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Si salvi chi può

Ogni ora scompaiono tre specie viventi. Allarme per le piante selvatiche, come patata e arachide: tra 50 anni sopravviveranno in poche

Tre ogni ora. È questo il tasso di estinzione delle specie animali o vegetali secondo la “Lista Rossa” delle Nazioni Unite. È lo stesso Segretario generale Ban Ki-moon a farsi portavoce, in occasione della Giornata internazionale per la biodiversità, il 22 maggio, un giornata in cui c'è poco da festeggiare dato l'inesorabile declino di piante e animali. In Europa un mammifero su sei è a rischio, secondo la World Conservation Union (IUCN). Per gli scienziati e gli ambientalisti, si tratta della più alta velocità di estinzione dalla scomparsa dei dinosauri. Le specie coinvolte riguardano animali rari come la balena australe (anche chiamata balena nera), la lince iberica o la volpe artica ma anche vegetali come le patate o le arachidi selvagge. Il tasso di estinzione, secondo gli esperti, sarebbe accelerato dai fenomeni climatici incontrollati, dall’inquinamento, dalla crescita demografica mondiale e dal riscaldamento globale.

Per ora, anche gli obiettivi fissati dalla Comunità europea che prometteva una “riduzione significativa” della velocità di estinzione entro il 2010, sembrano destinati a non essere raggiunti. La diminuzione delle specie procede a ritmi drammatici, quasi 100 specie al giorno, ovvero tra le 18,000 e 55.000 specie spariscono dal nostro pianeta ogni anno. Inoltre, nella giornata dedicata alla biodiversità uno studio del centro ricerche Biodiversity International ha lanciato un nuovo allarme: il rischio di estinzione che corrono le specie selvatiche di piante, come la patata e l'arachide, a causa dei cambiamenti climatici. Secondo i ricercatori, nei prossimi 50 anni si estinguerà il 61 pr cento delle specie di arachidi selvatiche e quelle che sopravviveranno saranno confinate in aree sempre più ristrette.

La Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e di flora selvatiche minacciate di estinzione, conosciuta anche come C.I.T.E.S. (Convention on International Trade of Endangered Species), fu sottoscritta a Washington il 3 Marzo 1973.

Compresa nelle attività del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), ratificata in Italia con la legge n. 874 del 19 dicembre del 1975 ed entrata in vigore il 31 dicembre del 1979 e recepita dall'Unione Europea attraverso il regolamento 338 del 1997, attualmente la CITES conta circa 169 Paesi aderenti, in ognuno dei quali si trova un'Autorità di Gestione rappresentata, nel caso italiano, dal Ministero dell'Ambiente che tuttavia non emette né licenze né certificati rilasciati invece dal Ministero del Commercio Internazionale e dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

Considerando la distruzione degli habitat naturali ed il commercio a fini speculativi, principali cause del pericolo di estinzione o diminuzione di certe specie animali e vegetali, la Convenzione ha lo scopo di regolamentare e monitorare, mediante un apparato normativo, l'importazione, l'esportazione e la detenzione di talune specie di animali e di vegetali, sia vivi che morti, delle loro sezioni e dei prodotti da essi derivati.

Basandosi sulla necessità di particolari permessi nonché di certificati che autorizzino ogni tipo di traffico di queste specie su scala mondiale, nelle Appendici allegate al trattato sono elencate sia tutte le specie (dette speciem) soggette a controllo affinché il commercio sia compatibile con la loro sopravvivenza in natura, sia le specie delle quali, essendo già in pericolo di estinzione, è vietato il commercio internazionale, salvo rare eccezioni.

In totale le specie iscritte nelle Appendici sono circa 30.000 di cui 25.000 vegetali.

Ultimo ingresso, soprattutto per la spinta dell'Italia, il dattero di mare, per la cui raccolta non si devono più utilizzare metodi che distruggono l'ambiente marino dove vive questo mollusco.
 



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