COLUMELLA
DE RE RUSTICA
Allevamento del bestiame
Columella, riprendendo una tradizione consolidata dalla cultura non solo
classica, propone un trattato di consigli specialistici agroalimentari
rifacendosi, tra l'altro, anche all'opera oggi perduta del punico Magone.
Il testo del Columella, insieme al De re coquinaria di Apicio, ai testi degli
scalchi apparsi nel tardo Medioevo e nel Rinascimento, ai libri di cucina
dell'età barocca fino al capolavoro di Pellegrino Artusi: La scienza in
cucina e l'arte di mangiar bene, per citare i testi più noti, dà vita a una
continuità storica che memorizza, indaga e trasmette i valori della civiltà del
cibo quale bene culturale.
Dell'agricoltura
Trattato dello scrittore latino L. Giunio Moderato Columella (I sec.)
L'opera è in 12 libri (quella che noi possediamo è la seconda edizione),
preceduta da una lunga prefazione, dedicata a Publio Silvino; seguono i precetti
per coloro qui rusticari velint, sul come scegliere il fondo, sulla disposizione
della casa colonica, sui doveri del pater familias: vengono poi indicati (II) i
tipi del terreno, l'aratura, i generi delle sementi, del letame; i tipi di vite
(III) e i modi della loro coltivazione (IV); la coltura dell'olivo (V);
l'impiego dei buoi, dei tori, dei cavalli e il modo di curare il bestiame (VI);
l'uso di altri animali, come asini, pecore, capre, maiali, cani (VII); l'utilit
degli animali da cortile (VIII); il IX libro, preceduto da una prefazione,
tratta delle api e dell'apicoltura; il X libro, che ha per argomento il De cultu
hortorum, è tutto in esametri e di fattura virgiliana; infatti l'autore vi
raccoglie l'invito fatto da Virgilio nelle Georgiche, che lasciava ad altri il
compito di descrivere i giardini; l'XI libro ripete lo stesso argomento del
precedente; il XII infine tratta dei doveri della fattoressa, della cura del
vino, delle olive, del formaggio; l'autore lo inizia con una prefazione dedicata
a Silvino e lo termina dicendo di aver ritenuto di ricordare solo ciò che gli è
sembrato particolarmente importante. Le fonti letterarie sono greche e latine:
Senofonte, Catone, Varrone, Igino, Cnelso e Virgilio; ma una viva passione per
la campagna anima l'intero trattato, sono lamentati i danni dell'urbanesimo,
lodati i vantaggi della vita dei campi, una fonte di moralità di benessere, di
felicità: "Solo l'agricoltura, che senza alcun dubbio è la più vicina e quasi
consanguinea alla filosofia, non abbia nè discenti, nè maestri".