LUIGI TANSILLO
(1510 - 1568)
QUANDO IL CARRO D'APOLLO...
Quando il carro d'Apollo, sotto l'orme
nostre rotando, il dí ne fura e cela,
suda il volto a la terra, e l'acqua gela,
e il mondo tutto si tranquilla e
dorme,
viensene il pigro sonno in braccio a torme,
stanco d'udir la mia lunga
querela;
di nere bende i languidi occhi vela,
e ingannando mi va con mille forme.
Quante formare imagini si ponno,
mi reca in picciol tempo, e la sembianza,
che piú ch'altro desio, mai non
m'adduce!
— Va via, sgombra da gli occhi, ingrato sonno
ch'io vo ch'in questa acerba
lontananza
il pensier mi sia sonno e cibo e luce.
CONTRO LA GELOSIA
O d'Invidia e d'Amor figlia sí ria,
che le gioie del padre volgi in pene,
cauto Argo al male, e cieca talpa al bene,
ministra di Tormento, Gelosia;
Tisifone infernal, fetida Arpia,
che l'altrui dolce ammorbe ed avvelene;
Austro crudel, per cui languir convene
il piú bel fior de la speranza mia;
fiera, da te medesma, disamata,
di duol, non d'altro mai, presàgo augello;
téma, ch'entri in un cor per mille porte;
se si potesse a te chiuder l'entrata,
tanto il regno d'Amor saría piú bello,
quanto il mondo senz'odio e senza morte.