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I nuovi generi del thriller
«Fu nell'inverno del 1957 che il sogno americano si trasformò
definitivamente in incubo». Con queste parole lo scrittore horror inglese
C. Barker rievoca il caso dello psicopatico Ed Gein che la polizia arrestò
nella sua fattoria nel Wisconsin, dove per anni aveva accumulato parti di
cadaveri, di sue vittime o di tombe profanate. Nulla di simile era mai
accaduto prima: la notizia sconvolse l'intera America, che scoprì quali
orrori si potevano annidare nelle sue tranquille cittadine di provincia.
Un decennio più tardi fu coniata l'espressione serial killer. Quella
storia scatenò la fantasia di R. Bloch, che diede vita allo psicopatico
personaggio di Norman Bates e alle sue efferatezze in Psycho (1959), da
cui l'anno dopo Hitchcock avrebbe tratto l'omonimo, inquietante capolavoro
cinematografico. Negli anni Cinquanta, mentre il thriller si affaccia
sulla scena editoriale, il mercato librario statunitense viene
letteralmente rivoluzionato dall'invenzione del paperback (il tascabile):
piccolo, economico, popolare. Perfetto per il genere «mozzafiato», che si
adorna di copertine «movimentate» da una grafica che anticipa al lettore
il cocktail di ingredienti che troverà nel libro: soldi, sesso e sangue.
Se Psycho è divenuto un riferimento imprescindibile per le figure di
assassini seriali, è però stato il personaggio dello psichiatra-cannibale
Hannibal Lecter, inventato nel 1981 da Th. Harris, a dare un palcoscenico
di prima grandezza ai serial killer: con Il drago rosso (1981), Il
silenzio degli innocenti (1988), Hannibal (1999) e Hannibal Lecter, Le
origini del male (2006), Harris ha trasformato il mostro da cacciare nel
mostro da ammirare, nel raffinato intellettuale che meglio sa leggere
nella nostra anima perché ne conosce i più oscuri e terribili impulsi, e
ha plasmato i detective Jack Crawford e Clarice Starling sul «modello» di
un profiler del FBI, John Douglas, autore dell'autobiografico Mindhunter
(1995), in cui racconta le sue esperienze professionali di «cacciatore di
teste».
Ma i riflettori del thriller non puntano il loro cono di luce soltanto sul
criminale: spesso è il suo inseguitore – non necessariamente un
professionista del mestiere – a dominare il centro della scena. M.
Spillane (1918-2006) sfonda il tetto delle vendite con il suo Ti ucciderò
(1947): solo negli Stati Uniti sei milioni di copie, una cifra mai
raggiunta prima da un giallo. Protagonista di tanto successo è Mike
Hammer, investigatore privato cinico, violento, misogino, sopravvissuto
suo malgrado alla seconda guerra mondiale; esacerbato da un irriducibile
risentimento verso il mondo intero, si muove a suo agio nel fango della
metropoli-giungla newyorkese. Hammer parla in prima persona; Spillane gli
ha forgiato un linguaggio spregiudicato, molto diretto e di forte impatto:
gli autori dell'hard-boiled venuti dopo di lui si sono ispirati al suo
modello, declinandolo su caratteri diversi: R. McDonald crea nel 1949 lo
scanzonato detective Lew Archer; L. Block dà vita, a metà anni Settanta,
all'ex poliziotto Matt Scudder, che annega nell'alcol le sue ossessioni;
S. Kaminsky «muove» il suo Toby Peters nel gergale mondo di Hollywood, fra
piccole e grandi star; Ch. Willeford inventa nel 1984 lo sdentato Hoke
Moseley, dedito a quotidiane scazzottate nella sua amata-odiata Miami; J.
Lee Burke dipinge un cupo Dave Robicheaux, fedele a un'idea di giustizia
che non si ferma davanti ai potenti e agli insospettabili; dal 1990 J.R.
Lansdale cala il duo Hap Collins e Leonard Pine in un Texas molto hard, J.
Sallis dà i colori del realismo alle awenture di Lew Griffith a New
Orleans; dal 1994 D. Lehane sguinzaglia la coppia di investigatori Patrick
Kenzie e Angela Gennaro nel cuore nero della sua Boston, in storie
violente ma tinte anche di desolata malinconia.
A ingrossare le fila di criminali dai profili psicologici quanto mai vari
e complessi e di altrettanto problematici «cacciatori» capaci di fiutare
le loro tracce, ci hanno pensato J. Patterson (1947), padre del detective
di colore Alex Cross (Mastermind); Donna Leon (1942), del malinconico
Commissario Brunetti; J. Ellroy (1948), del sergente Lloyd Hopkins (nella
trilogia di Los Angeles: Le strade dell'innocenza, Perché la notte e La
collina dei suicidi); J. Deaver (1950), del paraplegico superdetective
Lincoln Rhyme (Il collezionista di ossa); M. Connelly (1956), del
detective Harry Bosch (ll Ragno), dell'agente FBI Terry McCaleb (Debito di
sangue); B.E. Bis (1964), dell'elegante e raffinato yuppie, di giorno
broker di Wall Street e di notte perverso omicida (American psycho). II
genere ha contagiato anche la narrativa europea, che ha prodotto i
thriller siglati dai francesi J.-Ch. Grangé (1961), I fiumi di porpora, e
M. Chattam (1976), L'anima del male, dalla spagnola A. Giménez-Bartlett
(1951), Messaggeri dell'oscurità, dagli italiani C. Lucarelli (1960),
Almost blue, Lupo mannaro, G. Faletti (1950), lo uccido, Niente di vero
tranne gli occhi, e B. Marchio (1954), Con la morte non si tratta, dallo
scozzese I. Rankin (1960), Cerchi e croci.
Ma sulla scena del thriller, cacciatori e cacciati non sono sempre delle
«prime donne». L'assassino ha lasciato la firma, siglato dallo scrittore
italo-americano S. Lombino con lo pseudonimo di Ed McBain, inaugura nel
1956 il thriller "corale» (in gergo chiamato «procedural»), quello che
racconta dall'interno le vicende di un commissariato di polizia. Le
avventure dei poliziotti del suo celeberrimo 87° Distretto di New York
sono proseguite con successo sino al 2005 (anno della morte di McBain). In
America, curiosamente, sino agli anni Settanta nessun poliziotto si
cimenta con la scrittura di polizieschi (in Francia già nell'Ottocento
erano invece popolari le Memorie di E.-F. Vidocg): il primo a farlo è J.
Wambaugh con i suoi I nuovi centurioni (1970) e I ragazzi del coro (1975),
ritratti spietati della polizia vista dal suo interno, accanto ai quali va
aggiunto Serpico (1973), scritto da P. Maas basandosi sulle memorie
dell'omonimo poliziotto newyorkese e portato sullo schermo da un
indimenticabile Al Pacino.
Il 1969 regala due nuovi scenari alla suspense. M. Puzo, autore del
seminale ll padrino (che darà spunto alla celebrata trilogia
cinematografica diretta da F. Coppola) dipinge quello di Little Italy,
inaugurando il filone cosiddetto mafia style, che racconta l'ascesa
dell'impero criminale costruito da padrini e picciotti. L'ex galeotto
francese H. Charrière (1906) propone invece quello dell'Isola del Diavolo
(Guyana francese), ovvero del carcere duro da cui non si può evadere (in
realtà si dovrebbe dire ri-propone, poiché avevano già fatto scuola, nella
seconda metà dell'Ottocento. A. Dumas padre con Il conte di Montecristo, e
V. Hugo con I miserabili); il suo famosissimo Papillon è il resoconto –
non una fiction! – della sua detenzione costellata da innumerevoli
tentativi di fuga, anni di cella d'isolamento, torture, tradimenti e
grandi amicizie (per la cronaca, Charrière – accusato di un omicidio del
quale si dichiarò sempre innocente – riuscì a evadere dopo 12 anni,
scrisse le sue memorie, le pubblicò e mori nel 1973, poche settimane prima
che lo strepitoso duo S. McQueen-D. Hoffman portasse il suo mito
libertario sugli schermi di tutto il mondo). Nel filone delle prison
novels americane si collocano E. Bunker, tra i primi, che dà voce a
disperati e canaglie in radiografie del mondo dei detenuti dentro il quale
vive quello di rapinatori e malviventi (Animar factory, 1977), e S. King,
tra i più recenti, con i due best-seller Rita Hayworth e la redenzione di
Shawshank (1982) e ll miglio verde (1997).
Ci sono i criminali, i detective che li scovano, i poliziotti che li
arrestano, gli aguzzini che li sorvegliano. Ma chi li giudica? Questo e il
filone del legar thriller, ossia le storie ambientate fra tribunali e
studi di avvocati. Sono state canonizzate per la prima volta da E.S.
Gardner, che nel 1933 ha dato i natali all'avvocato Perry Mason. La
schiera degli autori di legai è foltissima; tra i nomi più noti del
presente sono da ricordare J. Grisham, S. Turow e B. Meltzer. Un punto di
vista particolare, all'interno di questo filone, è quello autoptico, cioè
di chi pratica le autopsie: P. Cornwell e K. Reichs (antropologa e
patologa forense di professione) si sono distinte in questo campo con le
fortunatissime serie di Kay Scarpetta e Temperance Brennan. Non solo
l'obitorio ma l'ospedale tutto, con le sue corsie, infermerie e sale
operatorie, è lo scenario del medica) thriller, inaugurato da R. Cook con
Coma (1977).
Ma le vie della suspense e della paura si diramano in molte direzioni,
facendo leva su elementi e contesti che sconfinano in altri generi. Nel
1980 U. Eco, con II nome della rosa, dà lustro al mistery medievale
tessendo, all'interno di un'oscura abbazia nel lontano 1327, una fitta
trama di misteriosi delitti sui quali indagano il monaco francescano
Guglielmo da Baskerville e il frate benedettino Adso da Melk. La suspense
di ambientazione medievale era comunque un genere già molto apprezzato nei
paesi anglosassoni: E. Peters (alias Edith Mary Pargeter), M. Jecks e P.
Tremayne (pseud. di Peter Berresford Ellis) sono i creatori delle serie
rispettivamente del monaco erborista Fratello Cadfael (1977-94), dell'ex
templare sir Baldwin Furnshill (iniziata nel 1995), della suora irlandese
Sorella Fidelma (iniziata nel 1994). Lo strepitoso successo internazionale
raccolto dall'americano Dan Brown con II codice da Vinci (2003), capace di
totalizzare in soli tre anni più di 40 milioni di copie vendute in tutto
il mondo, ha dato impulso al filone del thriller a sfondo
esoterico-religioso, che ha invaso le librerie con ricerche del Graal,
imprese di templari, sette iniziatiche, Vangeli, misteri della Sindone,
segreti di Leonardo ecc. Fra gli autori di questo arcano mix spiccano J.
Navarro, S. Berry, K. Mosse, Ph. Le Roy, J. Rollins, N. Wilcox.
Tra le pieghe del thriller ce n'è anche uno d'aspetto "pittorico-bibliografico»:
è quello che ha per protagonisti studiosi e collezionisti d'arte e di
libri antichi, alle prese con opere di valore inestimabile, capaci di
indurre al furto e all'omicidio e talvolta perfino di condizionare il
destino del mondo intero. Ne sono autori, tra gli altri, l'inglese I.
Pears (The Raphael Affair, 1991), lo spagnolo A. Pérez-Reverte (La tela
fiamminga, 1990; Il club Dumas, 1993), gli americani M. Pearl (II circolo
Dante, 2003) e I. Caldwell & D. Thomason (II codice del quattro, 2004).
Agli antipodi di biblioteche polverose e sotterranei museali si colloca lo
scientific o techno thriller, magistralmente interpretato da M. Crichton,
che a partire dal suo Andromeda (1969) ha raccontato di virus e catastrofi
biologiche, di scioglimento dei ghiacci, di nanotecnologia e microchip, di
donazioni del DNA dei dinosauri, esperimenti di neuropsichiatria, viaggi
nel tempo, siglando una lunga serie di best-seller (tra cui II terminale
uomo, 1972; Congo, 1981; Jurassic Park, 1990; Il mondo perduto, 1995;
Preda, 2002; Next, 2006).
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