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STORIE E RACCONTI |
CRISTOFORO COLOMBO VERSO L'AMERICA
Le scoperte geografiche
Ai primi d'agosto dell'anno 1492 tutto
era pronto e appariva in ordine. Fu stabilito di partire all'alba del 3, di
venerdí.
Colombo pregò il suo caro padre Perez di volerlo udire in confessione. Fu un'ora
commovente. Il buon francescano lo benedisse. Poi gli diede l'ostia della
Comunione. Sul punte di tramutare in realtà il lungo sogno, il genovese dal
robusto cuore era tranquillo; di sé non dubitava; la regina, molto
graziosamente, gli aveva offerto per Diego un posto di paggio nel seguito
dell'erede del trono, l'infante Don Giovanni, con un buono stipendia L'altro, il
piccolo Fernando, era con la _sua mamma, la fedele Beatrice, che certo_ gli
augurava con tutte le sue preghiere prospera la sorte nella grande avventura.
Tutti gli equipaggi si confessarono e si comunicarono. E non fu placido il sonno
nelle case di Palos la notte innanzi al terzo giorno d'agosto.
Coi primi albori, Colombo diede nel nome di Cristo ordine alle navi di scendere
verso l'isoletta di Saltes ad aspettarvi la brezza. La riva del porto era
affollata di gente piú in pena che festante.
La paura soverchiava l'ammirazione. I parenti di quelli che partivano salutavano
con occhi umidi. Aiutava un poco a consolarsi, a terra e sulle navi,
l'educazione del rimettersi alla volontà di Dio e la fede in una certa efficacia
della preghiera. Palpitarono in cima agli alberi e da poppa a prua della Santa
Maria gli stendardi e le insegne alla brezza del mattino. Si empirono le vele
del largo respiro. Lentamente, le tre navi con tutti gli uomini sopra coperta
vòlti gli sguardi alla terra, si allontanarono verso il largo.
L'ansia degli imbarcati per forza o per necessità non era ancora fortissima,
perché si navigava in mare assai frequentato, verso la costa d'Africa, diretti
alle Canarie, isole di 'Spagna. Il lunedí, sei d'agosto, alla Pinta si ruppero i
sostegni del timone. Malizia di quei marinai ché s'erano mal rassegnati al
viaggio, pensava l'Ammiraglio, ed altri con lui. Ma il legno aveva troppo buon
capitano per dar pensiero. Si provvide alla meglio con funi. Il giorno dopo, nuovo guasta Cera proprio da
augurar male dell'impresa a quei primi segni nefasti. Si
andò avanti come si poté, incomodati anche o da vento contrario o da bonaccia.
Fu lasciata la Pinta a cercar di arrivare alla Gran Canada per essere riparata o
piuttosto per vedere se fosse possibile procacciarsi in suo luogo un'altra
caravella. E per lo stesso scopo l'Ammiraglio navigò verso l'isola di Gomera.
Si perdettero cosi molti giorni, né una caravella da sostituire alla Pinta fu
trovata: bisognò contentarsi che questa fosse rimessa bene in ordine e che alla
Nina fossero cambiate in quadre le vele latine, per prender meglio il vento e
navigar piú sicuro.
Quindi le tré navi ripresero la rotta della Gomera e di notte videro lontana
l'isola di Teneriffa, che ardeva e fumava nel cielo stellato ansiosa meraviglia
di quelli che non avevano mai navigato da quelle parti.
Colombo spiegò ch'era un vulcano, come se ne trovano anche in altre parti, per
esempio in Sicilia, dove aveva a nome Etna. I marinai udirono alla Gomera
parlare di un'isola misteriosa che era stata qualche volta intravista a ponente e piú d'una volta ricercata ma inutilmente. Gli abitanti dell'isola sapevano del gran viaggio a cui erano avviati; e
ai marinai, sul punto di avanzare verso l'ignoto, cresceva una curiosità
spaurita. Tutte le leggende del Mar Tenebroso battevano a quelle spiagge
estreme.
Il sei di settembre si riprese a navigare: era passato già piú di un mese.
Il sette, un altro venerdí, fu lasciata
indietro e perduta ogni vista di terra conosciuta.
— Se piace a Dio — dice — vedremo tutto al ritorno. — E si andava sul mare deserto. Fu vista una balena, e si sapeva che le balene non si allontanano troppo dai
lidi. Altri uccelli incoraggianti correvano per l'aria sopra le navi. Se ne
prese uno che aveva i piedi di gabbiano e che era da riviera e non da alto mare.
E all'alba, un giorno, passarono stridendo alcuni piccoli uccelli di terra che
poi disparvero col crescere della luce. Il vento era sempre buono. Si filava
piacevolmente, in verità, giorno e notte. Non le furiose tempeste, dunque,
popolate di mostri. Ma, poiché il tenipo passava e l'ansia era sempre grande,
anche il bene diventava annunzio di male. Se in quelle parti il vento soffiava
sempre verso ponente, come si farebbe poi a tornare indietro? a navigare sempre
col vento non piú da poppa ma da prua? E Colombo ringraziò Iddio il giorno che
si levò un vento contrario, il quale impacciava la navigazione, ma dimostrava
che anche da quelle parti i venti variano e si poteva dunque tendere le vele in
piú di una direzione.
Il mistero e il pericolo erano là, su quelle acque deserte che si perdevano
nelle caligini d'un orizzonte d'ogni parte eguale. Se il vento di greco alzava
le onde contro le prue, veniva in mente d'aver udito che in quel mare le onde
salivano talvolta ad altezza di montagne. E guardavano in giro, sospettosi, fin
dove l'occhio giungeva, per vedere
se non cominciasse ad apparire qualcuno di quei pesci smisurati che si dovevano
pur incontrare.
Se non s'era mai arrivati a praticare quella parte di mondo, ci potevan essere
delle buone ragioni; cioè delle ragioni terribili. La prudenza, infine, aveva
segnati i limiti, anche sulle acque del mondo dove un cristiano poteva vivere e
navigare con qualche sicurezza; e appena varcati cominciavano i casi da
raccontare, quando si poteva tornare indietro a raccontarli. Nei mari di
settentrione, per esempio, il ghiaccio, che vi si scioglie di rado, diventando
vecchio si seccava in modo che poteva pigliar fuoco. Ma là, nella profondità del
ponente, erano i mostri e le insidie che facevano disperar del ritorno:
nell'acqua e nell'aria in forma di bestie orribili, qualcuna con aspetto anche
umano, o in forma di terre ingannevoli. Era ben dalle parti delle Indie
quell'isola di calamita che se una nave, i cui legni son tenuti con ferro e con
chiodi, vi passa vicina, anche non tanto vicina, la calamita attira furiosamente
il ferro e i chiodi, e la nave si sfascia d'un colpo. Questi mostri e queste
isole erano indicati persino nelle carte da navigare. E se si andava verso
mezzodí, nella zona dove si brucia? E se si sbarcava imprudentemente in qualcuna
di quelle terre dove abitavano giganti deformi e ferocissimi...?
I discorsi e gli sguardi dei marinai avrebbero consigliato allora a Colombo la
piú vigilante prudenza, se il modo stesso come s'eran dovuti formare gli
equipaggi non Io avesse già ammaestrato. Dopo i primi giorni di navigazione
oltre le Canarie, cominciò a nascondere la reale misura della distanza. Teneva
due computi del cammino:
uno in vista degli altri, sempre piú breve del vero; l'altro, per sé solo, con
tutte le leghe percorse. La lega i era una misura uguale a quattro miglia
2italiane. Egli aveva sostenuto dinanzi ai dotti uomini di Lisbona, di Cordova,
di Salamanca, di Santa Fé, che il tratto di mare nel viaggio da ponente verso il
levante non poteva essere grandissimo né quindi poteva essere molto lunga la
navigazione; e questo era stato ripetuto a quelli che volevano ,o dovevano
imbarcarsi. Ma ora che le leghe succedevano alle leghe e l'esperienza andava
facendo l'esame dell'opinione, ora bisognava stare in guardia. Per la sua
certezza non importava molto che la navigazione durasse piú dello spazio e del tempo previsto; ma quell'opinione della relativa brevità, come aveva
giovato a persuadere in terra, poteva diventare assai pericolosa in mare se
fosse smentita dalle misure.
Era facile veder l'angoscia mutarsi in spavento a ogni segno. che rinnovasse il
sospetto d'imminenti pericoli; per esempio, a una caduta di bolide che solcò
d'un gran solco di luce il cielo limpidissimo e sembrò una meravigliosa striscia
di fuoco celeste. Ma si cominciò anche a notare ogni segno che poteva far
pensare alla terra. Parve di riconoscere sulle onde un pezzo d'albero d'una nave
non piccola. Poi fu commentato il passaggio di qualche ciuffo d'erba verdissima
che pareva erba di scogli. Anche l'idea d'uno scoglio temperava il senso pauroso
del deserto d'acqua sconfinato. Ma la domenica, 16 settembre, la quantità d'erba
sparsa sul mare fu grande: e cresceva; e sembrò che tutto intorno non fosse piú
che una immensa superficie fluttuante di cespugli, che dovesse farsi ancora piú
fitta e piú solida. I marinai pensarono che potesse anche stringere le navi e
fermarle, come i ghiacci sempre piú fitti e piú tenaci del Settentrione; e
cercavano di evitare il piú folto. Era quel che fu poi chiamato il Mare di
Sargassi, dal nome di una delle erbe : spoglie di lidi lontani e di abissi
agitati, distese sulle onde secondo le correnti e i venti; meraviglioso ed
innocuo. E fu superato; e riapparve libera la distesa palpitante in quell'aria
dolce, primaverile.
Nell'erba era stato pescato un granchio vivo, che non poteva trovarsi a troppo
grande distanza dalla terra. Fu un avvenimento anche quello. Si viveva cosí
nelle lunghe giornate; e la storia di quel fatale gruppo di uomini era fatta
sopra tutto di quelle novità galleggianti.
Colombo udiva i discorsi, osservava i segni, badava ai commenti, attentissimo.
Di fronte all'Oceano egli aveva per sé soltanto la prontezza della sua
intelligenza e la fermezza del suo coraggio. E seguitava a segnare per gli altri
una misura del cammino minore della vera : ogni giorno rubava qualche lega.
Si cominciò a vedere qualche uccello' di buon augurio: il batticoda, per
esempio, di cui si dice che non usi dormire in mare. La Pinta, che era la piú
veliera e quindi, se c'era vento, la piú rapida, filò innanzi
baldanzosa perché s'era visto un gran volare d'uccelli verso ponente, indizio di
terra vicina. E gli uccelli furono per giorni e giorni lo studio e la passione
degli uomini nell'ignoto cammino.
Si levarono grandi nebbioni senza vento: altro indizio di terra vicina.
Bisognava piegar la rotta di qua e di là, a cercarle, queste terre. Ma
l'Ammiraglio andava alle Indie.
Il venticinque settembre, verso il tramonto, Alonzo Pinzon, il capitano della
Pinta, la quale, come s'è detto, veleggiava piú franca, salito a poppa gridò
verso la Santa Maria all'Ammiraglio una buona nuova : si vedeva terra 1, Era in
grande gioia e intonò col suo equipaggio il « Gloria nell'alto a Dio ». Anche
Colombo s'inginocchiò e i suoi intorno a lui. E i marinai della Nina erano tutti
in cima all'albero o sulle sartie. E tutti vedevano terra e tutti credevano,
anche Colombo, che diede ordine di inclinare il cammino verso il punto dove la
terra appariva, la quale non poteva essere distante che poche decine di miglia.
Calò, la sera e il « Salve' Regina », la preghiera della fin di giornata che si
recitava sempre sulle navi, fu detta con piú
commozione.
Andavano le navi all'ombra, e al
mattino il mare era sempre sconfinato e deserto. E seguitarono a andare. Buon
vento e bonaccia. Voli d'uccelli sempre seguiti da sguardi attenti, e una
temperatura mite, talvolta cosí deliziosa, che Colombo, memore dei giardini di
Siviglia e di tutte le verdi campagne fiorite di Andalusia, diceva:
— Non manca che il canto dell'usignolo. — E il mare era piano come una placida fiumana.
Un grido sulla Pinta: — Terra! Terra!
Terra! Terra! (Da un articolo, ridotto, di ETTORE JANNI)
Fin di settembre. Largo scroscio di pioggia. Ottobre. Disse il pilota con
accento di timore : Il numero delle miglia che abbiamo fatte è già assai grande.
— Colombo, che conosceva il numero vero, sapeva che era molto piú grande. Quella
sua carta, che era fatta sulla carta mandatagli dall'eccellente matematico
Toscanelli l, segnava sulla rotta isole che si sarebbero dovute già incontrare.
E non si erano viste. Ma egli pensò che l'avesse lasciate indietro, a destra o a
sinistra, fra tutti quei segni appunto di terre vicine. E non se ne dolse,
perché andava alle Indie. Anche Martino Alonzo Pinzon sapeva che sulla carta
eran segnate isole, e forse avrebbe preferito toccarle.
Ogni tanto accennava all'Ammiraglio un suo parere sulla rotta : ma, se era
diverso, l'Ammiraglio non piegava, perché andava alle Indie. E, del resto,
veramente la terra non poteva essere lontana.
Le tre navi andavano a gara per cogliere la prima apparizione.
Era stabilito per ordine reale che una somma dr trenta scudi ogni anno, tutta la
vita, fosse assegnata in premio al marinaio che primo vedesse e gridasse la
terra; e ora specialmente era una vivissima trepidazione sulle navi. Tutti gli
sguardi, quando e finché potevano, frugavano l'orizzonte. In ogni petto fremeva
il grido che doveva erompere da un momento -all'altro. Ma perché l'illusione non
turbasse gli animi con gridi troppo spesso falsi e con allegrezze vane, l'ordine
reale voleva anche che perdesse il diritto del premio chi gettasse il grido e
poi nél termine di tre giorni la terra non apparisse realmente.
Ma era difficile guardarsi dalle illusioni, in tanto affanno d'attesa e in tanta
smania d'uscirne: La domenica sette d'ottobre, al levar del sole, un colpo di
bombarda parti dalla Nina, che andava innanzi : il segnale stabilito per
comunicare la scoperta della terra da nave a nave, se per la voce eran troppo
distanti. Ma passò tutto il giorno e al tramonto il mare era sempre sconfinato e
deserto.
Però stormi di uccelli volavano da settentrione verso il mezzodí, come fuggendo
il freddo o cercando il riposo per la notte; e Colombo ordinò che si piegasse il
cammino a sinistra per vedere se in un paio di giorni si riuscisse a scoprire la
terra. E, grazie a Dio, il mare era calmo come là bella corrente del
Guadalquivir tra le rive beate; ma quel che piú rallegrava era quella certa aria
odorosa, come se veramente venisse da orti d'aprile. I. ciuffi d'erba che
galleggiavano erano freschissimi; e gli sguardi seguivano il volo consolante di
uccelli da campagna.
Ma s'era troppo presto cominciato a dare importanza a quelli che potevano essere
indizi di terre vicine, perché dopo tanti giorni vi si avesse gran confidenza.
Era già passato un mese da quando avevano lasciato indietro ogni vista di lido e
di mondo e piú di due da quando avevano veduto le lacrime dei salutanti sulla
riva del porto di Palos. Non si finiva dunque mai? Non si arrivava piú? Erbe e
uccelli, uccelli ed erbe, e nuvole . sull'orizzonte che facevano battere il
-cuore con quei loro profili di colline e- di monti; e niente. Non erano nuovi i
brontolii sulla Santa Maria, dai primi giorni dopo che era scomparsa da poppa
l'isola di Gomera e poi l'isola del Ferro Ma ora i brontolii si facevano piú
gravi.
Certe frasi a voce alta battevano come súbiti colpi di vento. Non
si usava gran riguardo nei discorsi, quando l'Ammiraglio passava vicino.
Colombo intervenne piú risoluto. Nulla era avvenuto che dovesse
spegnere in loro la fiducia. La navigazione anzi era stata incredibilmente piú propizia di quanto si potesse sperare. Nessuno aveva corso
un serio pericolo. Né era la prima volta che marinai navigassero ininterrottamente per piú di un mese. Se si navigava in un mare ignoto,
questo mare ignoto s'era però mostrato, all'esperienza, menò terribile
di quello che avevano conosciuto i Portoghesi dal Capo Non al Capo di Buona
Speranza Perché dunque quella irritata impazienza? E che paura si poteva avere?
Non sapevano dunque verso qual parte del mondo si navigava? Là egli intendeva
arrivare e là arriverebbe, a ogni costo. Potevano gettarlo a mare, se volevano e
se vi riuscissero, perché c'erano tra loro anche quelli che osavano minacciare;
ma non potevano costringerlo a tornare indietro. Egli sapeva bene ciò che si
faceva e aveva certezza di governare accortamente il viaggio per sé e per gli
altri, e non solo per l'andare ma anche per tornare. Avevano quindi bisogno di
lui per andare avanti e anche per rivedere la terra ' di Spagna. Finissero
dunque di sgomentarsi come fanciulli davanti al nulla e di mormorare e di
lamentarsi, proprio ora che la terra era vicina e si approssimava il termine
delle loro ansie e il riposo delle loro fatiche.
Il sole era tramontato. La preghiera li raccoglieva sopra coperta. Cantassero il
« Salve Regina » con un sentimento di gratitudine, perché forse alla scoperta
della terra non mancavano piú giorni ma ore soltanto.
Il giorno dopo si osservarono con agitata attenzione i segni della terra sul
mare e quelli della vita umana: un pezzo di legno lavorato, una tavoletta, un
ramo con ancora fresche le sue bacche rosse. Colombo aveva fatto riprendere la
direzione verso ponente. La sera, stando al castello di prua da cui meglio si
vigilava, quando nessuno era sulla gabbia in cima all'albero maestro, si avvide
a un tratto d'una luce lontana nell'ombra. Commosso dall'apparizione, temé per
un momento di illudersi. Ma la luce era là. Chiamò allora uno che era
credenziere del Re e gli domandò se vedesse lontano qualche cosa. Colui guardò e
disse che gli pareva di vedere una fiamma. Ne chiamò un altro, che, salito, non
vide piú nulla. La luce riapparve ancora una volta o due.
Colombo fu persuaso che la terra era realmente prossima e raccomandò ai marinai
sul cassero di far buona guardia per annunziarla prima degli altri, promettendo,
in piú della rendita assegnata dai Sovrani, un giubbone di velluto
Si vigilava anche sulle caravelle, specialmente sulla Pinta, che per la sua
maggiore velocità era spesso avanti alle altre. Ed ecco, sul finire della notte,
la massa bruna della terra profilarsi a distanza di qualche miglio.
E gesti ed esclamazioni e atti di ringraziamento in ginocchio, con le mani al
cielo in cui impallidivano le stelle. Non c'era ancora chiaro; furono dunque
ammainate le vele e lasciata soltanto quella che si chiama di fortuna, che serve
in burrasca o quando si vuole andar lentamente in tratti di mare dove conviene
esser cauti. Bisognava aspettare il mattino. E nella luce del mattino (era anche
quella volta un venerdí, il dodici di ottobre) le tre navi scivolarono verso la
riva d'un'isola piana e verde I, che era il primo divino sorriso della vittoria
sull'Oceano; in quell'autunno che alitava nell'aria con l'odore di una
sorprendente primavera.
Un tramestio, un clamore sulla Pinta: — Terra! Terra!
Tutti ora facevano coro a quel Rodrigo di Triana che aveva primo levato il grido.
E il rombo di un colpo di cannone si propagò dalla Pinta.
E l'annunzio scoppiò sulle altre navi :
— Terra! Terra!
Sul mare nuovo, sull'isola ignota, sul lungo sogno e sulla grigia ' vita di
Colombo sorgeva il sole.
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