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L'astrologia
L'astrologia è una scienza intesa già nell'antichità come arte divinatoria
chemira a prevedere gli influssi celesti sulla terra e dunque il futuro
degli uomini mediante l'osservazione degli astri e delle loro congiunzioni.
Malgrado ciò è solo dal I secolo d. C. che il termine comincia a
differenziarsi da "astronomia". La cultura greca arcaica desume le
conoscenze basilari di osservazione e descrizione del cielo da Babilonia e
dall'Egitto. In Omero si trova un solo pianeta, Venere, con l'appellativo
Phosphoros (Lucifero) come stella del mattino ed Hesperos (Vespero) come
stella della sera, mentre tutti gli altri dei erano dissociati dai corpi
astrali. Dal V secolo a.C., seguendo l'esempio babilonese, i greci
cominciano a distinguere le cinque stelle erranti dagli astri che formano
le costellazioni e ad ogni dio mesopotamico signore di un pianeta ne
sostituiscono uno greco che avesse qualche somiglianza di carattere con le
specificità fisiche dei vari astri. Comincia così il processo di
mitologizzazione della volta del cielo fino ad arrivare, alla fine
dell'era pagana, ad una completa fusione fra astronomia e mitologia.
Elemento fondamentale di questo processo è l'utilizzo di una nomenclatura
mitologica per la distinzione degli astri. Se ancora all'epoca di Platone
pianeti e dei sono distinti e questi ultimi sono considerati
essenzialmente i 'signori' dei pianeti, quindi per designare Zeus (Giove)
si usa la formula 'l'astro di Zeus', dal periodo alessandrino dei e
pianeti si identificano completamente. Il cambiamento denota una
modificazione nella concezione religiosa dei pianeti, considerati dunque
vere e proprie divinità capaci di influenzare la vita degli uomini e della
natura. La causa della fusione si deve probabilmente all'influenza
esercitata da Zenone e dalla sua scuola: gli stoici tendono infatti ad
accordare credenze religiose e significati fisici. Altra influenza
fondamentale è quella delle religioni orientali, per le quali gli astri
sono le divinità per eccellenza. Nel periodo alessandrino nasce dunque
l'astrologia vera e propria mentre lo studio astronomico, avanzatissimo in
Grecia già con Talete di Mileto (624-546 a.C.) e con il suo discepolo
Anassimandro (611-545 a.C.) segue una via parallela ma distinta. A Eudosso
di Cnido (408-355 a.C. ) si deve la prima descrizione sistematica delle
costellazioni e la costruzione del primo osservatorio astronomico greco di
cui ci sia giunta notizia. Il suo pensiero si tramanda nel poema
astronomico Phenomena, opera che ha un'enorme diffusione: ci sono
pervenuti circa trentacinque commentari scritti in Grecia e in epoca
romana vengono tradotti in latino da Cesare Germanico e da Cicerone per
poi continuare ad essere usati quale manuale pratico di astronomia
siderale fino al VI secolo d. C. Nel III sec. a. C. Aristarco di Samo
propone un modello eliocentrico, poi scartato. Le conoscenze astronomiche
greche vengono poi condensate in tredici volumi che Tolomeo nel 141 d.C.
intitola Grande Sintassi Astronomica giunti fino a noi con il titolo arabo
di Almagesto: opera di straordinaria importanza perché sarà usata quale
bibbia e modello dall'astronomia successiva fino alla rivoluzione
copernicana.
Il contemporaneo sviluppo dell'astrologia si deve al poema Phenomena
composto poco dopo il 275 a.C. da Arato da Soli, che intende divulgare le
conoscenze astronomiche raggiunte da Eudosso con l'utilizzo di un cielo
fortemente mitologizzato. Già Eudosso, seguendo un'usanza scientifica già
in uso, utilizza nomi desunti dalla mitologia per designare le
costellazioni di cui parla: queste vengono immaginate come se le stelle
che la compongono siano unite idealmente da linee e, se non vengono
associate ad un animale o ad un oggetto (il carro, l'Orsa), prendono il
nome di una divinità, cioè di una figura atteggiata secondo uno schema
iconografico preesistente. Dunque l'iconografia di dei, eroi, animali
fantastici e non, elaborata in tempi precedenti indipendentemente
dall'osservazione della volta celeste, si sovrappone ai 'disegni' delle
costellazioni che a loro volta vengono condizionati dalla figura mitica
che vi si vuole far corrispondere. Questo processo di mitologizzazione del
cielo, adottato per comodità dagli scienziati, subisce un ulteriore
sviluppo con il poema Catasterismi scritto da Eratostene di Cirene,
bibliotecario di Alessandria nel III sec. a.C., nel quale tutte le
costellazioni ricevono un nome e un commento mitologico. E' quindi in atto
una separazione tra conoscenze astrologiche, divulgative, e contemporanee
ricerche scientifiche. La tendenza a disegnare il cielo secondo il punto
di vista dei personaggi mitologici porta ad una serie di imprecisioni
scientifiche che aumentano con il tempo. Su questa situazione si innesta,
a partire dal III secolo a.C. l'immissione nella cultura greca
dell'astrologia orientale, le cui conoscenze si fondono indissolubilmente
con quelle dell'astronomia scientifica. L'Astrologia, con il suo valore
predittivo e interpretativo è dunque divenuta una disciplina importante e
autonoma, che viene ufficialmente legittimata dall'autorità di Tolomeo,
l'autore della Sintassi. Egli scrive un'altra opera, incentrata sulle
influenze astrali, il Tetrabiblos nel quale compare un'immagine
semplificata del cielo e ormai indipendente dalla sua osservazione.
Tornando al I secolo a. C, alla sphera barbarica di Teucro ricostruita da
Boll, la situazione si complica: l'autore babilonese aumenta a dismisura
il catalogo stellare formulato da Eudosso, non sulla base di nuove
osservazioni astronomiche ma semplicemente mediante l'aggiunta di un
elenco di nomi di costellazioni babilonesi ed egizie. A volte si tratta
addirittura di nomi diversi per la stessa costellazione. Tra queste nuove
costellazioni hanno un ruolo importante le figure dei già citati decani,
trentasei personificazioni 'signori' di dieci giorni di ogni mese. Con
l'aggiunta alla tradizione astronomica greca operata da Teucro di uno
svariato numero di divinità babilonesi ed egizie che si erano
completamente perdute nella tradizione ellenistica il processo di
mitologizzazione del cielo raggiunge le sue conseguenze estreme,
distaccandosi del tutto dall'osservazione effettiva della volta stellare.
Nell'VIII secolo d.C. l'astrologia araba si basa in gran parte sulle
traduzioni dei testi greci, mentre altrettante traduzioni si diffondono in
Persia e in India già dal I sec. d. C. In Europa occidentale l'astronomia
riacquista vigore attraverso la cultura araba, passando attraverso la
Spagna e la Sicilia. Un posto fondamentale occupa la corte di Federico II
con il suo astrologo Michele Scoto. Ovviamente le raffigurazioni dei
pianeti sono diversissime nelle cultura araba e indiana dalla loro antica
iconografia greca. A partire dal XIII secolo comincia in Occidente la
reintegrazione tra forma e contenuto classici, partendo innanzi tutto
dalla correzione della posizione delle stelle nelle figurazioni
astrologiche per arrivare al recupero nel XV secolo dell'iconografia
antica. La mitologizzazione del cielo, se da un lato ha creato una
dottrina sempre più disgiunta dall'osservazione astronomica, ha però
permesso la sopravvivenza attraverso il medioevo degli dei dell'Olimpo,
parzialmente avversati e condannati dal nascente cristianesimo. La nuova
religione nega infatti la potenza degli astri sul destino degli uomini, ma
le credenze astrologiche sulla potenza dei pianeti si sono ormai fuse non
solo con l'astronomia ma con tutte le scienze naturali (Seznec, 1981). Per
tutto il medioevo gli uomini di cultura, compreso Dante, pur limitandola,
non negano l'influenza delle stelle nella vita degli uomini, a partire
dalla loro conformazione fisica e dal loro carattere. A partire dal XII
secolo l'astrologo non è più avversato ma diviene una figura fondamentale
all'interno della corte, ruolo che si consolida durante il XV e XVI secolo.
Riferimenti bibliografici
Boll, Franz. Sternglaube und Sterndeutung. Berlin, 1926
Davy, Marie-Madeleine. "Macrocosme et Microcosme- Interpretation
chretienne de la pensée astrologique antique." Archeologia 15 (1967):
32-37
Zambelli, Paola. "Astrologia, magia e alchimia nel Rinascimento fiorentino
ed europeo." Firenze e la Toscana dei Medici nell'Europa del Cinquecento.
La corte il mare i mercanti. La rinascita della Scienza. Editoria e
società. Astrologia, magia e Alchimia. Catalogo mostra (Firenze, 1980).
Firenze: Edizioni Medicee, 1980: 313-326
Seznec, Jean. La sopravvivenza degli antichi dei. Torino:Bollati
Boringhieri, 1981
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