma Antonia Veronese). La rappresentazione, fondata sulle maschere, ebbe grande successo di pubblico e di critica. Il commediografo pensò di ricavare dallo scenario una commedia per il San Luca di Venezia. Nacquero così Gli amori di Zelinda e Lindoro. La commedia fu recitata a Venezia nel novembre del 1764, ma senza particolare successo: il passaggio dalle maschere ai caratteri aveva nociuto alla vivacità della rappresentazione. Il Goldoni darà un seguito alle vicende di Arlecchino e di Camilla in altri due scenari parigini, a cui corriponderanno altre due commedie regolari sempre destinate al teatro di San Luca, così da formare una trilogia di Zelinda e Lindoro.



• La gelosia di Lindoro


La gelosia di Lindoro è il rifacimento del seguito di Les Amours de Arlequin et de Camille, lo scenario con cui Goldoni aveva trionfato la sera del 15 novembre 1763 a Parigi. La commedia scritta inaugurò la stagione del carnevale del 1764 al teatro San Luca di Venezia, ma il testo non venne particolarmente apprezzato. Come per Gli amori di Zelinda e Lindoro aveva nociuto alla commedia il passaggio dalle maschere ai caratteri.



• Le inquietudini di Zelinda


Le inquietudini di Zelinda è la commedia che fa da seguito a La gelosia di Lindoro ed è la trasposizione per il teatro veneziano del terzo scenario dedicato da Goldoni alle avventure di Arlecchino e Camilla, conclusivo del trittico che rappresenta il maggiore successo del commediografo veneziano in Francia. Come al solito l'autore, passando dallo scenario alla commedia regolare, sostituì le maschere con i caratteri. Il testo giunse nelle mani del Vendramin nel dicembre del 1764 (lo scenario era stato recitato a Parigi nel dicembre del 1763) e la commedia venne recitata nel gennaio del 1765 con scarsissimo successo.



• Gli amanti timidi


Gli amanti timidi è la commedia che il Goldoni ricavò dallo scenario francese Le portrait d'Arlequin, recitato a Parigi con successo il 7 agosto 1764. Il testo giunse a Venezia nel novembre successivo e fu recitato nell'indifferenza generale la sera del 25 gennaio 1765. La commedia si regge sul gioco degli equivoci ed è sostanzialmente una farsa spiritosa in cui l'autore seppe conservare molto dello spirito della commedia dell'arte.



• Il ventaglio


Il ventaglio fu rappresentato nel maggio del 1763 a Parigi, alla Comédie italienne, ma non ebbe quel consenso che l'autore si aspettava. La commedia venne interamente riscritta l'anno seguente e fatta recapitare a Venezia al Vendramin per il teatro San Luca, dove fu recitata verso la fine del carnevale del 1765, questa volta con successo. Nel Ventaglio l'autore ritorna ai modi della commedia dell'arte, esssendo costretto ad accontentare il pubblico francese che accorreva alla Comédie italienne per veder recitare spettacoli di quel tipo. La commedia ha tuttavia una sua brillantezza grazie al ritmo dell'azione, all'intreccio originale e incalzante che ruota intorno al lieve motivo di un ventaglio femminile, dapprima rotto, poi smarrito, e alla cui ricerca partecipa un intero villaggio.



• La burla retrocessa nel contraccambio


La burla retrocessa nel contraccambio è il titolo un po' involuto con cui il Goldoni traduce per l'amico Albergati, appositamente per il suo teatro di Villa Predosa a Zola, lo scenario francese Arlequin, dupe vengée che era stato rappresentato l'11 maggio 1764 a Parigi.



• Chi la fa l'aspetta


Chi la fa l'aspetta fu presentata al pubblico del San Luca con il suggestivo titolo I chiassetti del carneval la sera del 5 gennaio 1765. La commedia, secondo le testimonianze dei contemporanei, non beneficiò di una buona recitazione e questo fu il motivo principale del suo insuccesso, pur essendo ben curati i dialoghi. Ben delineata la figura dell'oste Ménego.



• Il genio buono e il genio cattivo


Commedia-fiaba scritta dal Goldoni a Parigi per il teatro veneziano, per vendicarsi dello scarso favore che il pubblico aveva tributato alla trilogia di Zelinda e Lindoro. Il genio buono e il genio cattivo fu un grande successo, superiore non solo a quello dei suoi capolavori, ma anche alle Fiabe del Gozzi, l'avversario sul cui terreno ora Goldoni si misurava. Fu rappresentata a Venezia durante il carnevale del 1768, ed è divisa in cinque atti. L'autore ricavò il soggetto dallo scenario francese Le bon et le mauvais Génie, che non era stato rappresentato a Parigi perché ritenuto troppo dispendioso. Il testo non venne inviato come di consueto al Vendramin, ma al capocomico Girolamo Medebach per il teatro San Giovanni Grisostomo, dove venne recitato per quasi un mese a richiesta generale.



• Il burbero di buon cuore


Il burbero di buon cuore è la traduzione del Bourru bienfaisant, rappresentato a Parigi alla Comédie française il 4 novembre del 1771. Di questa commedia, che ebbe un notevole successo e che fu replicata anche a corte, il Goldoni si compiacque particolarmente, in quanto era stata da lui interamente pensata e scritta in francese. Subito l'autore pensò di farne una versione italiana, ma lì per lì altri impegni lo distolsero. A distanza di anni, precisamente nel 1786, riprese il progetto, questa volta portandolo a termine, ma il risultato fu molto diverso dall'originale. Protagonista della commedia è Geronte, il burbero di buon cuore, personaggio che lascia trasparire in controluce i connotati di Pantalone.



• L'avaro fastoso


Questa commedia, del 1776, è la traduzione rimaneggiata dell'Avare fastueux, commedia scritta dal Goldoni in francese nel 1772, sulla scia del successo ottenuto dal Bourru bienfaisant, e rappresentata a Parigi con molto minor successo della precedente. La versione italiana, realizzata immediatamente dopo quella originaria, venne recitata a Venezia fra il 1776 e il 1778. Nell'Avaro fastoso viene rappresentato un personaggio ormai classico del tealtro comico, non solo francese (vedi l'Avaro di Molière), ma anche di quello goldoniano. Qui Goldoni ha modificato il carattere dell'avaro, riconoscendo al personaggio (il conte di Casteldoro), oltre all'avarizia, un tratto di magnificenza.



• Belisario


Belisario, generale dell'imperatore Giustiniano, accusato ingiustamente di aver tradito il suo sovrano, è un personaggio ricorrente nel teatro tragico sei-settecentesco, e anche il protagonista di questa tragicommedia di Goldoni. L'opera, rappresentata a Venezia nel 1734 dalla compagnia del teatro San Samuele, conobbe un grande successo di pubblico. Sullo scontro tra innocenza e malvagità si gioca l'intreccio del dramma, vera e propria tragedia a lieto fine.



• Rosmonda


Tratta da un romanzo secentesco che nulla aveva a che vedere con il personaggio longobardo della tradizione teatrale, la Rosmonda goldoniana è ambientata ad Aranna, nel favoloso regno di Gotia. L'autore mette in scena il contrasto tra amore e dovere che vive all'interno dell'animo della protagonista, divisa tra sentimenti diversi e tormentata dalle minacce del padre Alerico. Andato in scena per la prima volta nel 1735 al teatro San Samuele, il dramma può essere considerato un saggio malriuscito di teatro tragico goldoniano.



• Griselda


Tragicommedia in versi composta nel 1735, la Griselda deriva solo indirettamente il suo argomento dalla celebre novella di Boccaccio (Decameron, X 10), essendo il rifacimento di un precedente libretto per musica di Apostolo Zeno. Il testo di quest'opera venne approntato dall'autore appositamente per Cecilia Rutti (detta la Romana), prima donna del teatro San Samuele, e conobbe un notevole successo alla sua prima rappresentazione. Attraverso la storia della donna simbolo per eccellenza di paziente virtù si svolgono anche le lodi della vita campestre, in un testo comunque convenzionale e privo di momenti di vera poesia.



• Don Giovanni Tenorio


Sulla storia di Don Giovanni, che da Tirso de Molina a Molière godeva ormai di una lunga tradizione, Goldoni costruì la sua tragicommedia nel 1736. Il precedente immediato a cui l'autore si rifà è tuttavia uno scenario di grande successo intitolato il Convitato di pietra. Rispetto a questo il Goldoni abolì le maschere e cancellò la scena finale della cena, cercando in questo modo di rinnovare un dramma molto noto e amato dal pubblico, ma il risultato non fu particolarmente felice.



• Rinaldo di Mont'Albano


Del 1736, il Rinaldo di Mont'Albano trae il suo argomento da un canovaccio preesistente della commedia dell'arte, spogliato però dagli orpelli tipici della spettacolarità secentesca. Nella lotta della virtù, dell'innocenza, dell'eroismo contro la viltà, l'inganno, il tradimento si gioca tutto l'intreccio del dramma, esempio annacquato di teatro popolare moraleggiante per un testo che nel 1801 ebbe addirittura l'onore di una traduzione francese.



• Enrico


L'Enrico, composto dal Goldoni nel 1738, deriva il suo argomento da una novella contenuta nel libro IV del romanzo Gil Blas di A.-R. Lesage, con al centro il tema della lotta fra amore e onore. La tragicommedia è caratterizzata da dialoghi non felicissimi, che riescono a conferire alla vicenda un'adeguata forza drammatica.



• Giustino


Tragicommedia scritta negli anni tra il 1734 e il 1740, quando l'autore si dedicava al rifacimento di vecchi scenari della commedia dell'arte per la compagnia del teatro San Samuele. L'opera svolge una storia derivata originariamente dallo scrittore greco Procopio: Giustino è un bifolco che per virtù militari riesce a salire sul trono dell'impero romano d'Oriente. L'azione dell'opera, che si fonda su un testo melodrammatico precedente, si regge su trovate e colpi di scena. Il Giustino fu rappresentato più volte a Venezia nel corso del Settecento.



• La sposa persiana


Tragicommedia in versi martelliani di argomento orientale, La sposa persiana venne composta appositamente per assecondare il gusto del tempo per i soggetti esotici. Rappresentata per la prima volta nel 1753 con grandissimo successo di pubblico, l'opera inscena un dramma di passione attraverso la storia del giovane Tamas che, conquistato dalla bella e indomita schiava Ircana, vive combattuto tra l'amore per quest'ultima e quello per la moglie Fatima. La fortuna del testo durerà ancora nell'Ottocento. Con Ircana Goldoni proponeva un nuovo personaggio femminile, dal carattere forte e deciso.



• Ircana in Julfa


Secondo episodio della trilogia persiana, l'Ircana di Julfa tentò invano di ripetere nel 1755 il successo della Sposa persiana. Tamas qui ha ormai abbandonato la sua sposa per seguire Ircana, la schiava gelosa e fiera su cui avrebbe dovuto reggersi il nuovo dramma. L'opera non raggiunse la notorietà delle altre due della serie, nonostante i pregi di alcuni dialoghi e la buona costruzione drammatica dei personaggi.



• Ircana in Ispaan


L'Ircana di Ispaan, terzo episodio della trilogia persiana, riuscì a ripetere nel 1756 il successo della Sposa persiana. Qui tra i personaggi riappare Fatima che, ripudiata da Tamas, si è risposata con Alì. Ircana è ancora la donna passionale e selvaggia del primo dramma, ribelle contro ogni ipocrisia e finzione sociale. La tragicommedia, sebbene scritta sulla scia delle altre due e per ubbidire alla moda del tempo per i soggetti esotici, presenta momenti di felicità compositiva.



• La peruviana


Da un romanzo di M.me de Graffigny Goldoni trasse la sua tragicommedia in versi martelliani intitolata La peruviana. Nell'analisi di due cuori innamorati si svolge tutta l'azione del dramma, fino all'agnizione finale che risolve rapidamente l'intreccio di un testo caratterizzato soprattutto dal sapore arcadico dei versi. L'insuccesso della prima rappresentazione, avvenuta nel 1754, segnò la scarsissima fortuna di quest'opera, un insuccesso di cui l'autore sembrò dispiacersi particolarmente.



• La bella selvaggia


Tragicommedia d'ambientazione esotica, La bella selvaggia svolge la sua azione drammatica nella Guyana portoghese. Protagonista dell'opera è Delmira, donna saggia e virtuosa, a cui è affidato il compito di dimostrare che il merito di una persona risiede nell'onore e nei pregi personali, non nella nobiltà dei natali. Rappresentato per la prima volta al teatro San Luca nel 1757, il dramma riscosse anche il consenso della nobiltà veneziana; venne ripreso fino all'Ottocento ed ebbe persino una traduzione in portoghese.



• La dalmatina


La dalmatina, ambientata in luoghi esotici di maniera, racconta in versi martelliani la fedeltà, l'onore, il valore militare dei soldati di San Marco. Rappresentata per la prima volta al teatro San Luca nel 1758, l'opera riscosse un discreto successo anche per i sentimenti di amor patrio che in essa erano espressi. Tra i personaggi spicca quello della protagonista, una piccola donna forte e orgogliosa in cui vive un riflesso della più celebre Mirandolina.



• Gli amori di Alessandro Magno


Di impianto fortemente romanzesco, Gli amori di Alessandro Magno ricavano il loro argomento da vari scenari e melodrammi precedenti. Rappresentata nel 1759, l'opera non riscosse alcun successo e non venne più ripresa nonostante le scenografie esotiche grandiose del primo allestimento e le continue trovate del testo, tese a movimentare l'azione di un dramma tutto sommato convenzionale.



• Artemisia


Artemisia è una tragedia a lieto fine in endecasillabi che tratta la storia dell'antica regina di Caria e le sue vicende d'amore e di lealtà. Su un vago ricordo della Semiramide di Voltaire e della Merope di Scipione Maffei, Goldoni costruì un'opera convenzionale, priva di autentica ispirazione drammatica, che conobbe tuttavia un discreto successo alla sua prima rappresentazione nel 1759 e diverse riprese negli anni successivi.



• Enea nel Lazio


Enea nel Lazio, composta nel 1760, trae il suo argomento dal terzo libro dei Fasti di Ovidio. La storia è quella della sorella di Didone che, giunta in Italia, incontra Enea e Lavinia non ancora sposi. Nel contrasto che oppone i personaggi nel ricordo di un abbandono conclusosi tragicamente, si evidenzia la difficoltà di Goldoni a descrivere i caratteri tragici, qui figure di cartapesta senza alcuno spessore drammatico.



• Zoroastro


Zoroastro, tragicommedia in versi martelliani, venne rappresentata per la prima e ultima volta nel 1759 a causa di un insuccesso clamoroso. Su un fondale storico di maniera, primeggia il personaggio di Semiramide, donna forte e dai sentimenti virili, desiderosa di ottenere dominio e potere assoluti. Colpisce nell'opera la scena del consesso di scienziati (che annoiò tanto gli spettatori), una scena tesa alla satira dell'astrologia, argomento che voleva essere il motivo di fondo dell'intero dramma.



• La bella Giorgiana


La bella Giorgiana, tragicommedia in endecasillabi rappresentata per la prima volta al teatro San Luca nel 1761, ripropone il personaggio femminile prediletto da Goldoni. L'opera, ancora una volta di ambientazione esotica, mette infatti al suo centro la figura di una donna ingegnosa e vivace, capace di domare la superbia degli uomini con l'arguzia e l'intelligenza, nel ricordo di altre e più celebri figure goldoniane.