|
La scelta di Primo Levi Essere un intellettuale lontano da tutte le caste |
di FREDIANO SESSI
Levi narratore che si impone nel panorama europeo della letteratura: Levi
interprete per eccellenza di uno dei drammi più tetri dell'umanità; infine, Levi
testimone assoluto e lucido dell'Olocausto. Sono questi i tre nodi di pensiero
intorno ai quali si sviluppa il saggio di Franco Baldasso, uno dei pochi testi
biografici e critici che si imperniano soltanto sull'opera del grande scrittore
torinese, morto suicida vent'anni or sono, e non si soffermano a considerare le
parole di dolore o le chiacchiere dei salotti bene o di taluni biografi, che
hanno voluto rileggere tutta la sua opera a partire proprio dall'ultimo tragico
gesto. Una scelta che si aggiunge a quella di alcuni altri studiosi europei (lan
Thompson. Philippe Mesnard, Francois Rastier, Daniela Amsallem e Yannis
Thanassekos, per esempio) la cui opera non è ancora tradotta in Italia e che in
questi anni hanno insistito nel mostrare il grande peso e ruolo di cambiamento
che la scrittura di Primo Levi ha imposto al tardo Novecento: voce e insieme
luce dal buio del male assoluto, egli indica, tratteggia la via di una
letteratura non più orfana o lontana dalla storia, e attraverso una scrittura
poliedrica che, di volta in volta, sceglie il registro o il genere più consono a
comunicare al cuore degli
uomini ciò che lui stesso ha vissuto. Leggendo il saggio di Baldasso, si
potrebbe dire che Levi aveva una delle qualità più ambite dagli intellettuali
che hanno attraversato il Novecento e che Hannah Arendt attribuisce
con certezza a Walter Benjamin: era scrittore testimone della Shoah ma insieme
non si presentava come reduce: era autore di opere di fantascienza e storia, ma
senza essere storico e scrittore di genere, giornalista e drammaturgo e tuttavia
lontano da questi mestieri che non scalfirono mai il suo sentirsi semplicemente
chimico: filosofo e moralista attratto dai comportamenti umani, ma senza
sentirsi e dichiararsi mai specialista di simili discipline o profeta di
messaggi rivolti al mondo: uno scrittore nato senza sentirsi e dichiararsi mai
parte di quella casta chiusa ed eccelsa. La sua forza era proprio questa: essere
uomo tra gli uomini a ogni costo anche quando l'essere uomo (come gli accadde
nel lager) doveva sembrargli impresa quasi impossibile. Unico rammarico, proprio
a partire dal lavoro di Baldasso: che ancora non si possa accedere alla carte
dell'archivio Levi; che non si possa, per questa ragione, restituire ai lettori
un'opera che oggi si impone sempre più come uno snodo essenziale per comprendere
il nostro Novecento.