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La scolastica
Viene definito con il termine scolastica il pensiero filosofico e teologico
medievale e scholasticus era il maestro che insegnava le arti liberali del
trivio (grammatica, retorica e dialettica) e del quadrivio (aritmetica,
geometria, musica, astronomia). L'insegnamento veniva impartito attraverso le
letture (lectiones) e le discussioni (disputationes). In questo modo i testi
didattici della scolastica sono fondamentalmente costituiti da commenti e da
raccolte di dispute. Il punto di riferimento imprescindibile erano i testi sacri
e i testi dei dottori della chiesa: sebbene nel quadro di riferimento comune,
non mancassero le divergenze di interpretazione e i dissensi anche marcati.
Nell'evoluzione della scolastica possono essere riconosciuti vari periodi:
1) alta scolastica, dominata dalla figura di Scoto Eriugena, caratterizzata
dall'interesse per la logica e per la lettura dell'Isagoge di Porfirio,
l'Organon di Aristotele, le opere di Boezio. In questa fase si ritiene che fra
ragione e fede vi sia una sostanziale armonia.
2) periodo aureo della scolastica, individuabile nel secolo XIII e
caratterizzato dalla scoperta delle opere di Aristotele e dei commentatori arabi
(Avicenna e Averroè). Esponenti principali furono Alberto Magno e S. Tommaso
d'Aquino. In questa fase l'armonia fra fede e ragione è ritenuta solo parziale.
3) dissoluzione della scolastica, secoli XIV-XV. Sigieri di Brabante respinge la
conciliazione proposta da Tommaso e si pone fuori del cristianesimo; Duns Scoto
ritiene che le verità di fede non vadano discusse razionalmente e infine
Guglielmo di Occam porta il suo nominalismo fino alla conseguenza di rifiutare
ogni metafisica.
Con seconda scolastica si intende il pensiero filosofico-teologico-cattolico
compreso fra i secoli XV-XVII e caratterizzato dal trionfo del tomismo.
Scopo della scolastica è quello di portare l'Uomo alla comprensione della verità
rivelata attraverso l'uso della ragione e l'ausilio delle auctoritates (cioè le
decisioni dei concili, i testi della Bibbia o dei Padri della Chiesa, i testi
dei grandi filosofi); il lavoro di ricerca e di riflessione all'interno della
scolastica non viene inteso come un lavoro soltanto individuale, ma ha la sua
origine e il suo fondamento nella tradizione filosofico-teologica e nella
comunità.
Gli autori più importanti della scolastica sono: Scoto Eriugena (inizi IX sec.-
870) autore del De praedestinatione e del De divisione naturae nel quale
individua quattro specie di natura: la natura increata che crea (Dio), la natura
creata che crea (le cause prime), la natura creata che non crea (mondo materiale),
natura non creata che non crea (Dio in quanto fine ultimo di tutta la creazione);
Roscellino (1050-1120 circa) fautore di un nominalismo radicale per il quale gli
universali non hanno più realtà dei rispettivi nomi (gli universali sono flatus
vocis, suono di voce); Sant'Anselmo d'Aosta (1033-1109) che sosteneva invece il
realismo, cioè l'esistenza degli universali; Pietro Abelardo (1079-1142)
campione del razionalismo sostiene la realtà ontologica delle essenze universali
e introduce nella teologia il metodo dialettico, non con l'intento di
razionalizzare la fede, ma per spiegare i fondamenti della fede con l'analogia;
Sant'Alberto Magno (1193-1280) il quale ritiene che le scienze e la filosofia
abbiano un valore autonomo e non debbano essere coltivate come semplice viatico
per la teologia; San Tommaso d'Aquino (1225-1274) che compie una grandiosa
sintesi fra pensiero classico e cristianesimo; Sigieri di Brabante (1235-1284
circa) massimo esponente dell'averroismo latino e seguace di Averroè anche
laddove in contrasto con la dottrina cristiana; Duns Scoto (1266-1308) il quale
sostiene che ragione e fede non debbono essere confuse e che i procedimenti
filosofici, pur muovendo dalle verità sensibili, devono basarsi su presupposti
logici e necessari; Guglielmo di Occam (1295 ca-1349) ultimo rappresentante del
nominalismo nega l'esistenza degli universali e sostiene che la verità è sempre
individuale.
I testi più importanti della scolastica sono le Summae, trattazioni sistematiche
di argomenti specifici e di solito portavano il titolo della materia trattata
(Summa theologiae, Summa de vitiis). Il termine soppiantò quello di sententia
prevalente fino al 1200. Fra la ricca produzione di Summae fondamentale nel
pensiero scolastico la Summa theologiae di Tommaso d'Aquino. Altri testi
importanti di questo periodo sono il De ente et essentia, De unitate intellectus
contra Averroistas, le Quaestiones disputatae, la Summa contra Gentiles – tutte
opere dell'Aquinate - il De divisione naturae di Scoto Eriugena; il De unitate
et trinitate divina, Sic et non, di Abelardo; Super quattuor libros sententiarum
subtilissimae quaestiones earumdemque decisiones, Quodlibeta septem,
Centiloquium theologicum di Guglielmo di Occam.
La scolastica propriamente detta si sviluppa in un arco di tempo che va dal IX
al XV secolo e si ripresenta, con forme e modalità diverse, nei secoli XVI-XVII
con il nome di seconda scolastica.
La neoscolastica novecentesca si configura come un ritorno - suggerito e
favorito dalle autorità vaticane - dello studio e della divulgazione della
filosofia di S. Tommaso. Diede inizio a questo movimento Leone XIII con
l'enciclica Aeterni Patris del 1879; successivamente vide la luce l'edizione
cosiddetta leonina delle opere del filosofo aquinate e fu istituita una cattedra
di filosofia tomista presso l'università di Lovanio. In Europa l'esponente più
significativo di tale movimento fu Jacques Maritain, mentre in Italia il centro
propulsore della filosofia neotomista fu l'Università Cattolica del Sacro Cuore
di Milano, che si è data anche un organo ufficiale, la Rivista di filosofia
neoscolastica. In Italia esponenti del pensiero neotomista furono G. Mattiussi ,
A. Gemelli, F. Olgiati. Uno dei meriti maggiori, in ambito storiografico, della
corrente neotomista è l'aver riproposto con energia il problema degli studi
degli autori medievali e l'aver promosso nuove edizioni di opere e nuovi studi
critici.