GUILLAUME APOLLINAIRE
(1880 - 1918)
LA LORELEY
C'era una volta, a Bacharach, una magalda bionda.
Facea morir d'amore gli
uomini tutti, in ronda.
Il vescovo la volle, innanzi a sé, citare.
Ma subito l'assolse, per le sue
grazie rare.
"O Loreley, dagli occhi tutti gioielleria,
da qual stregone appresa hai tu la tua magia?"
"Sono stanca di vivere. Ho gli occhi, ahimè, dannati!
Quelli che m'han
guardata, son tutti trapassati.
Ho negli sguardi fiamme: e non, gioielleria.
Getta in un rogo, vescovo, la
mia tetra magia."
"Nelle tue fiamme, anch'io sono precipitato.
Un altro ti condanni: poi che tu m'hai stregato."
"Prega per me, piuttosto, la Vergine Maria.
Fammi morire, vescovo! Odi la
prece mia.
Partito è l'amor mio, per un paese arcano:
e tutto ormai, giú al mondo, m'è diventato vano.
Mi duole tanto il cuore, da quando egli è sparito.
Mi duole tanto il cuore,
dacché se n'è partito."
Tre armati, allora, il vescovo fece venire in piazza.
"Si chiuda in un
convento, questa femmina pazza!
Vattene, folle Lora dall'occhio menzognero!
Monaca sarai fatta, vestita in
bianco e in nero."
Eccoli, tutti e quattro, lungo le strade belle.
Con gli occhi ella li implora, fulgidi come stelle.
"Lasciatemi salire, là, su quel picco fiero,
cosi ch'io congedarmi possa dal
mio maniero,
specchiandomi nel fiume un ultimo momento...
Andrò, quindi, a "rinchiudermi,
per sempre, in un convento."
Lassú, torceva il vento le chiome scarmigliate.
Gli armati la chiamavano con
grida disperate;
"Ecco: lunghesso il Reno, avanza una barchetta.
E l'amor mio, v'è sopra. M'ha veduta: e mi aspetta.
Ahi, mi si schianta il cuore... Mi sento venir meno!"
Adesso, ella si sporge,
e piomba giú nel Reno,
per aver visto in fondo all'acque di viole
gli occhi color del Reno, le sue chiome di sole.