LE BARRIERE DELLA COMUNICAZIONE
V. MANNUCCI:
Non sappiamo se la definizione dell'uomo come «animale che parla» sia più esatta rispetto ad altre. Forse è la più decisiva, quella che le comprende tutte. La parola è la soglia di ingresso nell'universo umano. Parlare, dare un nome, è in qualche misura chiamare all'esistenza, trarre dal nulla. Finchè l'uomo non prende la parola, la realtà intrinseca del mondo resta là, non solo inservibile, ma senza significato reale. Nietzsche chiamava gli uomini di genio dei «nominatori»: «Essi vedono qualcosa che non porta ancora un nome, benchè tutti lo abbiano sotto gli occhi». L'Adamo biblico penetra l'essere di ciascun animale per dargli un nome; gli animali sono là, creati da Dio, ma non sono reali per l'uomo finchè egli non li «nomina» (Gn 2,19-20). Pur successiva alla creazione, l'imposizione del nome è un atto dell'attività ordinatrice con cui l'uomo si impadronisce spiritualmente delle creature, oggettivandole davanti a sè. Dunque, mediante la parola, l'uomo penetra nel groviglio del mondo e con essa gestisce la sua interiore inclinazione a conoscere, interpretare, approfondire, ordinare, destinare.
M. HEIDEGGER
Secondo una tradizione antica, noi, proprio noi, siamo gli esseri che sono in grado di parlare, e che perciò già possiedono il linguaggio. Nè la facoltà del parlare è nell'uomo solo una capacità che si ponga accanto alle altre. E' per contro la facoltà che fa dell'uomo un uomo. Questo tratto è il profilo stesso del suo essere. L'uomo non sarebbe uomo se non gli fosse concesso di parlare, di dire «è», ininterrottamente, per ogni motivo, in riferimento ad ogni cosa, in varie forme, il più delle volte tacendo. In quanto il linguaggio concede questo, l'essere dell'uomo poggia sul linguaggio. Già dall'inizio noi siamo dunque nel linguaggio e con il linguaggio.
M. HEIDEGGER, In cammino verso il linguaggio, Mursia, Milano 1984, p. 189.
Emigrati dall'oriente gli uomini trovarono una pianura nella regione di
Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: Forza! Prepariamoci
mattoni e cuociamoli al fuoco! Pensarono di adoperare mattoni al posto
delle pietre e bitume invece della calce. Poi dissero: Forza, costruiamoci
una città! Faremo una torre alta fino al cielo! Così diventeremo famosi e
non saremo dispersi in ogni parte del mondo!
Il Signore scese per osservare la città e la torre che gli uomini stavano
costruendo. Disse: Ecco, tutti quanti formano un sol popolo e parlano la
stessa lingua. E questo non è che il principio delle loro imprese! D'ora
in poi saranno in grado di fare tutto quello che vogliono! Andiamo a
confondere la loro lingua, così non potranno più capirsi tra loro. E il
Signore li disperse di là in tutto il mondo; perciò furono costretti a
interrompere la costruzione della città.
Genesi, 11,2-8.