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Siamo forse nel
secondo secolo dopo Cristo, in terra greca. Uno scrittore di cui nulla
sappiamo se non, forse, il nome, Longo, scrive un romanzo d'un centinaio di
pagine, vero e proprio romanzo, in prosa, che passerà alla storia col nome
di Dafni e Cloe. È il primo romanzo "pastorale" della storia. Pastorale
perché la vicenda si svolge tutta tra pastori e pastorale perché è una
storia ingenua, pulita, di sentimenti semplici e schietti. Nasce un genere.
Uno dei grandi generi della letteratura. Tornerà, il genere pastorale, con
Boccaccio, con Shakespeare, con Sannazzaro, con l'Arcadia, invaderà il campo
della musica, della pittura...
Il titolo esatto è Le avventure pastorali di Dafni e Cloe, ma quello più
noto è dovuto alla celebre traduzione di Annibal Caro: i tratti del romanzo
sono quelli soliti, il motivo erotico e le peripezie a esso connesse; nuova
invece è l'ambientazione pastorale.
Dafni e Cloe, abbandonati in fasce e allattati da una capra e da una pecora,
crescono intenti ai lavori pastorali, in una vita comune, fino a che la
nudità del giovane al bagno e il sogno della fanciulla svegliano in loro
l'amore, che si accentua sempre più guidato dall'istinto, dalla natura e dai
sogni; anche fra le tenere voluttà e i turbamenti, comunque, viene elusa la
completezza del connubio per una commovente ignoranza, che si muta in paura
quando Dafni, ricevuta l'iniziazione da una "sgualdrinella", rifugge dal far
violenza all'amata.
Non mancano le avventure, come una scorreria di pirati subito sventata, una
spedizione di signori di Mitilene che rapiscono Cloe, ma subito la
rilasciano per intervento del dio Pan; le mal riuscite avances di qualche
rozzo pretendente; ma quello che più conta è l'ingenuità dei due giovani in
materia di amore. Alla fine del romanzo si scoprono i genitori di entrambi,
i due pastorelli si ritrovano gran signori e le legittime nozze si possono
celebrare. Il romanzo è pieno di grazia leziosa, lo scenario è idillico, lo
stile retorico: la sua suggestione fu avvertita da Boccaccio, Sannazaro,
Rousseau, Leopardi nel suo Consalvo, Carducci nel Rudel.
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