Beat Generation

Movimento letterario statunitense nato negli anni Cinquanta del Novecento attorno a un gruppo di giovani scrittori, i cui maggiori esponenti furono Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso. Ai primi due si devono le opere più famose prodotte dal movimento: rispettivamente, il romanzo Sulla strada (1957) e il poemetto Urlo (1956).


 

William Burroughs

Lo scrittore statunitense William Burroughs, qui in una foto degli anni Quaranta del Novecento, fu tra i principali protagonisti della Beat Generation. L'esperienza autobiografica all'insegna di tutti gli eccessi, che sta alla base dei suoi romanzi, è sottoposta a un radicale sperimentalismo letterario che mira ad affermare l'autonomia del linguaggio contro tutti i sistemi repressivi e i loro discorsi.

Allen Ginsberg in manifestazione

Allen Ginsberg durante una manifestazione in favore del consumo di marijuana al Greenwich Village di New York. Poeta controcorrente, e cuore pulsante della Beat Generation, Ginsberg fu la voce profetica di un gruppo di intellettuali statunitensi che diede inizio, negli anni Sessanta del Novecento, a un attivo movimento di protesta sociale definito "controcultura".

Gary Snyder, Peter Orlovsky e Allen Ginsberg

Gli esponenti della Beat Generation espressero un totale rifiuto dei valori della società americana degli anni Cinquanta, facendosi portavoce e depositari di valori alternativi. Il loro anticonformismo e la loro ribellione si espressero nei viaggi on the road, nella vita comunitaria, nelle esperienze con le droghe. Tra i maggiori esponenti del movimento si annovera Allen Ginsberg (a destra), qui ritratto con Gary Snyder (a sinistra) e Peter Orlovsky (al centro).

 

Jack Kerouac

Esponente della Beat Generation, lo scrittore statunitense Jack Kerouac rifiutò le convenzioni della tradizione americana, scegliendo una condotta di vita a essa alternativa, che narrò in parte nelle sue opere. Il suo capolavoro, il romanzo Sulla strada (1957), interpretò la tensione anticonformista di un'intera generazione.

 


Il conio dell’espressione viene rivendicato da Kerouac, che la introdusse nel corso di un’intervista del 1948 per descrivere, con un gioco di parole, la propria “generazione battuta” e che una decina di anni dopo la reinterpretò, dandole il significato di “generazione beata”. Il movimento si presentava come momento di rottura non soltanto sul piano letterario, ma anche rispetto alla contemporanea società dei consumi, con i suoi soffocanti valori convenzionali borghesi. Nello stile di vita, il desiderio di ribellione si manifestava attraverso la scelta di un’esistenza vagabonda sulle strade e sui treni d’America e attraverso la libertà sessuale, la vita comunitaria e la ricerca di illuminazioni nelle religioni e filosofie orientali (soprattutto il buddhismo zen) o nell’abuso di alcol e droga.

Sul piano letterario la ricerca si orientò da una parte verso la poesia mistica di William Blake e i toni biblici di Walt Whitman, come pure verso tradizioni orientali (lo haiku giapponese), e dall’altra verso i ritmi e le qualità di improvvisazione del jazz.


 

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