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  LA TEORIA DI HEBB
FATTORI INNATI E FATTORI APPRESI NELLA PERCEZIONE

L'APPROCCIO EMPIRISTA

L'APPROCCIO INNATISTA

LA PERCEZIONE DEL NEONATO

LA TEORIA DI HEBB

IL PROBLEMA DELLA INFLUENZA DEI BISOGNI, MOTIVAZIONI, STATI EMOTIVI, ATTEGGIAMENTI E DELLA PERSONALITA' NELLA PERCEZIONE

I BISOGNI ORGANICI TENDONO A DETERMINARE CIO' CHE E' PERCEPITO

L'EFFETTO DI RICOMPENSE E PUNIZIONI SU CIO' CHE E' PERCEPITO

IL VALORE INDIVIDUALE DEGLI OGGETTI INFLUISCE SULLA VELOCITA' DI RICONOSCIMENTO

IL VALORE DELL'OGGETTO INFLUISCE SULLA GRANDEZZA PERCEPITA

LE DIFFERENZE INDIVIDUALI O LA PERSONALITA' NELL'ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA

ANSIA E RIGIDITA' PERCETTIVA

COGNITIVISMO E PERCEZIONE



La teoria di Hebb (1937 e 1949) è in contrasto con la teoria gestaltica dell'organizzazione sensoriale, poiché sostiene, a differenza di quest'ultima, che gli insiemi che costituiscono l'esperienza visiva, come gli oggetti o le figure geometriche complesse, sono frutto dell'apprendimento. Tuttavia la teoria nasce fondamentalmente non tanto per contrasto con quella gestaltica, ma soprattutto per cercare di risolvere il problema della memoria a livello fisico, in rapporto alla questione contigua e apparentemente inconciliabile della equivalenza o generalizzazione dello stimolo. In altre parole. ia domanda a cui Hebb cerca di rispondere è: come può esserci una traccia mnemonica fissa e strutturalmente iscritta nella corteccia cerebrale e al tempo stesso un sistema per il riconoscimento o forme percettive organizzate indipendenti dalla attivazione di specifici neuroni? Come si vede la questione riguarda più in generale il rapporto tra l'organismo con i suoi limiti strutturali e la multiformità dell'ambiente, cioè il grado di adattabilità e modificabilità dell'organismo a partire dal suo modo di organizzare l'ambiente e dalla sua capacità di imparare dall'esperienza. L'accento, pertanto, viene posto su come l'esperienza e i processi di apprendimento modificano la struttura del organismo.
Le uniche strutture che Hebb ritiene essere innate nel sistema visivo dei mammiferi sono:
1) la capacità di distinguere la figura dallo sfondo, ma non quella di distinguere o riconoscere l'identità delle diverse figure o disegni;
2) la capacità di distinguere alcuni aspetti localizzati delle figure. come ad esempio gli angolil;
3) la tendenza a fissare questi aspetti figurali specifici e di organizzarli in un disegno tramite un processo di scansione oculare più o meno casuale. Secondo Hebb, dunque, basta ipotizzare, per spiegare i complessi processi della percezione visiva, questo bagaglio minimo di capacità innate, sulle quali poi agirà l'esperienza nel corso dello sviluppo dell'organismo.
A livello neurologico inoltre, Hebb sostiene che gli aspetti figurali strutturalmente innati sono rappresentati da un insieme di cellule di neuroni corticali che, attivate in concerto, costituisco un "circuito riverberatorio" che continua ad essere attivato, almeno per un breve periodo, anche dopo che lo stimolo iniziale è stato rimosso dal campo visivo. Gli agglomerati cellulari, corrispondenti alle strutture figurali, ripetutamente attivati in modo contiguo l'uno dall'altro tendono a diventare reciprocamente interdipendenti, per cui dopo un po' l'attivazione di un solo agglomerato è sufficiente ad attivarne un altro o altri. In altre parole gli agglomerati cellulari semplici, corrispondenti ad aspetti figurali specifici, si strutturano in insiemi più complessi per un sistema di mutua attivazione in base ad un uguale e precedente ordine di attivazione che si rafforza così progressivamente ogni volta di più. Quando questi insiemi di agglomerati cellulari diventano sufficientemente stabili, il nuovo livello organizzativo raggiunto viene chiamato "struttura superordinata", e rappresenta nella corteccia un disegno o figura di ordine superiore.
Infine questa teoria, d'accordo con Sperry (1958) e i neurofisiologi in genere, postula che le razpresentazioni corticali sono più o meno diffuse anziché localizzate. Tramite poi il modello di strutture gerarchizzate, che hanno al loro culmine quelle superordinate, si risolve uno dei principali problemi sollevati dai neurofisiologi, e cioè di come una traccia mnemonica (l'engram), o piuttosto un sistema di tracce, possa essere diffuso nella corteccia cerebrale e al tempo stesso essere altamente organizzato.
Inoltre, individuando nella scansione oculare il meccanismo che, attivando agglomerati specifici di neuroni in grado di distinguere figure particolari, o insiemi di figure in punti diversi della rettina, attivanti a loro volta le strutture superordinate, si dà risposta alla domanda fatta all'inizio che postula la necessità di conciliare un sistema strutturale di tracce mnemoniche altamente organizzato, con il fatto che il sistema percettivo è invece generalizzato, cioè estremamente adattabile alle più svariate circostanze ambientali in cui un segnale può presentarsi.
La teoria di Hebb è difficile da dimostrare in modo rigorosamente sperimentale. Tuttavia essa rappresenta il primo tentativo serio di unire e spiegare insieme due fatti apparentemente inconciliabili, come i processi che sottendono il riconoscimento e la generalizzazione degli stimoli percettivi e i processi che sottendono l'apprendimento e la memoria visiva e quella generale. Pur tendendo all'empirismo. la teoria cerca di mediare tra questo e l'innatismo, poiché postula l'esistenza, anche se minima, di una base innata della percezione sulla quale poi, nel corso dello sviluppo dell'organismo, vengano innescati i processi che portano a quella complessa organizzazione ed elaborazione degli stimoli che è la percezione. Questa mediazione è tanto più significativa se si considera che l'ambiente della psicologia americana era allora piu che mai dominato dall'empirismo, un approccio che, come abbiamo già visto, non consente, se applicato rigorosamente, di formulare teorie sistematiche sui processi psicologici, ma offre soltanto un metodo d'indagine, che, se pure valido sotto molti aspetti, permette unicamente di raccogliere numerosi dati su un fenomeno, che restano tuttavia difficilmente collegabili tra loro proprio per la mancanza di una teoria guida.



Da: MAIORANA A., Ipotesi fisiologiche ed ipotesi psicologiche nella teoria di D.O. Hebb, in "Rass. Psicol. Gen. Clinica", 11, 3, 208-229, 1957. HEBB D.O.. Organization of behaviour, Wiley, New York, 1949.


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