MARBODO DI RENNES
(1035 - 1123)
ALL'AMICA CHE RITORNA IN PATRIA
La lingua non può dire, la mente non riesce a pensare,
quanto è il furore
dell'animo e il fuoco che mi brucia.
Io ti confesso il vero, carissima sopra
ogni cosa,
finora ignoravo del tutto che cosa fosse l'amore.
Non che adesso
il mio cuore abbia avuto la prima ferita,
ma perché il mio cuore mai ebbe sí grande ferita.
Poche fanciulle ho amato
di ricambiato amore
e le ho amate per quello che suona una vuota parola;
non
mi abbatté il dolore, quando parti la dilétta :
ero infatti superbo, né,
amando, volevo esser pari.
Ma ora dentro il cuore mi sento dolori crudeli,
una straziante piaga ed un eruttante vulcano
e quanto di piú grave si può
credere o pure trovare.
Umile finalmente, da grande fiamma bruciato,
ti
supplico che non mi faccia morire, bella fra tutte.
E mi rovini di certo, se
vuoi cosí presto partire.
Non chiedo che del tutto il patrio suolo abbandoni
(o se mi desse il cielo questa felice sorte,
che ti fossi piú caro della tua patria terra!),
ma chiedo che della partenza tu differisca il momento,
che tardi te ne vada
: ecco il gran dono che chiedo.
Resta un po', se non vuoi perdermi
interamente.
Sii memore di chi ti ricorda e serbami il pegno d'amore.