ANDREW MARVELL
(1622 - 1678)
ALLA SUA AMANTE RITROSA
Si avesse mondo e tempo a iosa,
signora, l'essere ritrosa
delitto non sarebbe. Il mondo
studiar potremmo, e a quale approdo
menare le infinite ore
del nostro lungo dí d'amore.
Tu cercheresti presso il Gange
rubini, mentre il mio cuor piange
sul Humber. Io amerei te
dieci anni prima di Noè,
tu negheresti i preghi miei
fino all'abiura dei Giudei.
Il vegetale amor mio sento
piú vasto crescerebbe e lento
d'imperi. Gli occhi tuoi a lodare
cent'anni ben potrei impiegare,
duecento ad adorare un seno,
pel resto trentamila almeno,
e l'ultimo evo del mio amore
dovrebbe schiudermi il tuo cuore.
Ti spetta tal cerimoniale,
signora, l'amor tuo lo vale.
Ma alle mie spalle io sempre sento
col carro alato urgere il Tempo,
e innanzi a noi si stendon là
deserti d'ampia Eternità.
La tua bellezza andrà in oblio;
nella tua tomba il canto mio
non suonerà: forzerà il verme
la tua verginità inerme:
polve sarà tua buona fama
e cener tutta la mia brama.
La tomba è bella, intima stanza,
ma niun vi abbraccia la sua amanza.
Onde fin quando non ti cada
dal volto giovanil rugiada,
finché traspiri da ogni poro
l'anima tua con vivo fuoco,
godiam come amorosi uccelli
da preda il fior degli anni belli,
piuttosto che languir tra i denti
del Tempo che maciullan lenti.
La forza nostra e la dolcezza
mesciamo in unica carezza:
strappin la gioia audaci dita
tra il ferreo carcer della vita.
Fermare il nostro sole è vano
ma farlo correre possiamo.