Max Dvorák (Roudnice 1874 - Hru∫ovany 1921)
Discepolo
di Alois Riegl, venne nominato professore di storia dell’arte all’università di
Vienna nel 1909; fu tra i rappresentanti piú influenti della storia dell’arte
della sua epoca, nella tradizione dei filosofi tedeschi del XIX sec.
Nel suo volume,apparso nel 1904, Das Rätsel der Kunst der Brüder Van Eyck
(L’enigma dell’arte dei fratelli Van Eyck) rompe categoricamente con le antiche
teorie di Van Mander. Suo intento non è soltanto stabilire una differenza tra
l’arte dei due fratelli, Jan e Hubert, ma di confutare la leggenda secondo la
quale l’arte di Van Eyck sarebbe nata dal nulla. Di fatto egli indaga l’ultima
fase dell’arte gotica nel suo crescente naturalismo, mostrando come medioevo e
Rinascimento fossero strettamente legati; D studia anche le prime manifestazioni
della rappresentazione della natura nel XV sec. Nel 1921 appare Oskar Kokoschka.
Variationen über ein Thema (Oskar Kokoschka. Variazioni su un tema).
D riabiliterà il periodo 1520-90, detto «manierista»,
che di fatto egli ha «scoperto» partendo dall’evoluzione dell’arte degli
espressionisti tedeschi. In Kunstgeschichte als Geistesgeschichte (Storia
dell’arte come storia dello spirito) D ha chiaramente espresso la sua avversione
per i problemi di una trattazione puramente formalista, e ha voluto trattare i
punti piú importanti dello sviluppo della storia dell’arte occidentale
inserendola in una storia generale dello spirito (non separando l’arte dalla
cultura).
Nel 1927-28 escono i due tomi di Geschichte der italienischen Kunst im Zeitalter
der Renaissance (Storia dell’arte italiana all’epoca del Rinascimento); D studia
qui l’influsso della pittura italiana sulla pittura fiamminga; e ha lascíato
studi molto pertinenti su Giotto, Michelangelo Pontormo, Tiziano e Tintoretto.
Di piú notevole è ritenuto il suo studio su Bruegel: D nota come l’arte
individuale di Bruegel si contrapponga a quella del Rinascimento italiano, in
particolare di Michelangelo. Mentre quest’ultimo si sforzò di realizzare
un’umanità ideale ed eterna, Bruegel s’ispira alla natura limitata dell’umanità,
nuova fonte di realizzazioni artistiche. Qui piú che altrove D ha risolto la
storia dell’arte in una storia dello spirito che costituisce la grandezza della
sua critica: per lui la storia non è conoscenza del passato ma un modo di
considerare la continuità nei tempo, essa non è definita secondo l’oggetto, ma
secondo la conoscenza. La concezione storica investe il presente come il
passato, e l’orientamento del presente verso il futuro; la storia è anche
profezia. Tutti i grandi storici dell’arte sono stati profeti, a suo avviso; ed
egli scorge nei grandi artisti un contributo alla Weltbewusstsein (la «presa di
coscienza del mondo»).