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Otto colori per tutte le culture
Lo studio è stato condotto utilizzando
 l'analisi a cluster del World Color Survey

 
Rosso, verde, giallo-arancione, blu, violetto, marrone, rosa e grigio-blu: sono nomi di colori a noi familiari, ma si può dire lo stesso per le altre culture? In fondo la scala cromatica è continua e non è detto che tutti debbano trovare le stesse categorie di classificazione. Uno studio pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Science" sostiene che invece è proprio così: dall’Abidji allo Zapoteco la percezione e l’assegnazione dei nomi ha una notevole omogeneità tra le diverse culture.
In alcune lingue, i colori vengono classificati con un numero di categorie inferiore, ma queste sono in genere riconducibili alle otto elencate in precedenza.
“Sebbene la cultura possa influenzare il modo in cui vengono chiamati i colori, nel nostro cervello vediamo il mondo all’incirca nello stesso modo”, ha spiegato Delwin Lindsey, ricercatore del Dipartimento di psicologia della Ohio State University, che ha guidato lo studio. “Non importa se sei un nativo della Costa D’Avorio che parla Abidji o un Messicano che si esprime in Zapoteco.”
Insieme con Angela Brown, professore associato della stessa università, Lindsey ha utilizzato i dati del World Color Survey (WCS), una collezione di nomi di colori forniti da 2.616 persone di 110 delle lingue non scritte più parlate nelle società preindustriali. Utilizzando un metodo chiamato analisi a cluster è stato possibile così avere una misura delle similitudini tra le diverse categorizzazioni utilizzate nel mondo.

NOTA
:
 
Primogeniti creativi grazie a fratelli e sorelle
La presenza di un fratello o sorella di sesso opposto
aumenta ulteriormente la creativit
à
 
Tre fattori sembrano influenzare la creatività dei primogeniti: il numero di fratelli o sorelle, il fatto che uno di questi sia di sesso opposto e una differenza di età ridotta (non più di tre anni). E' questa conclusione a cui è giunto Markus Baer della Washington University a St. Louis dopo aver studiato un campione di persone primogenite e analizzato diversi fattori che potevano aver influenzato la loro capacità di esprimere creatività, dove per creatività – osserva Baer – non bisogna intendere solo la capacità di sviluppare idee originali, ma anche che queste abbiano un valore pratico.
“Se la differenza di età fra il primogenito e gli altri figli è troppo elevata, le persone che gli sono intorno finiscono per spingerlo nel ruolo di surrogato di una figura parentale”, osserva Baer. “Fin dall’inizio ci si aspetta che collabori a disciplinare il fratello minore, il che solitamente conduce all’adozione di comportamenti simili a quelli degli adulti. Se l’età dei bambini è più vicina, il primogenito ha invece un compagno di giochi, il che esalta la sua creatività.”
La presenza di un fratello o sorella di sesso opposto aumenta ulteriormente il livello di creatività, in quanto il primogenito o la primogenita non tenderebbe ad assumere automaticamente e in modo stereotipato i comportamenti e i ruoli di maschio e femmina. Ciò aprirebbe la possibilità di confrontarsi con uno spettro di comportamenti e prospettive più vasto e tale da stimolare la creatività.



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