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Epicuro
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Filosofo greco, nato a Samo nel 341 a. C. da genitori di nobile famiglia che da Atene si erano trasferiti nell’isola come coloni, conservando dunque la cittadinanza ateniese. Cominciò a interessarsi di filosofia in giovane età; intorno al 310 iniziò l’attività d’insegnamento, dapprima a Mitilene, quindi a Lampsaco. Nel 306 ritornò definitivamente ad Atene, stabilendo la sua scuola nel giardino della casa che aveva acquistato: per questa circostanza, alla filosofia epicurea s’accompagnò comunemente la denominazione di "giardino". Vi confluiva una piuttosto eterogenea comunità di amici e discepoli, ed erano ammessi anche gli schiavi e le donne. Epicuro scrisse moltissimo: in totale, secondo le fonti antiche, circa trecento libri. Ma questa ingente produzione è scomparsa pressoché interamente; nell’originale restano soltanto tre lettere: A Erodoto, sulla fisica; A Pitocle, a proposito dei mondi e dei corpi celesti; A Meneceo, intorno a problemi di morale e di religione. Inoltre è probabile che risalga all’autentico dettato epicureo una raccolta di quaranta massime d’intonazione etica, dette Massime capitali.
Il suo pensiero, che diede vita a una scuola (detta
epicureismo), riconosce come fine dell'uomo la felicità, identificata con il
piacere, ma non in senso materiale e sensuale, bensì in senso etico, come
conquista dell'equilibrio interiore, che il sapiente esercita con una vita
appartata inc ompagnia degli amici. |