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Come il bambino costruisce il proprio spazio
personale
Appena nato, il bambino non ha ancora il
senso del proprio spazio personale e non vede dei confini tra se stesso e
gli altri: durante i primissimi mesi di vita, l'ambiente esterno gli si
presenta come qualcosa di confuso: il bambino non sa ancora di avere un
corpo tutto suo, separato da quello degli altri e non riconosce gli oggetti
e le persone come cose diverse da se stesso. Per lui stare al mondo vuole
dire stare con la mamma che lo allatta e lo accarezza, e non c'è differenza
tra lo spazio personale della mamma e quello del bambino.
Ma, tra il secondo e il sesto mese, il bambino comincia ad avvertire che lui
e la madre sono due cose diverse. E' così che egli inizia a prendere
coscienza di uno strano "confine" tra se stesso e gli altri. Proprio per
questo il bambino soffre se la madre (o la persona che si prende cura di lui)
si allontana; il bambino la segue con lo sguardo, la chiama e, quando non la
vede più, si dispera. Ma è proprio grazie alla "esperienza del distacco" che,
tra i sei e i diciotto mesi, il bambino a poco a poco incomincia a
riconoscersi come qualcuno di distinto dagli altri.
Allora lentamente comincia anche a riconoscere proprio spazio personale.
Mentre quando era più piccolo chiunque poteva avvicinarsi a lui, andando
avanti solo pochi intimi possono superare un limite di vicinanza senza
creargli inquietudine o disagio. Intorno ai tre anni il bambino comincia a
mantenere una distanza nei confronti delle persone adulte che non siano i
suoi stretti familiari e amici (mentre questa distanza non esiste ancora nei
confronti dei coetanei). Sempre in questo periodo, inizia a distinguere tra
le distanze da mantenere rispetto ai maschi e alle femmine e solo così
acquista anche coscienza del proprio "genere" (se cioè è un maschio o una
femmina).
Riconoscendo il proprio spazio personale il bambino acquista anche il senso
della proprietà. Nello suo spazio personale il bambino riconosce certi
oggetti come suoi, e li difende dagli altri (dice di ogni cosa che gli piace:
"è mio!"). Questo "senso di proprietà" è naturale e solo attraverso
l'educazione si impara che non possiamo avere tutto ciò che vogliamo e
appartiene ad altri, e che molte cose devono essere condivise. Imparare a
rispettare ciò che è degli altri vuole dire, per il bambino, crescere come
animale sociale, che accetta certe regole per potere vivere nel suo gruppo,
sia esso la famiglia, la piazza, la scuola, il villaggio. Il bambino capisce
che in certe situazioni alcune persone vanno tenute più a distanza di altre
( i genitori gli insegnano a non dare confidenza agli sconosciuti, che
potrebbero essere "cattivi") ma anche che, così come lui pretende di
difendere i suoi spazi e le sue cose dall'invasione degli altri, lui stesso
deve rispettare gli spazi e le cose altrui.
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Come il bambino comincia a esplorare
I neonati passano quasi tutto il tempo in uno stato di semisonno e
semiveglia, svegliandosi quando hanno fame o quando hanno altri bisogni, e
ripiombando nel sonno non appena questi bisogni vengano soddisfatti. Intorno
ai sei mesi, però, essi cominciano a "esplorare" il mondo intorno a loro.
Le prime esplorazioni riguardano soprattutto il corpo della madre o di chi
si prende cura di lui: il bambino le tira i capelli, il naso, le orecchie,
le mette le mani in bocca, la osserva e la manipola da vicino. Una volta
familiarizzatosi con il volto materno, e resosi conto che si tratta di
un'entità fisica separata da sè, verso l'ottavo mese può rivolgersi con un
misto di curiosità e di timore all'esplorazione dei volti delle altre
persone, i cui tratti vengono confrontati con quelli della madre.
A mano a mano che il bambino acquista capacità di movimento e consapevolezza
di sè, esplora il mondo sempre di più. Da principio si limita ad afferrare,
a succhiare, e a toccare ciò che gli capita sotto tiro. Più avanti,
attraverso la vista e l'udito, osserva oggetti più distanti. Non appena è in
grado di muoversi a quattro zampe, comincia ad allontanarsi per brevi
periodi dalla madre: talora è così assorto nelle proprie attività che sembra
dimenticarsi della sua presenza, ma poi viene colto da improvvise ansie di
separazione e ritorna da lei. E' come se facesse dei piccoli viaggi di
andata e ritorno dalla madre all'ambiente circostante.
Così accade come se il bambino si costruisse una specie di "carta geografica"
del mondo che conosce, imparando a riconoscere e a prevedere situazioni
sempre più numerose, e nello stesso tempo impara a riconoscere meglio quello
che sa e può fare. Ad esempio, il bambino impara che se afferra un oggetto
fragile e poi molla la presa, l'oggetto cade per terra e si rompe; ma, così
facendo, prende anche coscienza di cosa può fare con le sue mani.
Quando, verso la fine del primo anno, il bambino impara a camminare, gli si
aprono letteralmente nuovi orizzonti. Stando in piedi vede il proprio
ambiente "dall'alto" e lo conosce meglio. Giocando fa nuove esperienze (impara
che le palle rimbalzano, che certi oggetti rotolano, che altri fanno rumore
se li si scuote, eccetera). Intanto impara a parlare, e a poco a poco è
capace di condividere le proprie esperienze con altre persone. Se vede una
cosa che lo impressiona o gli piace incomincerà a dire che è "grande" o che
è "bella", se vede un oggetto o un animale che conosce ripeterà il suo nome
indicandolo col dito, e cercherà di dirlo continuamente agli altri per far
conoscere le sue impressioni e le sue scoperte.
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