A cura di Francesco Erspamer
Libri - Giacomo Leopardi: Canti
Un'edizione critica è un volume che offre il testo più attendibile di una
determinata opera, solitamente accompagnandolo con un apparato che ne elenca
tutte le varianti significative, ossia le forme diverse che quel testo ha
assunto, per colpa di copisti e tipografi oppure per i ripensamenti dell'autore
stesso. L'utilità di un simile lavoro è evidente nel caso di opere antiche o
medievali, e in generale di quelle che non ebbero edizioni tipografiche
attendibili o definitive: ma vale ciò anche per i Canti, pubblicati e
ripubblicati innumerevoli volte e sempre riproducendo senza rilevanti
cambiamenti la prima stampa postuma, quella del 1845 curata dall'amico
napoletano di Leopardi, Antonio Ranieri? Direi di sì, ma non tanto per i
miglioramenti portati da un più accurato controllo dei testimoni (anche perché
credo che l'autenticità di un testo sia stabilita dal suo uso, contro ogni
sacralizzazione dell'origine: per cui se un giorno si scoprisse l'autografo
della Divina commedia la stesura che si dovrebbe continuare a leggere e studiare
è quella che ha condizionato lo sviluppo della poesia occidentale, non quella
effettivamente composta da Dante); piuttosto per il fatto che nel caso degli
autori canonici della cultura di un paese può essere importante verificare la
genesi accidentata dei loro versi e delle loro immagini, le oscillazioni del
loro pensiero (e a questo fine il suddetto autografo dantesco sarebbe
fondamentale). Scoprendo così, per esempio, che a un termine ovviamente
opportuno come "immensità" Leopardi resistette a lungo, che lo sostituì nel
manoscritto e nelle prime stampe con il più freddo e astratto "infinità", e che
tornò a esso solo anni dopo, nel 1831 - è la celebre chiusa dell'Infinito: "Così
tra questa / Immensità s'annega il pensier mio: / E 'l naufragar m'è dolce in
questo mare". Detto questo, va però aggiunto che la stragrande maggioranza delle
varianti leopardiane sono molto meno significative: "splendea" al posto di
"splendeva", "delle" al posto di "de le", per non dire dei numerosissimi
cambiamenti che riguardano la punteggiatura o l'uso delle maiuscole. È possibile
che qualcuno voglia analizzare proprio tali minuzie, e magari ricavarne qualcosa
di utile per la comprensione della poesia di Leopardi (ricordo un dibattito di
sessant'anni fa fra Contini e Giuseppe De Robertis su A Silvia, partito appunto
da quello "splendea"): ma l'eventualità giustifica due grossi volumi a stampa,
il tempo impiegato per approntarli (peraltro con grande accuratezza sotto la
direzione di Franco Gavazzeni) e il loro costo finanziario? Tenendo presente che
di edizioni critiche dei Canti ce n'erano già tre, due delle quali pubblicate
negli anni ottanta e ancora in commercio (una nella ristampa del 1998). Fra
tutte e quattro, dunque, quasi quattromila pagine per far studiare 41
componimenti: una proporzione assurda e un brutto sintomo
dell'autoreferenzialità della disciplina, della sua indifferenza al mondo reale,
della convinzione (molto comoda) che la cultura sia essenziale in sé e non nella
misura in cui riesce a convincere. Non temo affatto che i libri scompariranno;
però ci sono tre generi di pubblicazioni che a mio parere non ha più alcun senso
destinare alla stampa: le riviste specializzate, le enciclopedie e, appunto, le
edizioni critiche. Tre tipi di opere costose, che invecchiano rapidamente, che
necessitano di continui aggiornamenti, e che hanno strutture fortemente
ipertestuali. Tre tipi di opere che non vengono davvero lette bensì consultate e
l'accesso alle quali dovrebbe essere aperto a chiunque. Il loro futuro, e direi
anzi il loro presente, è on line. In questa prospettiva la cosa più interessante
dell'edizione che sto recensendo è il DVD-ROM che accompagna i due volumi.
Quanto il testo a stampa è graficamente poco attraente, fastidioso da leggere e
faticoso da consultare, il disco con le riproduzioni di tutti i manoscritti e le
stampe (ma non quella del 1845, peccato) è affascinante e costituisce un
eccellente strumento di lavoro e di insegnamento. Mostra come lavorava Leopardi,
fa entrare nella sua officina. La navigazione è agevole ma occorre Adobe
Acrobat, non un qualsiasi programma di visualizzazione. Ai lettori non
specialisti consiglio invece l'eccellente Meridiano a cura di Rigoni; per quelli
che vogliano approfondire, l'edizione della BUR ampiamente commentata (e con
segnalazione di tutte le varianti di rilievo) dallo stesso Gavazzeni e Maria
Maddalena Lombardi.