ANGELO POLIZIANO
(1454 -1494)
CANZONA DALL'« ORFEO »
Udite, selve, mie dolce parole,
poi che la ninfa mia udir non vole.
La bella ninfa è sorda al mio lamento
e 'l suon di nostra fistula non cura:
di ciò si lagna il mio cornuto armento,
né vuoi bagnare il grifo in acqua pura
né vuol toccar la tenera verdura;
tanto del suo pastor gl'incresce e dole.
Udite, selve, mie dolce parole.
Ben si cura l'armento del pastore:
la ninfa non si cura dello amante :
la bella ninfa che di sasso ha il core,
anzi di ferro, anzi l'ha di diamante :
ella fugge da me sempre d'avante,
come agnella dal lupo fuggir sòle.
Udite, selve, mie dolce parole.
Digli, zampogna mia, come via fugge
cogli anni insieme la bellezza snella;
e digli come il tempo ne distrugge,
né l'età persa mai si rinnovella:
digli che sappia usar suo' forma bella,
ché sempre mai non son rose e viole.
Udite, selve, mie dolce parole.
Portate, venti, questi dolci versi
dentro all'orecchie della ninfa mia:
dite quant'io per lei, lacrime versi,
e lei pregate che crudel non sia:
dite che la mia vita fugge via
e si consuma come brina al sole.
Udite, selve, mie dolce parole;
poiché la ninfa mia udir non vole.