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Il romanzo spagnolo vive nel Seicento
il momento di massimo fulgore. Nel quadro dell'evoluzione del romanzo
picaresco e della novella cortesana, a fronte del testo fondamentale e
illuminante del Don Chisciotte cervantino stanno altri due celebri classici:
la Vida del Buscón (Il trafficone o Il pitocco), di Francisco de Quevedo e
II criticone, di Baltasar Graciàn.
Acutezza e arte dell'ingegno
Trattato
di retorica dello scrittore gesuita spagnolo Baltasar Gracian y Morales.
Pubblicata nel 1642 come Arte de
ingenio, l'opera venne rimaneggiata e pubblicata di nuovo nel 1648 col
titolo definitivo. Consta di due parti: un'ampia esposizione sul concetto di
acutezza e di arte e una raccolta di esempi atti a provare le teorie esposte;
tale raccolta è così vasta da poter essere considerata una vera antologia.
Il nucleo dell'opera letteraria è per Gracian l'acutezza, atto
dell'intelligenza che intuisce e coglie l'uguaglianza esistente fra gli
oggetti e, stabilendone i rapporti, le analogie e le differenze, li esprime
con concetti, che tanto più pregevoli saranno in quanto si realizzeranno con
le più audaci forme d'artifizio. Egli viene dunque a sostenere quelli che
furono gli orientamenti fondamentali del
barocco, validi solo per una
minoranza colta in grado di cogliere il valore dei più sottili concetti,
considerati tanto più mirabili quanto più difficili. I primi 50 discorsi
trattano dell'acutezza semplice: la parola, la metafora semplice, l'anafora
ecc.; gli altri 13, dell'acutezza composta: la metafora continuata,
l'allegoria.
Il Concettismo
Il
criticone di Graciàn
II
criticone di Baltasar Graciàn (1601-1658) è senza dubbio la sua opera di più
ampio respiro.
Il coltissimo gesuita intende comporre un
libro che offra agli uomini una solida guida morale, mostrando, fra l'altro,
i pericoli che li minacciano, le virtù che li proteggono e la possibilità
effettiva che si prospetta loro di conseguire la felicità. Disingannato
conoscitore della miseria umana, Graciàn aspira a migliorare con i suoi
scritti il carattere e i costumi dei contemporanei: tutte le sue opere,
infatti, abbondano di sentenze, consigli e alti modelli degni di essere
imitati (si veda in particolare il suo Oracolo manuale e arte di prudenza).
II criticone, romanzo simbolico di ispirazione araba, si compone di tre
parti (cui corrispondono le tre età della vita umana) ed è una vera e
propria epopea dell'esistenza. Nella prima parte dell'opera, Critilo (l'uomo
saggio), che ha fatto naufragio presso le coste di S. Elena, è salvato da un
giovanissimo selvaggio cui darà il nome di Andrenio (l'uomo naturale).
Critilo gli insegna a parlare e gli fornisce un'educazione completa. Si
recano poi in Spagna, ove Andrenio si lascia trasportare dagli istinti e
viene tosto corretto dalla razionalità del suo mentore: a Madrid , infatti,
l'astuta Falsirena inganna Andrenio e Critilo lo cautela contro la malizia delle donne.
Nella seconda parte del romanzo, i due protagonisti salgono sul monte
dell'età matura, abitato da uomini riflessivi e studiosi con i quali si
intrattengono piacevolmente. Si dirigono quindi verso la Francia, ove
incontrano la ninfa delle Belle Arti e della Letteratura, il che offre una
valida occasione per dare un giudizio (peraltro equilibrato) sui maggiori
scrittori spagnoli contemporanei. Dopo aver criticato gli ipocriti, essi
vanno poi alla casa dei
folli, nella quale vedono rappresentata tutta quanta l'umanità. Nella terza
e ultima parte del romanzo, i due si recano a Roma, dove osservano la ruota
del tempo, la fragilità della vita umana e la morte. Raggiungono infine
l'isola dell'immortalità, cui si può pervenire soltanto attraverso il
sentiero della virtù e del valore. Come sempre, anche in quest'opera lo
stile di Graciàn si presenta agile, preciso, tagliente e denso di
concetti e di immagini.
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