Prae Adamitae e Systhema theologicum ex praeadamitarum hypothesi



Raccolta pubblicata nel 1655 da un protestante, Isaac de la Peyrère.
Cosa diceva di straordinario il suo autore, tanto da essere poi costretto, per salvare la pelle, a farsi cattolico e sottomettersi al papa?

Si era in un'epoca in cui fiorivano studi su una lingua madre all'origine di ogni civiltà, di solito identificata con l'ebraico di Adamo. Ma al tempo stesso, a ormai un secolo e mezzo dalla scoperta dell'America, arrivavano notizie sempre più ricche su quelle popolazioni lontane, per non parlare dei risultati di nuove esplorazioni e viaggi, sempre più frequenti, in altri paesi esotici, compresa la Cina. E negli ambienti "libertini" stava prendendo piede un'ipotesi attribuita a Epicuro (lettera a Erodoto) e poi ripresa da
Lucrezio, in cui si diceva che i nomi non erano stati imposti una volta per tutte e in una lingua privilegiata all'inizio del mondo, ma dipendevano dalla varietà con cui le diverse stirpi umane avevano reagito alle proprie singolarissime esperienze. Così stirpi differenti avevano dato origine in modi e tempi diversi a diverse famiglie di lingue (e di cultura).
Ed ecco apparire la proposta dí Isaac de La Peyrère, calvinista, che nel suo libro, interpretando in modo certamente discutibile alcuni testi biblici (perché doveva pur trovare pezze d'appoggio ortodosse alla sua tesi alquanto eterodossa), avanza l'idea di una poligenesi dei popoli e delle razze. La Peyrère si rende conto che le cronologie bibliche, con i loro seimila anni o giù di lì dall'inizio del mondo, erano troppo ristrette rispetto alle cronologie dei caldei, degli aztechi, degli incas e dei cinesi, specialmente per quanto riguardava i loro racconti sulle origini del mondo. Sarebbe dunque esistita un'umanità pre-adamitica. Ma se così era, questa civiltà (che egli identificava con quella dei Gentili, ma poteva essere identificata con altre razze) non poteva essere stata toccata dal peccato originale, e sia il peccato che il diluvio riguardavano soltanto Adamo e i suoi discendenti in terra ebraica.
D'altra parte l'ipotesi era già apparsa in ambiente musulmano ed elaborando dal Corano, nel X secolo, Al Maqdisi aveva accennato all'esistenza di altri esseri sulla terra prima di Adamo.
Si capisce quanto potesse apparire eretica la proposta. Essa metteva in questione il diluvio universale perché, se sull'Arca si erano salvati solo í familiari di Noè, esso avrebbe dovuto distruggere tutte le altre stirpi, mentre le nuove evidenze etnologiche dicevano che queste avevano continuato a prosperare; ma metteva anche in dubbio la centralità, per la storia umana, della passione di Cristo. Solo una piccola parte dell'umanità aveva commesso il peccato originale e aveva dunque bisogno, per salvarsi, di essere redenta. Seimila anni di storia sacra ridotti a un piccolo incidente mediterraneo. Altro che rogo.
Si noti che della tesi di La Peyrère qualcuno potrebbe dare un'interpretazione razzista, pensando che i suoi pre-adamiti fossero delle popolazioni superiori rispetto alla stirpe giudaica. In effetti egli era su posizioni opposte, di grande interesse e apertura ecumenica rispetto alla tradizione ebraica. Semplicemente egli stava compiendo una singolare operazione antietnocentrica, cercando di mostrare che l'universo mondo, e la civiltà, non siamo soltanto "noi", ma anche gli "altri", i quali anzi avevano più storia della civiltà giudaico- cristiana.
Quanto alle sue dimostrazioni, La Peyrère aveva sbagliato quasi tutto ma, quanto allo spirito di apertura a civiltà diverse, il povero perseguitato e il suo maltrattatissimo libretto, ci possono ancora far meditare.
 

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