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'La misteriosa fiamma della Regina Loana'

di Umberto Eco

2004 "Romanzo illustrato" lo definisce l'autore.

 Milano, 25 aprile 1991. Un uomo di 59 anni, soprannominato Yambo, si ritrova in una stanza d'ospedale a causa di una lesione cerebrale, che gli ha cancellato in parte i ricordi. Nella vita libraio antiquario, egli ha conservato la memoria che i neurologi chiamano “semantica” (ad esempio, cita senza difficoltà titoli e frasi di romanzi, è in grado di recitare tutte le poesie che ha letto), ma ha smarrito quella “autobiografica” (non sa più il proprio nome, non riconosce consorte e figlie, né rimembra alcunché dei suoi genitori e dell'infanzia).

Su consiglio della moglie psicologa, il Nostro si trasferisce nella casa avita di Solara dove - rovistando tra giornalini d'epoca, quaderni di scuola, giocattoli, vecchi dischi, francobolli e libri d'epoca - lacerti del passato iniziano pian piano ad affiorare...

Da questo punto in avanti, “La misteriosa fiamma della regina Loana” (Bompiani, pp.450, € 19) - quinto romanzo di Umberto Eco - assume le forme dell'investigazione, tanto care all'autore de “Il nome della rosa”. Solo che qui non sono stati compiuti misfatti e l'unico mistero da svelare sta nella mente di un uomo che, anagraficamente e non solo, rivela tratti autobiografici.

Geniale nel mescolare le tavole di Cino e Franco con le strofette di “Se potessi avere mille lire al mese”, l'effigie malinconica di Lili Marleen con l'inno dei Battaglioni “M”, Eco ricostruisce da par suo l'immaginario di una generazione e, al tempo medesimo, licenzia un gustoso e ricchissimo catalogo ad uso di coloro che non c'erano. Ma, non a caso, gli eventi fondamentali - sotto forma d'un episodio vissuto negli anni della Resistenza e di una ragazza, amata a sedici anni e poi perduta - non si riaffacciano sino a quando il protagonista non sprofonda di nuovo in un sonno comatoso.

Il gran finale ad encefalogramma piatto, tra inesausto fluttuare e prodromi di dipartita, assume - come in “All that jazz” di Bob Fosse o, in modi diversi, in “8 e 1/2” di Fellini - le movenze di un musical, dove convergono Mandrake e Don Bosco (che balla il tip-tap!), Bing Crosby e la regina Loana, assieme agli amici d'infanzia, in un mirabile congedo da pirotecnico sempiternamente incantato.



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