STORIE E RACCONTI

LE ULTIME PAGINE DEL DIARIO DEL DE LONG


Le vie del polo

Percorsi e ripercorsi mari ed oceani e gran parte delle regioni di cui ha scoperto l'esistenza, giunge il momento in cui l'uomo si spinge alle estreme parti della Terra ed affronta i ghiacci dei poli. E v'è chi si spinge al Polo Nord e chi al Polo Sud.
Ma i mezzi, all'inizio, sono spesso inadeguati ed alcuni esploratori compiono uni viaggio senza ritorno, trascinati chi sa dove dalla morte; di altri vengono-ritrovate, dopo molti anni, le salme, conservate dal gelo, ed accanto ad alcune carte, su cui quegli ardimentosi registrarono le osservazioni scientifiche effettuate durante il loro percorso, gli strumenti del loro lavoro ed il diario della spedizione, compilato giorno per giorno.

Talvolta questi diari sono, nella loro sobrietà e schematismo, altamente drammatici..


La Jannette

Nel luglio del 1878 una spedizione svedese, guidata da Adolfo Nordenskjòld, partiva dal porto di Tromsò, nella Norvegia col proposito di costeggiare tutta la Siberia settentrionale, di doppiare il capo Orientale, di varcare lo stretto di Bering e di raggiungere il Giappone. La nave che trasportava la spedizione aveva il nome di Vega . Dopo buone notizie, segui il silenzio. Allora Gordon Bennet acquistò una nave, la Jannette ed organizzò una spedizione di soccorso, comandata da un ufficiale della marina americana, Giorgio W. De Long. La Jannette passò lo stretto di Bering, ma venne poi imprigionata dai ghiacci, e frantumata. Barche, slitte, armi, viveri furono scaricati in tempo, prima che la nave affondasse. La spedizione aveva viveri solo per sessanta giorni. I trentatré uomini si incamminarono verso la Si beria.

Riportiamo le ultime pagine del diario del De Long..


Agonia nell'Artide

Venerdí, 7 ottobre 1881. Noi sottoscritti, ufficiali e marinai della nave degli S.U. la Jannette, partiamo questa mattina per tentare di arrivare a marce forzate a Kan Mark Surka o ad un altro stabilimento della Lena. Siamo arrivati qui martedí, 4 ottobre, cori un camerata ammalatissimo, H.H. Eriksen (marinaio), che è morto ieri mattina e fu seppellito a mèzzodí nel fiume. Egli soccombette al congelamento, alle grandi fatiche, alle intemperie. Gli altri stanno bene, ma noi non abbiamo piú viveri:

la nostra ultima razione si è consumata questa mattina

Alle otto e mezzo si parte; alle undici abbiamo fatto cinque chilometri; siamo agli sgoccioli; ci pare di girare in un labirinto. Un grosso tronco d'albero cacciato contro la riva da un riflusso mi pare quel che ci vorrebbe per preparare il desinare : trenta grammi di alcool in un vaso di tè. Si arriva dove dal ghiaccio giudico sia il fiume; quattro tentano di attraversarlo; il ghiaccio si rompe ed essi cadono nell'acqua. Fermata per asciugarli a un gran fuoco sotto la sponda ovest. Alexey parte per la caccia; non torna che alle cinque e mezzo; ma ha preso un ptarmiganl che serve per la cena. Con mezza oncia di alcool, ci si caccia sotto le coperte. Brezza leggera, luna piena, chiarore di stelle, freddo insoffribile.

8 ottobre. Centodiciottesimo giorno. Levata alle cinque e mezzo; colazione con un'oncia di alcool in una pinta di acqua calda. Come dice il dottore, l'alcool impedisce gli stiramenti dello stomaco e calma la fame; nella proporzione di tre once mantiene le forze vitali. Partenza. Alle dieci e mezzo si arriva al fiume avendo fatto cinque miglia. Sosta. Si riparte alle undici e mezzo. Un piccolo braccio ci obbliga a tornare indietro. Alle cinque altra fermata. Si è fatto solo un miglio penosamente. Nevica; vento di sud-est. Freddissimo, poca legna, mezz'oncia di alcool.

Domenica, 9 ottobre. Centodiciannovesimo giorno Levata alle quattro e mezzo. Un'oncia di alcool. Lettura dell'uffizio divino. Alle sette Nindemann e Noros partono in cerca di soccorso, colle loro coperte, una carabina, quaranta cartucce, due once di alcool e le raccomandazioni di seguire il fiume a ovest fino a una stazione. Grandi
acclamazioni di distacco. Alle otto partenza degli altri. Si attraversa un piccolo braccio affluente, il ghiaccio si rompe, si affonda sino al ginocchio. Fermata per asciugarsi al fuoco; e da capo in via alle dieci e mezzo. Lee è sfinito. Alle dieci incontriamo il fiume; fermata per desinare. Alexey uccide tre ptarmigan coi quali facciamo la zuppa. Nindemann non si vede piú, ma ne seguiamo le orme. Alle tre e mezzo partenza. Sponde alte; il ghiaccio del fiume deriva rapidamente al nord. Fermata alle quattro e quaranta minuti presso un ammasso di sfasciame composto di frasche; troviamo un canotto e ci serve da guanciale per dormire. Si cena con mezz'oncia di alcool.

10 ottobre. Centoventesimo giorno. Alle cinque e mezzo si consuma l'ultima mezz'oncia di alcool. Alle sei e mezza Alexey torna a caccia. Si fa colazione con dei pezzetti di pelle di renna; ieri mattina ho mangiato le mie scarpe a ghetta. Leggera brezza sud-sud-est. Non troppo freddo. Partenza alle otto; si passa un piccolo affluente e tre cadono nell'acqua; bisogna fermarsi per accendere il fuoco da asciugarli. Fermata alle undici. Siamo tutti malandati. Buon fuoco, tè di foglie che hanno già servito, e risciacquatura della boccia dell'alcool. Partenza a mezzogiorno. Vento freddo di sud-sud-ovest. Procella di neve, marcia durissima. Lee supplica di esser lasciato indietro. Si va sulla spiaggia che presenta a tratti passi strettissimi; tra le sponde, per un tratto, molte tracce e indizi di ptarmigan. Seguiamo sempre le orme di Nindermann. Alle tre non possiamo piú andare avanti. Ci fermiamo riparandoci entro una buca della sponda; si raccoglie legna e si accende il fuoco. Alexey ripiglia il fucile. Nulla! Si cena con una cucchiaiata di glicerina. Siamo tutti deboli, estenuati, ma ancora allegri. Dio ci aiuti!

11 ottobre. Centoventunesimo giorno. Raffiche di sud-ovest e neve. Impossibile l'andare. Caccia nulla. Un'altra cucchiaiata di glicerina nell'acqua calda. Non si trova quasi piú legna.
12 ottobre. Centoventiduesimo giorno. Colazione, l'ultimo resto di glicerina. Due pugni di foglie di salice artico in infusione. Sempre più deboli. Abbiamo ancora tanta forza da raccogliere un po' di legna. Procella di sud-ovest. Neve.
13 ottobre. Centoventesimoterzo giorno. Tè di salice. Gran vento fresco di sud-ovest. Di Nindemann nessuna nuova. Se Dio non si manifesta, siamo perduti. Restar qui è morir di fame, andare avanti non si può contro un vento simile. È molto se abbiamo fatto poco piú di un chilometro e mezzo; ma abbiamo dovuto attraversare un braccio d'acqua, forse un risvolto del fiume. Arrivati dall'altra parte non vediamo piú Lee. Si accampa in una buca della sponda. Mando in cerca del nostro compagno : lo trovano che aspetta la morte coricato nella neve. La sera tutti insieme si recita il Padre nostro ed il simbolo degli Apostoli. Vento terribile. Atmosfera scossa; notte spaventosa.
14 ottobre. Centoventiquattresimo giorno. Colazione : tè di salice; desinare : idem piú mezzo cucchiaio di caffè di olio di mandorle dolci. Alexey ha ucciso un ptarmigan, che facciamo cuocere a lesso.
15 ottobre. Centoventicinquesimo giorno. Colazione : tè di salice e due vecchi stivali. Si parte al levare del sole. Alexey è agli sgoccioli e Lee altrettanto. Incontriamo una barcaccia, presso la quale si accampa. Verso il crepuscolo ci pare di vedere del fumo a sud.
16 ottobre. Centoventesimosesto giorno. Alexey sta malissimo. Servizio divino.
17 ottobre. Centoventisettesimo giorno. Alexey è morente. Lettura delle preci per gli agonizzanti. Anniversario del signor Collins, che compie quarant'anni. Al tramontare del sole Alexey spira. Morto di fame! Lo copro colla bandiera e lo deponiamo nel battello.
18 ottobre. Centoventottesimo giorno. Tempo calmo e dolce; neve. Dopo mezzodì portiamo Alexey nel fiume gelato e lo copriamo di grandi lastre di ghiaccio.
19 ottobre. Centoventinovesimo giorno. Si taglia la tela della tenda per involgerci i piedi. Il dottore va avanti in cerca di un miglior riparo. Lo raggiungiamo a notte fatta.
20 ottobre. Centotrentesimo giorno. Bel sole, freddo grande. Lee e Kaack agli estremi.
Venerdì, 21 ottobre. Centotrentunesimo giorno. Verso mezzanotte trovai, fra me e il dottore, Kaack morto. Lee muore a mezzodì. Gli ho letto la prece degli agonizzanti quando si sentiva morire.
Sabato, 22 ottobre. Centotrentaduesimo giorno. Troppo deboli per portare sulla neve i cadaveri di Lee, e di Kaack. Il dottore, io e Collins li deponiamo dietro una svolta, fuori di vista. I miei occhi si chiudono.
Domenica, 23 ottobre. Centotrentesimoterzo giorno. Tutti debolissimi. Si dorme e si riposa tutto il giorno; a sera ci riesce di raccogliere un po' di legna. Leggo una parte del servizio divino. I piedi ci dolgono. Non abbiamo piú calzature.
Lunedì, 24 ottobre. Centotrentaquattresimo giorno. Notte durissima

Martedì, 25 ottobre. Centotrentacinquesimo giorno.
Mercoledì, 26 ottobre. Centotrentesimosesto giorno.
Giovedí, 27 ottobre. Centotrentasettesimo giorno. Iversen agonizza.
Venerdí, 28 ottobre. Centotrentottesimo giorno. Iversen spira, di mattina, per tempo.

Sabato, 29 'ottobre. Centatrentanovesimo giorno. Dressler è morto stanotte.
Domenica, 30 ottobre. Centoquarantesimo giorno. Boyd e Girtz morti nella notte. Il signor Collins morente.

(GIORGIO W. DE LONG. Dal libro : G. DALLA VEDOVA, In mezzo ai ghiacci. Viaggi celebri al Polo Nord. Ed. Treves, 1895).


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