CATULLO
(88 - 55 circa a.C.)
VIVIAMO, MIA LESBIA ED AMIAMO
Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la piú vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi
cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e
mille,
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio
l'invidioso
per un numero di baci cosí alto.
POVERO CATULLO, BASTA CON LE FOLLIE
Povero Catullo, basta con le follie,
ciò ch'è finito, convinciti, è finito!
Un tempo brillarono per te limpidi giorni,
quando correvi dove voleva la
fanciulla
da te amata come nessuna sarà mai amata.
E là, quante dolcezze nei
giochi d'amore,
che tu volevi, allora, e lei non rifiutava.
Davvero
brillarono per te limpidi giorni!
Ma ora non vuole piú, e tu cerca di vincerti,
e mostrati indifferente come lei,
e non seguire i suoi passi se ti fugge,
e non tormentarti piú, ma, ostinato, resisti.
Addio, fanciulla, ormai
Catullo è deciso,
non tornerà a cercarti, non ti vuole per forza.
Ma tu
soffrirai, se non sei desiderata.
Ti pentirai, perfida! Che vita sarà la tua?
Chi, ora, verrà da te? E per chi sarai bella?
E chi amerai? E di chi si dirà
che tu sei?
Chi bacerai? A chi morderai le labbra?
Ma tu, Catullo, ostinato,
resisti.
CHE NON SARÀ DI NESSUNO,
DICE LA MIA DONNA
Che non sarà di nessuno, dice la mia donna :
soltanto mia, dovesse tentarla
pure Giove.
Dice: ma ciò che donna dice ad un amante,
scrivilo nel vento, o
nell'acqua che va rapida.
ODIO E AMO
Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio cosí, e
mi tormento.