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Nel 1936 Camus pubblicò il suo
primo scritto, Rivolta nelle Asturie (Révolte dans les Asturias),
edito da Edmond Charlot: con Charlot partecipò poi alla rivista «Rivages»,
insieme a Gabriel Audisio, Jean Grenier e altri. Raggiunse vasta rinomanza con una seconda opera narrativa, La peste (La peste, 1947). Attraverso la descrizione di una città assediata dall'epidemia, "La peste" propone una allegoria della guerra e dell'occupazione nazista e una più vasta della condizione umana. Siamo a Orano [Algeria]. Gli avvenimenti di cui si dà la cronaca immaginaria sono narrati in terza persona dal dottor Rieux, e si dicono avvenuti nel 194..., dall'aprile al dicembre. L'epidemia si estende irrefrenabile, i morti si moltiplicano giorno per giorno. La città è isolata dal resto del mondo. In questa condizione di assedio la vita, lentamente, riprende alla meglio. C'è chi cerca di distrarsi e di stordirsi, chi è immobilizzato dalla paura, chi approfitta della situazione per arricchirsi, chi cerca coraggiosamente di lottare. A poco a poco la morsa del morbo si allenta. L'epidemia cessa, la città torna libera, i suoi abitanti si abbandonano di nuovo al sonno dell'incoscienza. Ma Rieux invita a restare vigili, perché «il bacillo della peste non scompare mai». Parallela è la sua attività teatrale, con Il malinteso (Le malentendu, 1944), Caligola (Caligula) che aveva già scritto nel 1938 e che fu rappresentato nel 1945, Lo stato d'assedio (L'état de siège, 1948), I giusti (Les justes, 1950). Del 1951 è il saggio L'uomo in rivolta (L'homme révolté). E' il saggio che gli procura la rottura ufficiale con Sartre: essa esplode nel 1952 sulle pagine di «Les Temps modernes», ed è subito insanabile. A esso seguirono riduzioni teatrali da Faulkner, Lope de Vega, Dostoevskij, e i racconti La caduta (La chute, 1956), e L'esilio e il regno (L'exil et le royaume, 1957). Postumi furono pubblicati i Taccuini (Journal, 1962-1964), e il romanzo giovanile La morte felice (La mort heureuse, 1971). Albert Camus: ValutazioniAlla base dell'opera narrativa e saggistica di Camus è l'assurdo: l'uomo di Camus cerca una giustificazione all'esistenza e non la trova, diventando così estraneo a sé stesso. Come il protagonista del primo romanzo, "Lo straniero": Meursault uccide inesplicabilmente un uomo e si lascia condannare a morte senza tentare di giustificarsi. "Il mito di Sisifo", riflessione filosofica sul tema del suicidio, approfondisce il tema a livello teorico, suggerendo che sono possibili una morale e persino un eroismo dell'assurdo, a patto di viverne la condizione con lucidità e in piena coscienza. Sia ne "La peste" sia nell'"Uomo in rivolta", la ricerca di Camus culmina nella scoperta che, solo ribellandosi l'uomo può far emergere un senso in un mondo dominato dal non senso. Una delle costanti del suo mondo è il contrasto tra la luce (la luce dell'Algeria ecc.) e l'opacità del vivere contemporaneo: «Dove sta l'assurdità del mondo? E' questo splendore o il ricordo della sua assenza? Con tanto sole nella memoria, come ho potuto puntare sull'assurdo?». La riflessione esistenzialista di Camus, contemporanea e in parte vicina a quella sartreiana, è gradualmente approdata da una iniziale predilezione per i temi della solitudine e della morte a quelli della speranza e della solidarietà umana quali possibili soluzioni del dramma dell'assurdo. La sua opera è una espressione mitica della società contemporanea, colta nella sua inquietudine e nella sua tendenza alla disperazione. Espressione alla cui efficacia contribuisce la limpida perfezione stilistica della scrittura, la classica sobrietà dell'ispirazione romanzesca. Camus criticava il totalitarismo comunista, mentre Sartre e Francis Jeanson vedevano nel comunismo la sola forza veramente rivoluzionaria e Camus, né di destra né di sinistra, ma che restava, secondo loro, "in aria", finiva per essere compiacente con la destra. Per Camus il comunismo invece non rimediava alle sofferenze presenti, ma si limitava a proporre agli uomini una meta futura. E scriveva in privato: «La loro scusa è la terribilità di quest'epoca. C'è in loro qualcosa che aspira alla servitù». Ciò che gli intellettuali di quegli anni dovettero scegliere fu l'alternativa tra la libertà e l'essere servi del potere: Camus tenta di scegliere la libertà prometeica, contro il potere, attraverso Sisifo che «nega gli dèi e solleva i macigni». «Non ignoriamo che tutte le Chiese sono contro di noi» scrive ne "Il mito di Sisifo": esse aspirano all'eterno, mentre noi abbiamo a cuore la vita che è caduca e relativa. Proprio il senso di caducità e relatività può per Camus offrire una base. Il nichilismo è la grande sfida, il "niente è vero tutto è permesso" professato da Ivan Karamazov di Dostoevskij. Le grandi parole su cui l'Occidente si è fondato sono venute meno. E c'è la realtà quotidiana: «La sveglia, il tram, le quattro ore di ufficio o di officina, la colazione, il tram, le quattro ore di lavoro, la cena, il sonno... questo cammino viene seguito senza difficoltà la maggior parte del tempo. Soltanto un giorno sorge il 'perché' e tutto comincia in una stanchezza colorata di stupore». E' un 'perché' senza risposta. Di fronte al «silenzio irragionevole del mondo», la tentazione del suicidio. La vita è una partita già decisa, ma abbandonarla significa perderla volontariamente. La dignità di un uomo consiste nel suo impegno «in una guerra in cui è già vinto». E' indispensabile sostenere il confronto con il silenzio irragionevole del mondo, come a Sisifo è indispensabile continuare a sospingere un masso che rotolerà poi sempre a valle, sennò gli dèi prevarrebbero in anticipo. Questo è l'assurdo: questo mantener fede a sé stessi pur di fronte al niente: «L'assurdo è la ragione lucida che accetta i propri limiti [...]. Sapersi mantenere su questa cresta vertiginosa, ecco l'onestà: il resto è sotterfugio». Per questo anche «l'assurdo non libera: vincola». Sisifo non ha ragioni assolute per il suo impegno, ma ne ha una relativa e decisiva: la sua scelta di mantener fede a sé stesso, senza appellarsi al cielo ma con «la sicurezza tutta umana di due mani piene di terra». Il Prometeo-Sisifo di Camus non è totalitario, non vuole cambiare il mondo, ma vuole cambiare la vita. |
Bibliografia
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Révolte dans les
Asturias (1936) |