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'Elementare, Wittgenstein!'

di Renato Giovannoli

Malgrado il titolo sbarazzino, è molto serio e impegnativo (Medusa pp. 368, euro 29.)

Renato Giovannoli è autore (tra l'altro) di uno dei libri 'scientifici' più appassionanti, 'La scienza della fantascienza' (Bompiani), che era una rassegna sistematica delle principali idee 'finzionalmente' scientifiche che circolano in tutti i principali romanzi di fantascienza (leggi della robotica, natura degli alieni e dei mutanti, iperspazio e quarta dimensione, viaggi nel tempo e paradossi temporali, universi paralleli e via dicendo).

Queste idee mostrano un'insospettabile coerenza, come se costituissero un sistema, pari per omogeneità e consequenzialità a quello della scienza.

Il che non è inverosimile perché anzitutto gli autori di fantascienza si leggono tra loro, alcuni temi migrano da storia a storia, e si è creato come un canone parallelo a quello della scienza ufficiale; poi perché i romanzieri non sviluppano le loro finzioni in opposizione alle soluzioni della scienza, ma dalla scienza traggono le conseguenze più estreme; e infine perché alcune delle idee ventilate dalla fantascienza (da Verne in avanti) sono poi diventate realtà scientifiche.

Giovannoli applica ora lo stesso criterio all'arcipelago della letteratura poliziesca, e assume che il metodo dei detective della narrativa sia affine a quello dei filosofi e degli scienziati. L'idea in sé non è nuova, ma nuovi sono l'ampiezza e il rigore con cui questo spunto viene sviluppato, tanto che ci si potrebbe chiedere, come fa in fondo l'autore, se questo libro rappresenti una filosofia del racconto poliziesco o un manuale di filosofia che prende le mosse da esempi di ragionamento tratti dal racconto poliziesco.



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