ANONIMO
(Secolo XII?)
INVITO ALL'AMICA
Deh! vieni, dolce amica,
che amo come il mio cuore:
entra nella mia camera
fornita d'ogni ornamento.
Vi sono pronti i sedili
e i muri adorni di zendadi;
fiori sono sparsi all'intorno,
commisti ad erbe
odorose.
C'è apparecchiata la mensa
con ogni sorte di vivande:
vi abbonda il vino limpido
e tutto ciò che ti piace, o cara.
Vi suonano dolci zampogne,
squillano piú acuti i flauti;
un fanciullo e un'accorta fanciulla
ti cantano belle canzoni.
Questi tocca col plettro la cetra,
quella intona una melodia con la lira;
e i coppieri portano tazze,
ricolme d'ogni vivanda.
Non tanto mi piace il convito
quanto il dolce colloquio di poi;
non tanta
abbondanza di cibi,
ma la gradita intimità.
Vieni dunque, sorella eletta,
sopra tutti a me diletta,
chiara luce della mia pupilla,
parte maggiore dell'anima!
lo fui nella selva solitaria
e amai i luoghi appartati;
spesso fuggii il
tumulto,
evitai la folla numerosa.
Già la neve ed il ghiaccio si sciolgono,
le foglie e le erbe verdeggiano,
l'usignolo già canta nell'alto,
l'amore arde nel fondo del cuore.
Carissima, piú non tardare,
affrettiamoci ora ad amarci:
senza di te non potrò vivere,
si deve dare pieno sfogo all'amore.
Che vale differire, o eletta,
ciò che pur deve avvenire?
Fa tosto ciò che un giorno farai,
in me non c'è alcun indugio.