I dati cronologici sul poeta greco Nicandro sono contrastanti e poco si sa della
sua vita: originario di Colofone e vissuto tra il III e il II sec. a.C., fu
autore di due poemi didascalici, pervenuti quasi integralmente, di argomento
piuttosto bizzarro: il primo, Theriaka, (= Animali velenosi) in 958 esametri ha
per argomento i morsi e le punture di animali e insetti velenosi, e i relativi
rimedi per contrastarne gli effetti; il secondo, Alexipharmaka (= I
contravveleni), tratta, in 630 esametri, dei veleni conosciuti nel mondo
animale, vegetale e minerale e si sofferma sui relativi antidoti. Le due opere
sono contraddistinte dal gusto per una realtà difficile e misconosciuta, piena
di rischi per l'uomo, e dalla curiosità per un mondo, per certi versi
leggendario. Nicandro unisce all'osservazione della realtà notizie attinte dalla
tradizione, servendosi di uno stile epico, pieno di termini dotti e rari, spesso
contorto. Di questo poeta esistono anche frammenti che trattano di problemi
meteorologici, di agricoltura e di apicoltura. Fu autore di un trattato,
Georgiche, che ispirò, nell'argomento e nel titolo, l'opera virgiliana, e di
alcune Metamorfosi, che suggerirono al latino Ovidio materia per il suo omonimo
scritto.
Arato nacque a Soli, in Cilicia, sulla costa meridionale dall'attuale Turchia,
intorno al 300 a.C.; studiò ad Atene alla scuola dello stoico Perseo, si recò in
Macedonia, si trasferì poi a Antiochia, per fare infine ritorno a Pella, dove
morì intorno alla metà del III sec. Fu autore di un Inno a Pan, composto in
occasione delle nozze del re Antigono con Fila, di Epicedi in morte di alcuni
amici e di Elegie, brevi poesie raccolte con il titolo di Minuzie, oltre ad
altri scritti, perduti. La sua opera più importante è un poema didascalico in
1154 esametri, i Phaenomena (= Fenomeni): è un trattato di astronomia, composto
intorno al 275 a.C., su richiesta del re macedone Antigono, ispirato ai Fenomeni
di Eudosso, di cui costituisce una sorta di versione poetica. L'opera si divide
in due parti: l'invocazione a Zeus e una mappa celeste con la descrizione di 47
costellazioni e di sei stelle singole (Arturo, Capella, Sirio, Procione, Spiga e
Vendemmiatrice); la seconda parte, chiamata Previsioni in base ai segni
naturali, tratta degli indizi che preannunciano le variazioni meteorologiche.
Pur non possedendo una preparazione scientifica specifica e rielaborando in
parte materiale di altri autori, Arato descrive gli eventi naturali con
raffinata abilità, interpretando la natura come un libro da sfogliare per
interpretare la volontà degli dei. L'opera godette di grande successo: Callimaco
la celebrò in un epigramma; alcuni passi furono tradotti in latino da Varrone,
Cicerone, Germanico e infine, nel IV d.C., da Avieno; nel Medioevo e fino al
Cinquecento fu considerata un testo fondamentale di
astronomia.
Eratostene di Cirene, nato intorno al 275 a.C., diresse la Biblioteca di
Alessandria e, oltre che poeta, fu critico letterario e filologo, autore di
molte opere, di cui restano solo frammenti. Il suo nome è legato ad un poema di
carattere scientifico, dal titolo Geographica (= Geografia), in tre libri,
d'argomento astronomico e geografico. A lui si deve il
calcolo del diametro terrestre, ottenuto
tramite la misurazione dell'arco di meridiano corrispondente alla distanza tra
Alessandria e Siene (Assuan) e degli angoli di incidenza dei raggi del sole in
questi luoghi: la teoria sulla circonferenza terrestre è argomento di un breve
trattato intitolato La misurazione della terra. Si conosce l'esistenza di un
poemetto narrante l'ascesa al cielo di Hermes e di una breve opera dedicata al
catasterismo, cioè alla trasformazione in stella, di Erigone; a noi sono
pervenuti, in una redazione tarda (lo Pseudo-Eratostene) i Katasterismoi (=
Trasformazioni in astri), opera filologica dedicata alla mitologia di
quarantadue diverse costellazioni, con un elenco delle stelle principali di
ciascuna costellazione.