A cura di Francesco Erspamer

Libri - Giacomo Leopardi: Canti





Canti

di Giacomo Leopardi
Edizione critica diretta da Franco Gavazzeni
Accademia della Crusca, 2006
2 voll., pp. LXII-600, 370, con DVD-ROM
euro 75,00


Un'edizione critica è un volume che offre il testo più attendibile di una determinata opera, solitamente accompagnandolo con un apparato che ne elenca tutte le varianti significative, ossia le forme diverse che quel testo ha assunto, per colpa di copisti e tipografi oppure per i ripensamenti dell'autore stesso. L'utilità di un simile lavoro è evidente nel caso di opere antiche o medievali, e in generale di quelle che non ebbero edizioni tipografiche attendibili o definitive: ma vale ciò anche per i Canti, pubblicati e ripubblicati innumerevoli volte e sempre riproducendo senza rilevanti cambiamenti la prima stampa postuma, quella del 1845 curata dall'amico napoletano di Leopardi, Antonio Ranieri? Direi di sì, ma non tanto per i miglioramenti portati da un più accurato controllo dei testimoni (anche perché credo che l'autenticità di un testo sia stabilita dal suo uso, contro ogni sacralizzazione dell'origine: per cui se un giorno si scoprisse l'autografo della Divina commedia la stesura che si dovrebbe continuare a leggere e studiare è quella che ha condizionato lo sviluppo della poesia occidentale, non quella effettivamente composta da Dante); piuttosto per il fatto che nel caso degli autori canonici della cultura di un paese può essere importante verificare la genesi accidentata dei loro versi e delle loro immagini, le oscillazioni del loro pensiero (e a questo fine il suddetto autografo dantesco sarebbe fondamentale). Scoprendo così, per esempio, che a un termine ovviamente opportuno come "immensità" Leopardi resistette a lungo, che lo sostituì nel manoscritto e nelle prime stampe con il più freddo e astratto "infinità", e che tornò a esso solo anni dopo, nel 1831 - è la celebre chiusa dell'Infinito: "Così tra questa / Immensità s'annega il pensier mio: / E 'l naufragar m'è dolce in questo mare". Detto questo, va però aggiunto che la stragrande maggioranza delle varianti leopardiane sono molto meno significative: "splendea" al posto di "splendeva", "delle" al posto di "de le", per non dire dei numerosissimi cambiamenti che riguardano la punteggiatura o l'uso delle maiuscole. È possibile che qualcuno voglia analizzare proprio tali minuzie, e magari ricavarne qualcosa di utile per la comprensione della poesia di Leopardi (ricordo un dibattito di sessant'anni fa fra Contini e Giuseppe De Robertis su A Silvia, partito appunto da quello "splendea"): ma l'eventualità giustifica due grossi volumi a stampa, il tempo impiegato per approntarli (peraltro con grande accuratezza sotto la direzione di Franco Gavazzeni) e il loro costo finanziario? Tenendo presente che di edizioni critiche dei Canti ce n'erano già tre, due delle quali pubblicate negli anni ottanta e ancora in commercio (una nella ristampa del 1998). Fra tutte e quattro, dunque, quasi quattromila pagine per far studiare 41 componimenti: una proporzione assurda e un brutto sintomo dell'autoreferenzialità della disciplina, della sua indifferenza al mondo reale, della convinzione (molto comoda) che la cultura sia essenziale in sé e non nella misura in cui riesce a convincere. Non temo affatto che i libri scompariranno; però ci sono tre generi di pubblicazioni che a mio parere non ha più alcun senso destinare alla stampa: le riviste specializzate, le enciclopedie e, appunto, le edizioni critiche. Tre tipi di opere costose, che invecchiano rapidamente, che necessitano di continui aggiornamenti, e che hanno strutture fortemente ipertestuali. Tre tipi di opere che non vengono davvero lette bensì consultate e l'accesso alle quali dovrebbe essere aperto a chiunque. Il loro futuro, e direi anzi il loro presente, è on line. In questa prospettiva la cosa più interessante dell'edizione che sto recensendo è il DVD-ROM che accompagna i due volumi. Quanto il testo a stampa è graficamente poco attraente, fastidioso da leggere e faticoso da consultare, il disco con le riproduzioni di tutti i manoscritti e le stampe (ma non quella del 1845, peccato) è affascinante e costituisce un eccellente strumento di lavoro e di insegnamento. Mostra come lavorava Leopardi, fa entrare nella sua officina. La navigazione è agevole ma occorre Adobe Acrobat, non un qualsiasi programma di visualizzazione. Ai lettori non specialisti consiglio invece l'eccellente Meridiano a cura di Rigoni; per quelli che vogliano approfondire, l'edizione della BUR ampiamente commentata (e con segnalazione di tutte le varianti di rilievo) dallo stesso Gavazzeni e Maria Maddalena Lombardi.



 

WWW.PARODOS.IT