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STORIE E RACCONTI |
LA SCOPERTA DI NUOVE TERRE
LA SCOPERTA DI NUOVE TERRE
L'impresa di Colombo suscita in Europa da prima stupore, poi desiderio ed ebbrezza di avventure e di scoperte. Principi, mercanti, speculatori armano navi, arruolano marinai che si spingono nell'Oceano e in terre lontane Ardimentosi esplorano coste, mari, terre, fanno scoperte sempre nuove.
1498 — Vasco de Gama: Portogallo-Calcutta.
1498 —`Caboto: Inghilterra-Terranova (Canadà).
1499 — Cortereal: giunge al Labrador.
1500 — Cabrala Penisola iberica-Brasile.
1506 — Vespucci: esplora la costa sud americana sino al Rio de la Plata.
1506 — Navigatori portoghesi scoprono il Madagascar.
1511 — I Portoghesi conquistano la penisola di Malacca.
1512 — Ponce de Leon: rivela à Florida.
1515 — Munez de Balboa: da un'altura del Messico scorge l'Oceano Pacifico
Disegnatori di mappe e cosmografi
lavorano giorno e notte, seguendo attentamente ogni notizia; e modificano le
carte, segnano nuovi fiumi e monti e coste...
Intanto i Portoghesi si spingono alla conquista dei punti strategici, di tutti i
punti di passaggio, degli stretti: da Gibilterra a Singapore. Loro intento è di
giungere — spezzando anche ogni resistenza di Venezia — sino alle isole malesi e
divenire padroni di quei territori, regno delle spezie, prodotti — in quel tempo
— estremamente preziosi e ricercatissimi: non c'è mensa di principe o di signore
che non voglia spezie, non, donna che non desideri profumi d'Arabia e orientali.
Ed il tutto è pagato in Europa a prezzo elevatissimo. Lo zenzero, la cannella,
la canfora — sí rari — vengono pesati su bilance di precisione. Impadronirsi
delle terre di origine di quei, prodotti significava arricchire immensamente il
conquistatore.
In questa corsa al regno delle spezie s'inquadra la spedizione di Magellano,
impresa ricca di fascino, d'avventura, di sacrificio, degna di memorabile
ricordo, segno anch'essa dello spirito nuovo ch'anima l'umano ardite durante il
Rinascimento.
Ecco alcuni momenti, altamente drammatici, vissuti da quegli ardimentosi, a
taluni dei quali fu destinato circumnavigare per la prima volta il globo
terrestre.
LA SPEDIZIONE DI MAGELLANO
Dopo grandi difficoltà, Magellano,
deriso dal re di Portogallo suo signore, ottiene dal re di Spagna cinque navi in
pessime condizioni, un equipaggio spagnolo-portoghese di 265 uomini, a cui si
aggiunge un italiano: Antonio Pigafetta, che sarà lo storiografo del viaggio e
che ci ha lasciato un prezioso diario. Magellano, uomo tenacissimo, riassesta le
navi, le controlla in ogni punto, dà l'ordine della partenza.
Taciturno, guida con rigida disciplina la spedizione, sino ad attirarsi l'astio
e l'odio dei comandanti delle altre quattro navi da lui dipendenti, ai quali
nulla comunica dei suoi piani. Attraversato l'Atlantico, ordina una sosta a Rio
de Janeiro. Gli equipaggi trascorrono tredici giorni di benessere, in una terra
meravigliosa. Poi di nuovo in navigazione. Magellano non conosce il punto in cui
il continente (l'America del Sud) termina e lascia il passaggio verso il mare
(l'Oceano Pacifico) che (secondo i calcoli di Magellanó e del cosmografo Faliero
con cui egli ha studiato il piano di navigazione) avrebbe condotto rapidamente
alle Isole delle Spezie e avrebbe permesso di giungervi prima dei Portoghesi.
Tutte le insenature che incontra lungo le coste, le fa esplorare. Le delusioni
si succedono alle delusioni. Magellano si irrigidisce dentro di sé : nessuno
deve sospettare ch'egli « non sa ». Anche l'insenatura -che egli riteneva fosse
il « passaggio » si rivela soltanto l'immensa foce di un fiume (del Rio de la
Plata). Tutti calcoli si dimostrano errati. Arrendersi?
Magellano decide di proseguire l'esplorazione delle coste. Avanti ancora verso
il sud, con dinanzi agli occhi di tutti un paesaggio sempre piú squallido e
inospitale.
« Non piú foreste tropicali dai profumi intensi e capziosi che giungevano fin
sulle navi! Svanita per sempre la terra benigna del Brasile, coi suoi alberi
rigogliosi, carichi di frutta, le palme oscillanti, gli uccelli variopinti, gli
ospitali indigeni e le loro donne! Qui, sulla spiaggia nuda e sabbiosa, non si
scorgono che pinguini, i quali fuggono arrancando ai primi tentativi di
avvicinarli, mentre fra gli scogli si sdraiano pigre foche. Andando avanti non
si scorge ormai nessun'altra creatura viva tutto intorno; uomini ed animali
sembrano morti in quell'opprimente deserto... Il viaggio si fa sempre piú
faticoso e piú lento, giacché Magellano conserva inesorabilmente la rotta lungo
la costa. Ogni insenatura, ogni minima rada viene scrutata a fondo e misurata
con lo scandaglio. Magellano non confida oramai piú in quella mappa misteriosa 1
che lo ha allettato all'impresa e poi tradito durante il viaggio. Egli, fattosi
incerto, si aggrappa a quest'ultima disperata speranza, che le carte ed i
navigatori portoghesi abbiano errato soltanto nel determinare la latitudine, e
che la via esista un po' piú al sud di quanto abbiano affermato... Avanti,
avanti dunque sotto il fosco cielo, lungo la costa! La solitudine si fa sempre
piú orrenda, i giorni sempre piú brevi, le notti sempre piú lunghe 'm Gelidi
venti investono violentemente la velatura, la neve e la grandine frustano i
ponti, grigi e minacciosi si accavallano i marosi. Due mesi impiega la flotta
per strappare alla ostilità delle intemperie il breve percorso dal fiume de la
Plata al Porto di San Giuliano. Quasi ogni giorno l'equipaggio deve lottare
contro le tempeste, contro i famigerati " pamperos " di quelle regioni, folate
brusche di vento che spezzano gli alberi e portano via le vele... E l'inverno,
il nemico piú tremendo, si avvicina...
A poco a poco gli equipaggi cominciano a manifestare apertamente la loro
inquietudine. Istintivamente intuiscono che qualcosa non va come deve andare.
Non hanno forse dato loro ad intendere, a Siviglia, che il viaggio era diretto
alle Isole delle Spezie, verso il
radioso mezzogiorno, verso un mondo paradisiaco? Non hanno loro promesso la
ricchezza e un rapido ritorno? E invece quel fosco uomo taciturno li trasportava
in regioni sempre piú gelide e desolate... Il vento taglia le guance come un
rasoio e si insinua gelido fra le vesti sbrindellate... I viveri scarseggiano ».
Magellano non cede. Altri sacrifici, altre delusioni, tradimenti, rigorose
spietate punizioni. Sconforti, speranze. Per quattro, cinque mesi la flotta è
bloccata in un porto dall'inverno. Ancora, poi, in viaggio.
Alfine, un giorno, la vittoria, dopo altre drammatiche vicende: e le navi
scivolano su acque vergini ancora di ogni chiglia, nello stretto che sarà detto
di Magellano. Le strettoie del passaggio sono superate. Che fare? Saggio sarebbe
tornare in Spagna, allestire una nuova flotta, ripercorrere senza indugi il
cammino e solcare con navi salde ed un equipaggio in pieno vigore di forze il
mare sconosciuto, di là dallo stretto. Magellano non è dell'avviso: laggiú,
oltre il lontano orizzonte, ci devono essere le Isole delle Spezie.
E decide il gran balzo verso l'ignoto.
« La storia di questa prima traversata dell'Oceano sino allora non nominato è
uno degli immortali eroismi dell'umanità. Già il viaggio di Colombo verso
'regioni spazialmente sconfinate fu sentito al suo tempo e dalla posterità come
un incomparabile ardimento: tuttavia persino la sua vittoria non è da
paragonarsi, quanto a sacrificio, alla vittoria che, pur fra indicibili
sofferenze, Magellano strappò agli elementi. Colombo infatti veleggiò con le sue
navi appena uscite dai cantieri, in perfetto assetto e ben provviste, non piú di
trentatré giorni senza veder terra, e già una settimana prima di approdare le
erbe galleggianti sul mare e i pezzi di legno esotico e gli uccelli terrestri
gli annunciarono che si stava avvicinando ad un continente. La sua ciurma era
sana e riposata, la sua flotta largamente provvista di viveri; cosí che, nel
peggiore dei casi, egli avrebbe potuto ritornare senza raggiungere la meta.
Davanti a lui stava l'ignoto, ma alle sue spalle aveva la Spagna come ultimo
rifugio. Magellano invece si lancia nel vuoto e non salpa da un'Europa coi porti
e le sue case, ma dall'esotica ed inospite Patagonia. I suoi uomini sono esausti
da mesi di fatiche. Hanno sopportato fame e privazioni, fame e privazioni li
accompagnano... Le loro vesti sono consunte, le vele lacere, le gomene
sfilacciate. Da settimane e settimane non hanno visto faccia d'uomo, non hanno
avuto né vino, né carne fresca, né pane...
Cosí navigano le tre navi l per venti, per trenta, per quaranta, per cinquanta e
per sessanta giorni, ed ancora non si scorge terra, ancora non v'è segno né
speranza di avvicinarsi ad una costa. Ancora una settimana, ancora un'altra,
un'altra, un'altra ancora... : sono cento giorni,
tre volte il tempo occupato da Colombo per traversare l'Atlantico! Per mille e
mille e mille monotone ore la flotta di Magellano procede nel vuoto...
Magellano crede di aver superato già da un pezzo il Giappone, mentre non ha
percorso che un terzo dell'oceano ignoto, che egli, per le sue bonacce,
battezzerà per sempre il " Pacifico ".
Ma quanto è crudele questa pace, quale martirio di monotonia nel mortale
silenzio! Il mare è continuamente azzurro, il cielo inesorabilmente ardente e
senza nubi, l'aria sempre sorda, priva di rumori, l'orizzonte sempre lontano e
circolare... Sempre la stessa azzurra immensità attorno ai minuscoli scafi,
unico oggetto in movimento fra tanta spaventosa immobilità... Sempre, al
mattino, a mezzodí, la sera e la notte, l'inevitabile incontro degli stessi
visi, che si fissano con cupa disperazione e che deperiscono di giorno in
giorno. Gli occhi sprofondano nelle orbite, sempre piú sono scarnite le guance,
sono deboli e tremanti i passi...
Durante la traversata cosí inaspettatamente lunga, scemano spaventosamente i
viveri, cresce spaventosamente lo scoraggiamento. Converrebbe chiamare lordura e
non cibo ciò che il mastro delle provviste e costretto distribuire ogni giorno
alla ciurma; e nón vi è piú una goccia di vino che possa rinfrescare le labbra e
sollevare lo spirito. L'acqua dolce, riscaldata dal sole inesorabile, ammuffita
nelle botti e negli otri, emana tale fetore pestilenziale, che quegli sciagurati
devono chiudersi il naso con, le dita prima di inumidire la gola con le poche
gocce loro assegnate quotidianamente. La galletta, unico nutrimento insieme con
i pesci che riescòno a pescare, si è ormai disgregata in una sporca polvere
grigiastra brulicante di vermi e per di piú contaminata dagli escrementi dei
topi, che, resi furibondi dalla fame, si sono lanciati su quegli ultimi miseri
resti di cibo. Tanto piú desiderate sono le brutte bestiacce, e si dà loro la
caccia.
Per ingannare lo stomaco, che si contrae in crampi atroci, per lenire di un
fallace conforto le torture della fame, la ciurma inventa espedienti sempre piú
pericolosi : si raccoglie segatura di legno, e la si mischia poi con i residui
del biscotto pur di aumentare la scarsa razione. Alla fine la penuria è tale che
essi mangiano — scrive Pigafetta — " certe pelle de boxe, che erano sopra
l'antenna maggiore acciò che l'antenna non rompesse la sartia, durissime per il
sole, pioggia e
vento. Le lasciavano per quattro o cinque giorni nel mare e poi si metteva uno
poco sopra le brace e cosí le mangiavano,- e ancora assai volte segatura di asse
" ».
Per mancanza di viveri freschi ricchi di vitamine scoppia lo scorbuto. Le
gengive dei malati cominciano a gonfiare e ad ulcerarsi, i denti tentennano e
cadono, la bocca si riempie di piaghe; alla fine palato si gonfia cosí
dolorosamente, che anche se avessero cibo quegli sciagurati non potrebbero piú
inghiottirlo e devono-miseramente perire. Ma anche ai sopravvissuti la fame
toglie ogni energia. Si trascinano con le gambe piegate, reggendosi coi bastoni
sul ponte delle navi, o si abbattono esausti negli angoli piú remoti. Non meno
di diciannove uomini, un decimo circa delle ciurma rimasta, periscono fra
orrende torture durante quella traversata...
Per tre mesi e venti giorni la solitaria carovana delle tre navi percorre
l'infinito deserto acqueo soffrendo tutti i tormenti... ».
Finalmente, il 6 marzo 1521, un'isola abitata...
Storia di ardimento, di fatiche, di sacrifici, la spedizione di Magellano :
storia che si ripeterà ancora, ed ogni epoca avrà i suoi eroi e le sue vittime.
Sono uomini che animati dall'ansia di piú conoscere, affrontano, quasi inermi le
forze della natura, sostengono le ostilità del mare e della terra. « L'umanità
viene durevolmente arricchita soltanto da chi ne, arricchisce il sapere, da chi
ne accresce la coscienza e la conoscenza creatrice ».
(Da:.Stefan Zweig, Magellano, Ed. Mondadori)
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