|
|
|
|
|
. |
|
. |
| . | . | |||||
| L'approcio empirista | ||
|
FATTORI INNATI E FATTORI APPRESI NELLA PERCEZIONE L'APPROCCIO EMPIRISTA L'APPROCCIO INNATISTA LA PERCEZIONE DEL NEONATO LA TEORIA DI HEBB IL PROBLEMA DELLA INFLUENZA DEI BISOGNI, MOTIVAZIONI, STATI EMOTIVI, ATTEGGIAMENTI E DELLA PERSONALITA' NELLA PERCEZIONE I BISOGNI ORGANICI TENDONO A DETERMINARE CIO' CHE E' PERCEPITO L'EFFETTO DI RICOMPENSE E PUNIZIONI SU CIO' CHE E' PERCEPITO IL VALORE INDIVIDUALE DEGLI OGGETTI INFLUISCE SULLA VELOCITA' DI RICONOSCIMENTO IL VALORE DELL'OGGETTO INFLUISCE SULLA GRANDEZZA PERCEPITA LE DIFFERENZE INDIVIDUALI O LA PERSONALITA' NELL'ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA ANSIA E RIGIDITA' PERCETTIVA COGNITIVISMO E PERCEZIONE |
Secondo gli empiristi questo risultato si ha solo
perché sappiamo che questi due uomini sono di altezza media (e non sono,
invece, un gigante ed un nano), ma anche perché appaiono realmente uguali,
ammesso che esistano indizi che indicano la loro distanza appropriata (Fig.
47a). Come possiamo spiegare tale fenomeno? La versione più classica e tuttora influente è stata formulata da Herman von Helmholtz nella seconda metà del secolo scorso. Secondo Helmholtz chi percepisce ha due fonti d'informazioni. C'è, infatti, la sensazione derivata dalla grandezza dell'oggetto (nel nostro caso, l'uomo) sulla retina; inoltre, vi sono degli indizi di profondità che danno informazioni sulla distanza dell'oggetto stesso. L'esperienza precedente ha insegnato a chi percepisce una regola generale: più gli oggetti sono lontani, minore è la sensazione derivata dall'immagine retinica. Chi percepisce può quindi inferire la vera grandezza dell'oggetto disponendo della sua immagine retinica, della sua distanza e della regola che collega questi dati. Helmholtz si rendeva conto che noi non eseguiamo un calcolo del genere in modo consapevole quando guardiamo gli oggetti e ne percepiamo la grandezza; da ciò quindi il termine inferenza inconscia per definire questo tipo di processo percettivo. Fig. 47 — a) Gli uomini in fila sul marciapiede vengono chiaramente percepiti come della stessa altezza, anche se a distanze diverse. In realtà, se misuriamo le altezze delle varie sagome. vediamo che il primo uomo a sinistra è alto circa tre volte rispetto all'ultimo a destra. Queste sagome sono però talmente ben organizzate nel contesto generale da darci il risultato descritto. È infatti il contesto, lo sfondo. che ci fa percepire gli uomini come a distanze diverse: è questo che ci fornisce gli "indizi di profondità" degli empiristi od il "rapporto tra soggetti da interpretare ed elementi del suo sfondo" degli innatisti. - b) Le cose cambiano radicalmente, invece, se lo sfondo viene eliminato e si mantengono la prima e l'ultima sagoma come sospese nel vuoto. In questo caso il risultato che si impone è quello di un gigante e di un nano. |
|
Figura 47 |
||
|
||