Il
Novellino
Gravano ancora molte ombre su quella che è considerata la prima importante
raccolta di novelle della letteratura italiana,
punto di arrivo della narrativa del Duecento e punto di partenza di quella che
sarà la narrativa del Trecento.
La tradizione testuale ha consegnato un testo in forma misteriosa: non si
conoscono l'autore (o gli autori), la data, il luogo di composizione e la
struttura originaria del libro. Anche il titolo non è sicuro. Il titolo di
Novellino, che appare per la prima volta in un'edizione del 1836, era stato
usato in una lettera di Giovanni Della Casa a Carlo Gualteruzzi, il curatore
della prima edizione a stampa (1525), intitolata Ciento novelle antiche. Il più
antico manoscritto riporta invece il titolo Libro di novelle e di bel parlar
gientile.
La situazione testuale è complicata dalla presenza di manoscritti in cui appare
diverso anche il numero di novelle. Non è sicuro infatti che sia originale il
numero di cento novelle, secondo la testimonianza della prima stampa.
Un'iniziale collezione potrebbe essere stata integrata successivamente, magari
sul modello decameroniano. In alcuni manoscritti, poi, il numero di cento è
ampiamente superato, ma potrebbero essere aggiunte successive.
Anche il problema della datazione è ancora incerto. L'indicazione tradizionale
di D'Ancona, che lo fa risalire agli ultimi due decenni del Duecento, è
contraddetta da riferimenti interni al testo che lo sposterebbero avanti nel
tempo verso i primi lustri del Trecento.
Si è discusso a lungo anche sull'autore e varie sono le proposte dei critici.
Alcuni pensano a un solo autore, altri a più d'uno; incerta è anche la
provenienza geografica, per alcuni fiorentina, per altri padana. Svariate sono
le fonti cui l'autore attinge: francesi, franco-italiane, provenzali, testi
latini classici e medievali, racconti toscani, tradizioni orali. Allo stesso
modo risultano alquanto vari gli argomenti trattati, da novelle basate sulla
battuta pronta, a narrazioni di beffa, da racconti di cortesia a racconti
ironici, ecc. Difficile dire anche se ci sono stati tentativi di accorpamento a
blocchi, se l'autore avesse in mente un preciso piano di distribuzione della
materia. Il testo nacque probabilmente in forma assolutamente non rigida,
affidata a libere associazioni e collegamenti tra i singoli testi. Altrettanto
ampia è la gamma dei registri stilistici e linguistici. Il Novellino appare
dunque come un repertorio di materiali narrativi, ovvero come una ricognizione
dei modi e delle forme del narrare.
Pur nell'ambito di una disuguaglianza di risultati, la grande novità sta nella
finalità della raccolta così come appare annunciata nel prologo. Alle novelle
non è più attribuita una esclusiva finalità religiosa, come nella narrativa che
aveva dominato il Duecento, ma esse sono narrate "a prode e piacere di coloro
che non sanno e disiderano di sapere" ("a vantaggio e piacere di coloro che non
sanno e desiderano di sapere") e servono a "rallegrare il corpo e sovenire e
sostentare" ("rallegrare il corpo, soccorrere e sostentare". L'obiettivo del
narratore va inteso in una gamma di significati che vanno dal divertire al
consolare, dal nutrire l'intelletto al trasmettere una sapienza pratica o una
sapienza civile. La sapienza è intesa come il fulcro del vivere civile ed è
ricercata nella sua diretta e concreta espressione, la parola. La parola è il
segno evidente di un ideale estetico, fondato sulla bellezza del dire, ma anche
etico, un nuovo ideale di vita e di comportamento che privilegia doti di
abilità, intelligenza, sensibilità. Come nella contemporanea esperienza lirica,
la nobiltà dell'animo viene anteposta alla nobiltà di stirpe.