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  ANSIA E RIGIDITÀ PERCETTIVA
FATTORI INNATI E FATTORI APPRESI NELLA PERCEZIONE

L'APPROCCIO EMPIRISTA

L'APPROCCIO INNATISTA

LA PERCEZIONE DEL NEONATO

LA TEORIA DI HEBB

IL PROBLEMA DELLA INFLUENZA DEI BISOGNI, MOTIVAZIONI, STATI EMOTIVI, ATTEGGIAMENTI E DELLA PERSONALITA' NELLA PERCEZIONE

I BISOGNI ORGANICI TENDONO A DETERMINARE CIO' CHE E' PERCEPITO

L'EFFETTO DI RICOMPENSE E PUNIZIONI SU CIO' CHE E' PERCEPITO

IL VALORE INDIVIDUALE DEGLI OGGETTI INFLUISCE SULLA VELOCITA' DI RICONOSCIMENTO

IL VALORE DELL'OGGETTO INFLUISCE SULLA GRANDEZZA PERCEPITA

LE DIFFERENZE INDIVIDUALI O LA PERSONALITA' NELL'ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA

ANSIA E RIGIDITA' PERCETTIVA

COGNITIVISMO E PERCEZIONE


Martin (1954) invitò un gruppo di soggetti ad osservare un tavolino da gioco che, per effetto di lenti distorcenti progressivamente più forti, appariva sempre di più inclinato e fu loro chiesto come vedessero quel tavolo. I soggetti, che attraverso altre prove erano stati definiti come intolleranti all'ambiguità, giudicarono l'inclinazione più tardivamente dei soggetti tolleranti e la stimarono più piccola.
Canestrari (1958) sottopose soggetti normali e soggetti affetti da sindromi neurotiche (isteria. ossessione) alla esposizione di un film costituito da un'immagine iniziale raffigurante un coniglio (Fig. A) in primo piano, a cui fanno seguito altre che rappresentano ognuna lente modificazioni di quella precedente in maniera tale che, dopo un certo periodo di tempo in cui l'immagine è dal punto di vista significativo estremamente ambigua, (Fig. B) si arriva ad una precisa configurazione rappresentante un'oca o un'anitra (Fig. C). Di fatto essa è uno sviluppo dinamico della figura ambigua di Erensthein.





Il film, della durata di 4', veniva proiettato su uno schermo della grandezza di m. 0,75 x 0,50. Il soggetto veniva avvertito che era sottoposto ad un esame dell'acuità visiva e che pertanto doveva rispondere allo sperimentatore che cosa vedeva tutte le volte che ciò gli veniva richiesto. La domanda veniva rivolta ogni 7" circa e si registrava ogni risposta annotando scrupolosamente il tempo in cui il soggetto comunicava le variazioni rispetto alla prima risposta percettiva.
L'esperienza è stata condotta su 75 soggetti, tutti di sesso femminile, di età compresa fra il 18° ed il 42° anno. Venticinque soggetti erano apparentemente normali, i restanti 50 erano stati scelti fra le pazienti ricoverate in una clinica psichiatrica. La loro inclusione alla prova sperimentale sopra citata fu determinata dal fatto che 25 di esse poterono essere raggruppate sotto la diagnosi di manifestazioni isteriche nelle forme cliniche in cui meglio figurano i tratti della personalità extroversa, che Eysenck definisce tipiche di queste forme; le altre 25 erano definibili come affette da psicastenia, sindrome ossessiva, stato di ansia, cioè ad alto indice di introversione sempre secondo Eysenck.
I risultati hanno mostrato che i soggetti affetti da sindrome psicoastenica od ossessiva (e quindi particolarmente ansiosi) tendevano, in modo statisticamente significativo, a mantenere la prima risposta percettiva, anche quando la configurazione stimolante subiva evidenti modificazioni, rivelando pertanto un alto tasso di rigidità percettiva.
Anche Ancona (1970), che dedica ampio spazio nella sua monografia allo studio delle relazioni fra ansia e percezione, ha verificato che i soggetti ansiosi, non tollerando la indefinitezza, percepiscono la realtà in termini di rigidità e quindi non obbiettivamente.