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Il conio dell’espressione viene rivendicato da Kerouac, che la introdusse nel
corso di un’intervista del 1948 per descrivere, con un gioco di parole, la
propria “generazione battuta” e che una decina di anni dopo la reinterpretò,
dandole il significato di “generazione beata”. Il movimento si presentava come
momento di rottura non soltanto sul piano letterario, ma anche rispetto alla
contemporanea società dei consumi, con i suoi soffocanti valori convenzionali
borghesi. Nello stile di vita, il desiderio di ribellione si manifestava
attraverso la scelta di un’esistenza vagabonda sulle strade e sui treni
d’America e attraverso la libertà sessuale, la vita comunitaria e la ricerca di
illuminazioni nelle religioni e filosofie orientali (soprattutto il buddhismo
zen) o nell’abuso di alcol e droga.
Sul piano letterario la ricerca si orientò da una parte verso la poesia mistica
di William Blake e i toni biblici di
Walt Whitman, come pure verso tradizioni
orientali (lo haiku giapponese), e dall’altra verso i ritmi e le qualità di
improvvisazione del jazz.