JACOPO DA LENTINI
(Prima metà del XIII secolo)
DOLCIE COMINCIAMENTO
Dolcie cominciamento
canto per la piú fina che sia il mio parimento
d'Agri infino in Mesina,
ciò è la piú avenente.
"O stella riluciente
che levi la maitina,
quando m'apare avanti,
li tuo dolzi sembianti
m'inciendon la corina."
"Dolcie meo sir, s'enciendi,
or io che degio fare?
Tu stesso mi riprendi,
se mi vei favellare.
Ca tu m'ai namorata,
a lo cor m'ai lanciata
sí ca fori non pare.
Rimembriti a la fiata
quando t'ebi abrazata,
a li dolzi basciari."
Ed io basciando stava
in gran diletamento
con quella che m'amava,
bionda, viso d'argiento.
Presente mi contava,
e non mi si cielava,
tuto suo convenente;
e disse: "Io t'ameragio
e non ti falleragio
a tuto 'l mio vivente.
Al mio vivente, amore,
io non ti falliragio
per. lo lusingatore
che parla di fallagio.
Ed io sí t'ameragio!
per quello ch'è salvagio
Dio li mandi dolore,
unqua non vengna a magio:
tant'è di mal usagio,
che di stat'a gielore."