Altre due definizioni erano state coniate – «generazione della dittatura»
(quella del generale Miguel Primo de Rivera, 1923-29) e «generazione della
repubblica» (la seconda, quella che va dal 1931 alla guerra civile) –, ma
prevalse il suggerimento di Alonso, che ricollegò il gruppo al maestro
riconosciuto, Luis de Góngora. Fu, in effetti, nel 1927, in occasione del terzo
centenario della morte del poeta, che si organizzò una messa funebre in suo
onore: a firmare l'invito erano J. Guillén, P. Salinas, D. Alonso, G. Diego, F.
Garda Lorca e R. Alberti. A questi poeti vanno aggiunti i nomi di L Cernuda, J.
Bergamín, E. Prados, V. Aleixandre, M. Altolaguirre, J. Larrea e altri. Oltre a
Góngora, le coordinate della generazione furono la madrilena Residencia de
Estudiantes e la «Revista de Occidente», fondata nel 1923 da José Ortega y
Gasset. Nel gruppo agirono tensioni contrastanti: da un lato, l'entusiasmo
innovatore dell'avanguardia, dall'altro, l'intenso rapporto con la componente
metafisica e tradizionalista della generazione del '98. Sul piano strettamente
poetico, fino al 1927 prevalse fra tutti la linea della «poesia pura»; ma ben
presto si fece sentire l'influenza delle poetiche d'avanguardia e con essa
l'adozione di forme poetiche diverse, rispondenti alla totalità dei bisogni e
del sentire dell'uomo: «poesia impura» la definì Pablo Neruda, in quegli anni
console a Madrid. Sul piano politico, lo sbocco rivoluzionario fu individuato da
molti come «l'unica realizzazione possibile fra tutte le aspirazioni dell'uomo».
Alla fine della guerra civile, «la più bella poesia d'Europa», come l'aveva
definita García Lorca, si frantumava: lo stesso García Lorca assassinato;
Salinas, Alberti, Guillén, Cernuda in esilio; solo Diego e Alonso rimasero in
Spagna. Altri grandi poeti, che furono legati in misura diversa alla
generazione, uscirono tragicamente di scena: Miguel Hernandez mori in carcere;
Jiménez in esilio; Machado, appena passato il confine, a Collioure.