Il ritorno dei trovatori
di Cesare Segre
Un'antologia di poeti medioevali



Chi è l'iniziatore della poesia dei trovatori? In problemi di questo genere è sempre difficile risalire al momento aurorale, anche perché il tempo ci ha sottratto troppi documenti. Comunque, il primo autore che s'incontra è un personaggio di eccezionale rilievo: se anche non fosse l'inventore effettivo di questa poesia, certo le ha dato una spinta decisiva. Si tratta di Guglielmo IX (1071-1126), duca d'Aquitania. cioè della principale regione francese del sud-ovest, con una cultura allora fiorente e una lingua, roccitanico, diversa da quella del nord. Questo principe stravagante, spregiudicato, geniale diede occasione di scandalo, e anche di maldicenza. ai cronisti del tempo, tutti d'ambiente clericale. Certo, la sua vita non fu proprio esemplare: fatto annullare il primo matrimonio, si sposò con la sorella del conte di Tolosa da cui ebbe un figlio. Ma la sua sbandierata relazione con la viscontessa di Chatellerault indusse la moglie a ritirarsi in un monastero. Secondo i cronisti, si mescolava a gente considerata equivoca e di malaffare, come prostitute, buffoni e giullari. E poiché i giullari si dedicavano alla poesia, anche se su un livello molto più basso del suo, da una tale frequentazione deve aver tratto più d'uno stimolo. Ma questo principe che viene due volte scomunicato per il suo libertinismo anche nei riguardi della religione, fu pure un condottiero, poco brillante nella spedizione in Terrasanta del 1101, ma più tardi fortunato nella campagna vittoriosa contro i Mori di Spagna nel 1120.
Dà occasione di rileggere qualche suo componimento l'antologia Poesie d'amore dei Trovatovi. a cura di Dan O. Cepraga e Zeno Verlato, un volumetto di piccolo formato ma di 552 pagine (Salerno Editrice. € 22), che contiene sessantun testi di venticinque poeti; testi scelti, come dichiara il titolo, nell'ambito della tematica amorosa, quella che ha avuto tanta eco e una ricezione così ampia nell'Europa medievale e moderna. Non è invece rappresentato l'altro filone, quello politico, più legato a situazioni e passioni contingenti. I curatori hanno dedicato l'Introduzione a una elegante sintesi di questa grande avventura della poesia e del costume, mentre per ognuno dei trovatori forniscono brevi medaglioni storici e letterari. di grande utilità anche per rilevare la varietà d'intonazione dei testi. Il punto di forza del volume sta comunque nelle traduzioni poetiche, scorrevoli. concettose. eleganti, che valorizzano per quanto possibile le qualità, spesso altissime, dei testi.
Restando ancora un momento, a mo' di esempio, al nostro Guglielmo IX, si nota il grande ventaglio tematico della sua produzione. Il principe allegramente dissoluto, in una poesia che dichiara più folle che assennata, perché mescola «gioia, amore e giovinezza», descrive le due nobili amanti che al momento lo eccitano come dei cavalli di diversa indole, e chiede ai suoi compagni di gozzoviglie quale deve cavalcare. Ma poi, in altre canzoni. lo stesso Guglielmo abbozza già lo statuto dell'amore cortese, per esempio la sua irrealizzabilità («Per questo viene meno il buon piacere,/ Perché non posso, pur volendo. avere») e la sua affinità al nulla: «Io godo. quanto spesso il cuore dice: "Tutto è niente"». Anche l'ampiezza dei suoi possedimenti il principe deve dimenticare. trasformando il suo amore in un servizio: donde il capovolgimento del "contratto" feudale: il feudatario si comporta come se fosse un vassallo dell'amata. Qualcuno definì Guglielmo un trovatore bifronte: quello che è certo è il senso alto che ebbe della propria poesia. In una composizione si dice consapevole del suo rigore metrico, e soddisfatto della musica elle ha dato ai suoi versi: «La melodia, io stesso me ne lodo, è buona e valente».

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