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Il libro narra i primi anni e i
vagabondaggi dell'autore nel Galles; e com'egli fosse indotto all'uso
dell'oppio dalla pena fisica e da irritazione nervosa, e poi a aumentarne le
dosi fino a raggiungere 8000 gocce di laudano al giorno. Onde i terribili
effetti di tal pratica soprattutto in forma di incubi che si protrassero per
otto anni: finché, spaventato dalla minaccia di morte imminente, il De
Quincey decise di vincere l'abitudine. La narrazione termina descrivendo la
progressiva riduzione delle dosi giornaliere, riduzione accompagnata da
grandi sofferenze, ma finalmente coronata da successo.
Le qualità poetiche della narrazione e l'avvincente sincerità dell'autore,
nonché le qualità patetiche dell'argomento, assicurarono enorme successo al
racconto. Più franco, e al tempo stesso più delicatamente riservato del
Rousseau, il De Quincey infuse un incanto di sogno nella sua narrazione, che
acquista tanta più forza in quanto l'autore non si propone nessun fine
pratico: egli non vuol giustificare il suo vizio; ma solo riferire
un'esperienza di vita interessante di per sé, né d'altra parte interamente
remota da quanto può provare il comune degli uomini; ed egli fa ciò con
sufficiente obiettività da non incorrere nel difetto di commiserazione di se
stesso o d'illusione circa i propri atti.
Una delle parti più toccanti del famoso libro è la narrazione di come il
giovane De Quincey viene soccorso da una cortigiana, Ann, nell'inferno di
Londra. D'altronde l'iniziazione allo stupefacente non ha nel De Quincey
niente di prezioso, di squisito, di diabolico: nessuna morbosa curiosità di
"paradisi artificiali", ma solo una cura sbagliata di dolori reumatici... e
giova perciò ricordare che al principio dell'Ottocento il laudano s'usava
come oggi s'usa l'aspirina: i farmacisti lo davano senza difficoltà, il
popolo lo beveva come l'alcool.
L'opera, pel fascino proibito ed esotico che parve emanarne, ebbe enorme
successo presso i romantici: il Musset ne diede un rifacimento che ispirò al
Berlioz la Sinfonia fantastica; Gérard de Nerval se ne ispirò nel Sogno e la
vita (1855). Baudelaire nei Paradisi artificiali dando anche una abilissima
riduzione delle Confessioni; e il De Quincey finì addirittura per essere
considerato, con assai poco fondamento, uno dei Santi Padri del
Decadentismo. |