Scrittura                                                     HOME


 

1. Rappresentazione grafica del linguaggio (e del pensiero) dell'uomo; essa, come tale, è un mezzo di comunicazione. La trasposizione del linguaggio avviene mediante segni convenzionali; in questo modo, attraverso la scrittura (codice linguistico di secondo grado, detto anche sostitutivo), si risale al codice linguistico di primo grado (cioè alla lingua parlata). La sostituzione, però, non è mai perfetta, poiché nella scrittura non si possono segnare intensità di pronuncia, intonazione, pause, complessità di intreccio delle voci parlanti, ecc. (il canto, che adopera una forma particolare di scrittura, in parte riesce a segnare anche questi fenomeni).
La scrittura (non in senso stretto) nacque quando l'uomo preistorico disegnava sulle rocce o su altri supporti figure dí animali, spesso per motivi dí culto; esempio di ciò possono essere i disegni della grotta dí Lascaux, che sí fanno risalire a ca. 17000 anni a. C. Verso il VI millennio a. C., nella zona della Mesopotamia, i sacerdoti, che sentivano la necessità di annotare gli elenchi di oggetti di proprietà del tempio e l'organizzazione sociale del paese, segnarono su tavolette di argilla (ritrovate a Uruk) dei segni cuneiformi, che rappresentavano in maniera stilizzata l'oggetto che si doveva indicare. Questo tipo di scrittura è detto pittografia (e i segni sono pittogrammi: i due termini nella prima parte derivano dal lat. pingere `disegnare'): mediante disegni, stilizzati e semplificati, è raffígurato il significato, senza alcun lega, me con il suono delle parole. Questo sistema, estremamente primitivo, trasmette solo immagini; e poiché ad ogni oggetto corrisponde un'immagine, la sua complessità diventa evidente. Gli studiosi sono riusciti ad individuare circa 1500 pittogrammi primitivi. Risale al 2900 a. C. la scrittura ideografica, in cui i segni (ideogrammi) non rappresentavano soltanto l'immagine, ma ne suggerivano l'idea, riuscendo così ad illustrare anche dei concetti astratti: ad es., un aratro poteva indicare sia lo strumento, sia il lavoro dei campi; un piede indicava l'azione di camminare, lo stare in piedi, il trasportare. Per scrivere si utilizzavano tavolette di argilla morbida, sulle quali con l'aiuto di una canna tagliata a punta si incidevano gli oggetti; i segni, per l'incisione obliqua della punta della canna, risultavano come piccoli cunei: è la cosiddetta scrittura cuneiforme. I circa seicento segni da utilizzare rendevano ancora complicato il sistema. Un passo avanti fu fatto usando un sistema a rebus, detto anche a fonogrammi: un nome poteva essere composto da piú elementi: presso gli Egizi i pittogrammi del pesce (nar) e dello scalpello (mer) servirono a comporre il nome del sovrano Narmer: le due figure suggerivano il suono, non il significato dei singoli elementi. Proprio queste difficoltà fecero sí che presso tutti i popoli antichi la scrittura fosse appannaggio delle caste dí scribi o sacerdoti; basterebbe ricordare gli Assiri, i Babilonesi, gli Egizi. Parallelamente ai popoli della Mesopotamia, gli Egizi, che non usavano la s cuneiforme, inventarono un tipo di scrittura, la geroglifica, in cui i disegni sono stilizzati sí, ma con eleganza. In realtà essi usarono dei pittogrammi veri e propri, degli ideogrammi, dei fonogrammi, ed infine inventarono i determinativi, dei segni particolari che permettevano di conoscere la categoria argomento dello scritto (í nomi, ad es., erano racchiusi in cornici). Essi, inoltre, come supporto costruirono i rotoli di papiro, che permettevano maneggevolezza maggiore che non le tavole di argilla. I sacerdoti egizi usavano un tipo particolare di scrittura, detta ieratica; questa, pur conservando lo stesso sistema grafico della scrittura geroglifica, era più stilizzata, e perciò piú facile; un terzo tipo di scrittura, il demotico, in cui le lettere erano legate, apparve verso il 650 a. C. (il geroglifico, il demotico e il greco sono le tre lingue incise sulla stele di Rosetta, quella che permise di decifrare l'antico egiziano). Verso il 2000 a. C. anche in Cina nasce un tipo di scrittura, che sostanzialmente è simile è quello cinese odierno: era basata sul pittogramma, che veniva tracciato con pennelli.
Verso la fine del secondo millennio a. C. ci fu l'innovazione che portò all'alfabeto fonetico: con questo non venivano indicati gli oggetti, ma i suoni delle parole. In un primo momento si ricorse all'acrofonia (gr. àkron `estremità'): il pittogramma stilizzato di una parola serviva ad indicare soltanto il suono della sua lettera iniziale. Ai Fenici, nel sec. XII a. C., si fa risalire il servirsi esclusivamente di un alfabeto fonetico (di sole consonanti); piú tardi i Greci lo ripresero e vi aggiunsero le vocali (che ancor oggi mancano alle lingue semitiche); questo alfabeto, passando in Italia, fu utilizzato (con modifiche) dai Romani; ed è quello che oggi (con qualche ulteriore modifica) viene utilizzato nella maggior parte del mondo; ciò non vieta, però, che allo stesso segno corrisponda una diversa pronuncia in base alle lingue (si pensi ai differenti suoni del segno j nell'it. jodio, nel fr. jambe, nell'ingl. jolly).
Dal punto di vista storico, la forma della scrittura è stata condizionata spesso dai materiali usati: scrivere su argilla pietra cera pergamena o carta, usando uno stilo uno scalpello una penna d'oca o una stilografica, condiziona le forme piú o meno rigide, piú o meno legate ed eleganti; il corsivo è una scrittura non certo adatta ad uno stilo per la cera (mentre ben si presta al computer); e cosí ancora si pensi al fatto che ogni scrivente, oggi, ha una sua personalissima forma di scrittura (tanto che la grafologia studia il carattere dalla forma delle lettere, dal ductus, ecc.). La forma della scrittura, inoltre, è varia ed ha subito delle evoluzioni: noi latini usiamo un tipo di scrittura che si rifà all'alfabeto latino; nel medioevo furono usati diversi caratteri (il carolino, il gotico, il cancelleresco, ecc.), ma in essi sostanzialmente si è mantenuto il disegno della scrittura latina. Altri segni grafici possono essere utilizzati: si pensi all'alfabeto cirillico, adoperato nei paesi slavi dell'Europa, o a quello greco, per restare solo fra le nostre civiltà; si aggiunga poi il modo di scrivere dei Cinesi e dei Giapponesi, i quali hanno un complesso modo di scrittura, che si avvale di migliaia di segni.
Il verso di scrittura, che oggi è abitualmente orizzontale da sinistra a destra e dall'alto in basso, non sempre e dovunque è stato cosí: nell'antichità c'è stato un periodo di scrittura bustrofedica (`come l'andatura del bue che ara'), alternata nei due versi; l'egiziano antico sí scriveva da destra a sinistra (l'orientamento viene anche indicato dalle figure umane, ma se era rappresentato un faraone o un dio, la scrittura era rivolta verso di lui); l'ebraico e l'arabo si scrivono da destra a sinistra; mentre il cinese quotidiano si scrive da sinistra a destra, quello letterario va da destra a sinistra.

2. Nel linguaggio critico scrittura è sinonimo di registro o di stile. Restrizioni e specializzazioni di senso si hanno in ambito filologico e giuridico, in cui scrittura è equivalente a 'documento' o a 'atto' (ad es. scritture trecentesche, scrittura notarile). In correnti critiche di impronta psicanalitica scrittura è usata con il valore di `produzione simbolica', o di 'linguaggio' in generale. Barthes [1953] stabilisce una radicale opposizione tra stile e scrittura (écriture). Il primo sarebbe d'ordine irriflesso, frutto di un impulso biologico, il secondo sarebbe prodotto di una volontà, atto consapevole e intenzionale dí solidarietà storica (e con motivazioni ideologiche esplicite). Corti [1976] riserva a scrittura il significato ristretto, formalmente codificato, in alternativa a registro o stile o sottosistema formale: nella tradizione dei codici letterari ciò significa dunque che registro o il tipo dí scrittura scelto offre allo scrittore « qualcosa insieme di piú organizzato e piú schematico dei testi su cui si sono formati, qualcosa di simile a un modello formale». In prospettiva diacronica inoltre il loro contenuto semantico è accresciuto da riconoscibili "marche" stilistiche, dagli elementi cioè che provengono da un determinato tipo di scrittura e che portano con sé «un'informazione supplementare di registro».