«NUMERI GRANDISSIMI» E «NUMERI PICCOLISSIMI»
 

Quando si tratta di problemi di dimensioni cosmiche, i numeri molto grandi sono proverbiali. A volte è anche necessario eseguire delle operazioni con questi numeri, per esempio delle moltiplicazioni, che, se dovessero essere effettuate applicando le normali regole del calcolo potrebbero anche metterci in imbarazzo.

    Per esempio, le stelle contenute mediamente in una galassia, si contano a centinaia di miliardi, un numero che, trascurando il pre-fattore, si scrive 1011; e anche le galassie esistenti si calcola siano centinaia di miliardi (1011). Per indicare quindi il numero complessivo di stelle presenti nell'Universo intero bisogna moltiplicare cento miliardi per cento miliardi che fa diecimila miliardi di miliardi, un numero di 23 cifre. Questo valore, scritto per esteso, difficilmente riuscirebbe a dare un'idea concreta del numero delle stelle presenti nel Cosmo, mentre, in notazione scientifica, lo stesso numero si ottiene facendo semplicemente la somma degli esponenti delle potenze di base 10 che esprimono il numero delle stelle e delle galassie di tutto l'Universo. Quindi basta scrivere: 

1011 ∙ 1011 = 1022

     Il numero delle stelle presenti nell'Universo, scritto usando le potenze del dieci, sembra un numero molto grande, ma è ancora poca cosa se paragonato ad altre grandezze fisiche che hanno bisogno di numeri ben più grandi per essere rappresentate. Per esempio, il numero degli atomi (principalmente d'idrogeno) che formano una stella grande come il Sole è di 1057, mentre 1080 è il numero di atomi di cui è costituito l'universo intero. Che senso avrebbe scrivere quest'ultimo numero facendo seguire all'1 ottanta zeri? E che senso avrebbe ripetere la parola "miliardo" per nove volte nel tentativo di dare un'idea concreta della grandezza del numero?

    In modo analogo si possono rappresentare i numeri più piccoli dell'unità. Prendiamo, per fare un esempio, il numero che esprime la massa in grammi di una molecola di acqua: questo numero è 2,989∙   10-23. Se ora dividiamo la massa dell'acqua contenuta in un cucchiaio da cucina, circa 18 grammi, per la massa di una singola molecola otteniamo:

 18 g : (2,989∙10-23) g = 18∙3,3456∙1022  = 6,022∙1023,

 che prende il nome di «Numero di Avogadro» e rappresenta il numero di particelle presenti in una «mole» di qualsiasi sostanza. Abbiamo scelto infatti, per fare l'esempio, un cucchiaio che contenesse proprio 18 g di acqua, ovvero - direbbe un chimico - 1 mole di H2O. (La mole di una sostanza è il numero di grammi pari al peso molecolare di quella sostanza; il peso molecolare dell’acqua è 18 quindi 18 grammi di acqua corrisponde ad una mole di acqua) 

    Quest'ultimo esempio ci permette di farci un'idea concreta delle dimensioni veramente esigue delle molecole. Se consideriamo che il numero delle molecole presenti in un cucchiaio d'acqua, cioè in un solo sorso di questo prezioso liquido, è di un ordine di grandezza superiore al numero delle stelle presenti in tutto l'universo (÷1022), non dovrebbe essere difficile rendersi conto di quanto sono piccoli i costituenti ultimi della materia.