STÉPHANE MALLARMÉ
(1842 -1898)
APPARIZIONE
La luna si attristava. Serafini in languore,
l'archetto fra le dita, entro un verziere in fiore,
tra vaporar di olezzi su dai petali stanchi
delle viole azzurre, traen singhiozzi bianchi.
Del nostro primo bacio, era il beato giorno.
Il mio fantasticar, per angustiarmi, intorno
aspirava, sapiente, quell'aroma di ambascia,
che senza alcun rimpianto, né amaro in bocca, lascia
il sogno dispiccato nel cuore a chi lo ha còlto.
Vagavo, dunque, l'occhio giú sul selciato vòlto,
allor che con il sole acceso tra i capelli,
tu mi apparisti a sera, ridenti gli occhi belli.
Veder credei la Fata, cinta d'un nimbo aurato,
che, sui miei dolci sonni di bimbo un po' viziato,
lieve passò, lasciando dalle mani incantate
fioccar candidi mazzi di rose profumate.