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  Il problema della influenza dei bisogni, motivazioni, stati emotivi, atteggiamenti e della personalità nella percezione
FATTORI INNATI E FATTORI APPRESI NELLA PERCEZIONE

L'APPROCCIO EMPIRISTA

L'APPROCCIO INNATISTA

LA PERCEZIONE DEL NEONATO

LA TEORIA DI HEBB

IL PROBLEMA DELLA INFLUENZA DEI BISOGNI, MOTIVAZIONI, STATI EMOTIVI, ATTEGGIAMENTI E DELLA PERSONALITA' NELLA PERCEZIONE

I BISOGNI ORGANICI TENDONO A DETERMINARE CIO' CHE E' PERCEPITO

L'EFFETTO DI RICOMPENSE E PUNIZIONI SU CIO' CHE E' PERCEPITO

IL VALORE INDIVIDUALE DEGLI OGGETTI INFLUISCE SULLA VELOCITA' DI RICONOSCIMENTO

IL VALORE DELL'OGGETTO INFLUISCE SULLA GRANDEZZA PERCEPITA

LE DIFFERENZE INDIVIDUALI O LA PERSONALITA' NELL'ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA

ANSIA E RIGIDITA' PERCETTIVA

COGNITIVISMO E PERCEZIONE


Riferisce il Metelli (1970) che, sebbene l'ambiente percettivo sia funzione del soggetto percepiente, pure esso si rivela ampiamente indipendente dall'Io fenomenico: gli oggetti non cambiano di colore, non si contorcono, non si spostano, non svaniscono per quanto grandi siano i tumulti dell'Io. Tuttavia, egli aggiunge, tale indipendenza non è assoluta: più sensibili alle variazioni dell'Io sono le qualità puramente "soggettive", anche se non si può escludere che emozioni violente o stati affettivi particolarmente intensi, come ad esempio la depressione patologica, possano agire sulle qualità propriamente strutturali della percezione. "Delle forze partenti dall'Io possono avere il loro effetto sul campo e contribuire a determinare l'articolazione" scrive Koffka (1935).
Tale problema solo da un paio di decenni pare uscire dalle vaghe e generiche formulazioni del tipo "ogni percezione ha un suo colore affettivo", per precisare, sperimentalmente, le modalità di azione ed i limiti con cui i bisogni e le motivazioni, gli stati emotivi e gli atteggiamenti ed interessi personali agiscono sulla organizzazione percettiva.
I ricercatori, che si sono dedicati a queste indagini, sono in gran parte nord-americani ed è probabile che, nella costruzione dei metodi di studio, abbiano tenuto conto della formulazione pragmatista del Dewey, per il quale la percezione non è attività affatto diversa da quella che potrebbe pensarsi la restante parte dell'attività organismica: cioè la risoluzione, mediante le attitudini formate nel corso dell'esperienza, della situazione problematica. Certo è che la metodologia attuata dagli sperimentatori del così detto "New Look" è quella di porre l'attività percettiva in vere e proprie situazioni problematiche, nel senso che è costretta ad operare in condizioni svantaggiose, ambigue, ove la costrizione dello stimolo è molto indebolita. Ciò è attuato col mostrare figure ed oggetti attraverso schermi di vetro semitrasparente, o ad illuminazione crepuscolare, ponendo limitazioni spazio-temporali alla presentazione o addirittura mostrando oggetti non sufficientemente strutturati (forme "deboli", ambigue o polivalenti). L'ipotesi di lavoro, che sostiene queste ricerche, è che l'attività percettiva in queste condizioni riveli meglio, in quanto meno costretta dai fattori strutturali, l'influenza dei fattori determinanti comportamentistici e cioè i bisogni, le tensioni, i valori, le difese e le emozioni ed ovviamente lo stile delle passate esperienze e cioè gli atteggiamenti.
È tuttavia ancora difficile distinguere e caratterizzare nettamente le varie tendenze all'interno di questa generale impostazione di studio. Lo impedisce soprattutto il fatto che, come è giusto che sia, non troviamo mai vere e proprie teorie, ma solo risultati sperimentali che interessano aspetti particolari dell'atto percettivo investigato con le tecniche più diverse. Seguendo Allport (1955) diremo che questo vario materiale può essere presentato sotto cinque ipotesi speciali.